Home»Articoli»Lo sguardo delirante dell’odio

Matteo Della Torre

Di fronte all’immagine (vedi link ) raccapricciante del migrante morto in mare aperto (foto a destra), il cui cadavere non viene ancora recuperato dopo più di quindici giorni e ben 4 segnalazioni alle autorità competenti del team aereo di Sea Watch, la mia mente ha evocato e collegato, per lo stretto legame morale, un’altra immagine: la celebre foto che ritrae “gli occhi dell’odio” del Ministro della Propaganda del Terzo Reich e ideologo del nazismo Joseph Goebbels. L’autore è Alfred Eisenstaedt, considerato “il padre del fotogiornalismo”. 

La foto fu pubblicata sul settimanale illustrato LIFE, unitamente ad un’altra fotografia, in cui il Ministro nazista è ritratto sorridente mentre, seduto nel giardino di un hotel, conversa con degli uomini “ariani” (foto in alto). 

Quando le guardie del corpo di Goebbels chiesero al fotoreporter di LIFE di dichiarare la sua identità, Eisenstaedt fu rapido nel cogliere l’attimo nel quale Goebbels collegò il cognome del fotografo alla sua origine ebraica, producendo un ghigno e uno sguardo delirante, carico di odio verso quello che lui giudicava un ripugnate ebreo da liquidare. La foto è un capolavoro di sintesi, un’istantanea che compendia magistralmente l’anima nera e la disumanità del nazismo. 

Oggi, quello stesso sguardo alberga nel profondo di moltissimi italiani, celato sotto la spessa coltre dell’ipocrisia, di chi nega ad oltranza il lato oscuro del proprio essere, finanche a se stesso. 

Lo sguardo delirante di Goebbels arde come brace sotto la cenere nei tanti italiani che si dichiarano “non razzisti, ma…”; “non fascisti, ma quando c’era lui”; non buonisti; solidali, ma “prima gli italiani”; fino a raggiungere le vette elevate della più spregevole ipocrisia in quanti dicono di voler aiutare gli immigrati a casa loro, ben sapendo che non intendono farlo. Ora, il ghigno di Goebbels vira in un sogghigno. 

In una celebre frase Goebbels scriveva: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. La gigantesca bugia, data a bere agli italiani un milione di volte, è che “noi non siamo razzisti”, “noi non siamo fascisti”. Una menzogna così tanto ripetuta in TV e sui social, che molti italiani hanno finito per crederci. Quello sguardo carico d’odio è stato dissimulato, perché non politicamente corretto, né vendibile alle elezioni.

La foto del migrante morto nel Mediterraneo, senza soccorso e senza sepoltura, è frutto dell’odio camuffato degli italiani (e non solo, anche dei cittadini dei paesi UE).

Nel libro dell’Apocalisse si legge che Dio vomita i tiepidi e gli ipocriti, in una parola i mediocri, quelli che di fronte alle sofferenze umane non si schierano, non prendono parte, decidono quindi di non scegliere né per il bene, né per il male: galleggiano nel limbo dell’indifferenza. “Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca”. (Apocalisse 3:15)

Interpretando liberamente la citazione biblica: se proprio ti risulta ostico o addirittura impossibile amare il prossimo. l’immigrato, il povero, almeno abbi il coraggio di esternare il tuo odio per il diverso senza ipocrisia e infingimenti. Tutto il resto è la vomitevole ipocrisia dei tiepidi.

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