Tutti “climatologhi” (*)
Durante la pandemia di Covid-19 presero la parola, in giro per il pianeta, migliaia di persone "illuminate" che avevano improvvisamente capito quello che nessuno dice e pochi conoscono. Vestirono il camice bianco dei "virologhi" (*) e pontificarono su una pletora di argomenti scientifici su cui non avevano il benché minimo rudimento.
Un arcipelago di gruppi e gruppuscoli animati da guru e guaritori si mosse in ordine sparso, ognuno con la propria cornice narrativa, e produsse un intruglio di farneticazioni complottarde e deliri New Age.
Il “balordone” generale che ne derivò attribuì la pandemia ad una serie di cause fantasiose: dalle scie chimiche al 5G, dal microchip di Bill Gates al magnetismo del braccio, dall'ossido di grafene ai Raeliani, fino alla mamma di Actarus.
Fu vaneggiata ogni sorta di corbelleria complottista, tranne quello che gli scienziati stavano effettivamente studiando: uno spillover con epicentro nel mercato di Wuhan, l’ipotesi tuttora prevalente; o, come ipotesi secondaria, una fuoriuscita accidentale da un laboratorio biologico di massima sicurezza della stessa città cinese.
Cinque anni dopo, lo schema si ripete quasi intatto. La stessa ostinata opposizione alla scienza che i gruppi contigui al terrapiattismo misero in campo contro il Covid-19 si ripropone oggi con il riscaldamento globale, ma con uno spettro molto più ampio e argomenti molto più raffinati, anche se confutati dalla scienza climatica da decenni.
Al vertice della piramide del negazionismo climatico ci sono “i sofisticati” (con approccio pseudoscientifico) che non negano più gli effetti del cambiamento climatico, ormai davanti agli occhi di tutti, ma li attribuiscono immancabilmente a cause non antropiche.
Per loro il riscaldamento globale è attribuito all’attività del Sole. Chi si offre volontario per spiegare loro che l’irradianza solare è stabile da quarant’anni mentre le temperature planetarie continuano a salire?
Detto questo, i sofisticati rispondono: “Il riscaldamento globale è causato dai cicli orbitali di Milanković”. Peccato che questa gente non sappia che i cicli orbitali agiscono su decine di migliaia di anni e non possono causare la rapida crescita delle temperature globali degli ultimi centocinquanta anni.
Mai domi, i sofisticati rilanciano: “Allora la colpa di questo caldo è dei vulcani”. Ma signori, i vulcani emettono circa l’1% della CO2 prodotta dalle attività umane!
Confutati anche qui, i sofisticati passano semplicemente all’argomento successivo, in un loop infinito.
A questo punto, dal centro della piramide prendono la parola gli scettici del clima. Educatamente fanno osservare che “i cambiamenti climatici ci sono sempre stati”.
È un argomento con basi storiche. Negli ultimi duemila anni si sono verificate quattro fluttuazioni delle temperature.
Ma agli scettici sfugge un particolare decisivo. Queste oscillazioni furono regionali e sfasate nel tempo e soprattutto avvennero ad una velocità incomparabile con quella attuale. Le temperature aumentarono di frazioni di grado nell’arco di secoli.
Oggi, invece, il riscaldamento climatico colpisce tutto il pianeta ad una velocità di due decimi di grado ogni dieci anni.
Interviene, ora, la rumorosa manovalanza dei livelli inferiori della piramide, i negazionisti da bar.
Qui vi sono i “climatologhi” (*) che ripropongono lo stesso repertorio di cinque anni fa: dalla geoingegneria alle scie chimiche, dal Grande Reset all’eco-business, da Greta come burattino alla “dittatura verde dei comunisti”, dalle nevicate invernali come risposta agli “isterici del clima” fino all’argomento definitivo: «D’estate ha sempre fatto caldo, me l’ha detto mio “cuggino”».
Resta una categoria a parte, che non discute il clima, ma chi se ne occupa. I "climatologhi-teologi", quelli che bollano chiunque ascolti la scienza come adepto di una nuova religione (la “religione climatica”, “l’eco-teologia”, il “millenarismo verde”).
Questi teologi moralisti, si collocano fuori dalla storia, fuori dalla scienza, che richiede dati e verifica oggettiva, e finanche fuori dal mandato biblico di custodia del Creato (Genesi 2,15).
Tutti questi “climatologhi” attribuiscono il cambiamento climatico ad ogni causa possibile, da quelle smentite dalla scienza alle più strampalate o deliranti, tranne l’unica misurata e verificata, ossia la CO2 che bruciamo con le attività umane.
Le motivazioni che spingono i “climatologhi” a persistere nei loro errori contano poco. Quello che conta è che i negazionisti da bar votano, e con il loro voto mandano in Parlamento i loro rappresentanti che, seduti sugli scanni della politica, bloccano ogni provvedimento nella direzione della neutralità climatica opponendo la negazione soft, il benaltrismo e il ritardismo.
E intanto, anno dopo anno, sfuma la soglia che l’Accordo di Parigi indicava come traguardo. Egregi “climatologhi”, benvenuti nell’era della distopia climatica.
Nota
* Gli errori relativi alle parole “virologhi” e “climatologhi”, presenti nel testo, sono inseriti intenzionalmente dall’autore.