Prima gli italiani? No, prima l’italiano!
Ogni volta che leggo lo slogan “Prima gli italiani” in un post sui social, per curiosità mi fermo a leggere i commenti, certo di trovarvi vere “perle” di grammatica italiana.
Immancabilmente, mi imbatto in verbi fucilati sul posto: “Ce l’anno con noi”; congiuntivi sterminati: “Mi auguro che non si eccede”; apostrofi deportati dove non dovrebbero stare: “Qual’è il problema” e falcidiati dove sarebbero dovuti stare “L Italia e d accordo”; punteggiatura disseminata a caso come mine antiuomo: “È la fine,,, Prima ho poi ciudete I confini. rauss remigrazione oh …. morte !”
Queste persone si ergono a paladini dell’identità nazionale e assassinano la lingua italiana nello stesso post o commento.
Prima gli italiani, dicono loro, con orgoglio italico.
E l’italiano? L’italiano quando?
Siamo di fronte ad un grande paradosso. Chi urla di voler difendere l’identità nazionale calpesta il suo fondamento più profondo, la lingua.
I dati riportati dall’indagine OCSE-PIAAC 2023 sono impietosi. Solo il 5% degli adulti italiani capisce davvero un testo complesso. Il 60%, la grande pancia del Paese, se la cava con i testi semplici e si ferma lì. E il 35% è analfabeta funzionale: sa leggere le parole, ma non capisce un testo appena articolato, un grafico o una mappa su un giornale.
È emblematico il recente caso di Ceuta. Si invocava la difesa dei confini italiani da un’invasione in corso in Africa, su un lembo di Spagna incastonato nella costa del Marocco, a più di mille chilometri da casa nostra. Bastava aprire un atlante delle medie.
Prima di parlare di una fantomatica invasione di immigranti, che tra l’altro non esiste (gli immigrati presenti in Italia sono solo il 9,2% della popolazione complessiva), si dovrebbe affrontare la grave emergenza sociale e politica dell’analfabetismo funzionale che affligge il popolo italiano.
Più di un italiano su tre legge, si informa e vota utilizzando una capacità di comprensione solo elementare. Il più autorevole linguista italiano del Novecento, Tullio De Mauro, lo denunciava già vent'anni fa. Una democrazia di cittadini che non capiscono ciò che leggono è una democrazia senza strumenti di controllo sui propri gruppi dirigenti.
La grammatica è alla base del pensiero. Saper scrivere correttamente in italiano e saper leggere e comprendere un testo scritto sono le competenze di base della cittadinanza, fondamentali per capire il mondo complesso in cui si vive.
Gli analfabeti funzionali e di ritorno sono incapaci di comprendere eventi complessi e sono una risorsa alla mercé dei politici e dei poteri economici che controllano la politica.
Non c’è da stupirsi che in Italia sia salita al governo l’estrema destra populista, che ha fatto leva sull’insoddisfazione, il risentimento, la rabbia e la frustrazione degli italiani con un basso grado d’istruzione, la cui narrazione razzista avrebbe avuto vita dura e non avrebbe mai prosperato in presenza di una cittadinanza istruita e consapevole del mondo in cui vive.
Allora, prima l’italiano. Prima la cultura, prima i libri, prima la scuola!
Una nazione non si difende alzando muri contro fenomeni che non si comprendono, come quello migratorio. L’Italia si difende con la cultura e con l’istruzione.