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Photo credit: Anna Samoylova (Unsplash)

Mariella Dipaola

Nel 1924 un ciclo di otto conferenze di Rudolf Steiner, organizzate presso la tenuta di Koberwitz in Slesia, rappresentò la nascita dell’agricoltura biodinamica. Qualche anno prima alcuni agricoltori chiesero a Steiner quale fosse il motivo del deterioramento della qualità delle sementi e cosa si potesse fare per arginare questa degenerazione. Steiner, nel corso delle conferenze, espose a circa 60 agricoltori e orticoltori il suo pensiero: le ragioni della crisi andavano cercate non nelle sementi ma nell’humus e nell’ambiente di vita delle piante. Alla fine del ciclo di incontri seguì la sperimentazione in campo, allo scopo di provare nella pratica quanto espresso da Steiner. Da lì partì l’esperienza dell’agricoltura biodinamica, oggi nota in tutto il mondo e considerata il miglior metodo di coltura, secondo criteri di qualità di produzione ed ecosostenibilità. (1)

Il metodo produttivo dell’azienda agricola biodinamica per Steiner doveva essere necessariamente chiuso, nel senso che l’azienda doveva provvedere al suo fabbisogno in termini di concime organico e rimedi fitoterapici naturali entro i confini dell’azienda stessa. Era un invito chiarissimo all’autosufficienza aziendale e a al ciclo chiuso dei fattori produttivi.

In maniera non dissimile, nel 1919 Emile Molt, direttore della fabbrica di sigarette Waldorf-Astoria di Stoccarda, chiese a Steiner di progettare una scuola autonoma, nella quale educare 256 bambini. Si trattava, in maggioranza, dei figli degli operai della fabbrica. Nacque, allora, la prima scuola Waldorf nel mondo, che venne inaugurata, dopo un corso intensivo di pedagogia, il 7 settembre 1919. Questa scuola fu l’espressione più alta di un impegno socio-politico ispirato dalla volontà di edificare una società fondata sui principi della democrazia, solidarietà e spiritualità. Una società ideale, intesa come alternativa al capitalismo e al socialismo

Steiner si occupò di svariati campi della conoscenza proponendo la sua particolare visione antroposofica (2). Nello specifico, oltre agli ambiti già citati, si dedicò alla medicina, all’esoterismo, all’architettura, alla pittura, all’antropologia, alla musicologia, alla filosofia e all’economia, per citarne alcuni.

Quando si parla di Steiner può accadere che le reazioni siano di fervido entusiasmo o di critica accesa. La sua idea di educazione gravita attorno alla sua prospettiva antroposofica. 

Al di là delle premesse antroposofiche della proposta pedagogica steineriana, che non rientrano nei nostri interessi, molte prassi educative Waldorf restano senza dubbio degne di attenzione e applicazione. 

Oltretutto, a partire dal 1970, la pedagogia steineriana, è entrata formalmente a far parte della Lega Internazionale delle Scuole Nuove, a motivo della sua aderenza pratica ai principi essenziali che accomunano quel vasto arcipelago di pedagogisti che hanno dato nuovo impulso all’educazione e alla scuola. (3)

Secondo un’indagine del 2015, nel mondo ci sono 1063 scuole a indirizzo steineriano, di cui 31 in Italia

Nel territorio italiano la prima scuola Waldorf sorse a Milano negli anni ’40. Tuttavia, inizialmente la pedagogia di Steiner fu coperta da una coltre di silenzio per lungo tempo. Solo negli anni ’70 sorsero altre due scuole, a Roma e Mestre. Poi, a partire dagli anni ’90 ci fu il fiorire delle scuole Waldorf in Italia, tuttora in corso.

Nel mondo dell’homeschooling accade spesso che la pedagogia steineriana diventi un punto di riferimento che orienta le modalità di apprendimento e ispira l’idea di bambino sottesa. 

Il bambino nella pedagogia Waldorf

Nel bambino vive già l’uomo di domani. Così il poeta inglese William Wordsworth, considerava la natura del bambino: un essere che è potenzialmente già un uomo. In maniera non dissimile, ma spingendosi oltre, secondo gli steineriani, il bambino, e più in generale l’uomo, racchiude tutte le qualità del mondo del quale è archetipo. L’io contiene in sé tutte le potenzialità dell’universo. Il fine dell’educazione è quello di rimuovere tutto quello che impedisce al bambino di manifestare le qualità inespresse racchiuse nel suo essere in divenire. Lo scopo ultimo è quello di contribuire a rendere tangibile un futuro di progresso culturale. Si tratta di un’educazione fondata sulla libertà e sul rispetto del bambino, sulla volontà di renderlo gradualmente autonomo e responsabile

Quello che più conta è vederlo uscire dalla scuola dopo aver acquisito una solida capacità di apprendere l’arte di apprendere. 

Visione globale

L’educazione secondo Steiner è una sintesi di arte, scienza e religione. Testa, cuore e mano hanno stessa dignità. L’educazione deve sostenere lo sviluppo contemporaneo di capacità cognitive, etiche e manuali, cercando di garantirne un costante equilibrio dinamico. È lo stesso Steiner a indicarci il senso della sua pedagogia, che deve idealmente “estrarre dal bambino stesso le misure che si devono prendere  nell’educazione e nell’insegnamento, in modo che tutto l’essere umano giunga a completo sviluppo secondo corpo, anima e spirito”. (4) 

Allo stesso modo, il Mahatma Gandhi proponeva agli educatori di centrare la pedagogia sulle “tre h”: head, heart, hand. Secondo Gandhi l’abilità del pensiero e della parola è legata alla destrezza delle dita. Prima occorrerà, allora, distinguere il grano dalla pula e poi i segni dell’alfabeto. 

Chi entra in una scuola steineriana può osservare bambini che alternano segmenti di tempo dedicati ad attività intellettive, solitamente nella prima parte della giornata, a momenti durante i quali dipingono, modellano cera e argilla, cucinano e lavorano a maglia, senza distinzioni di genere. 

Nelle scuole Waldorf il monopolio della dimensione cognitiva dell’apprendere non esiste, poiché la conoscenza è considerata una realtà unitaria. Si educa il bambino ad apprendere dalla pratica toccando con le proprie mani la conoscenza, poiché nell’agilità delle dita risiede l’acutezza del pensiero e della parola; si orienta il bambino a coltivare l’arte e lo spirito. 

L’arte, in particolare, non è una materia in sé, ma un sostrato dal quale si dipanano tutte le materie da insegnare. Ogni disciplina viene presentata in chiave artistica e iconica. Solo successivamente si dà ad ogni disciplina una connotazione scientifica, nel pieno rispetto delle fasi di sviluppo del bambino.

Il senso di unità che regna in queste scuole si esprime anche attraverso il particolare approccio allo studio delle discipline. Per evitare la frammentazione che può derivare dallo studio alternato delle varie materie di insegnamento si procede per “epoche”. La storia, la geografia, la matematica, ecc., vengono presentate in maniera fluida, senza interruzione, nella prima parte di ogni giornata scolastica, per un lasso di tempo di circa un mese. Così si ha l’epoca di storia, di matematica o di geometria. In questo modo, si procede senza disperdere l’attenzione dell’alunno.

Le scuole Waldorf, pur essendo aconfessionali, stimolano il senso religioso dell’essere umano. Quello che interessava al fondatore, e al quale le scuole Waldorf sono rimaste saldamente ancorate, era nutrire la libera tendenza dell’uomo a coltivare lo spirito. (5)

Natura, lentezza e ritmi

Nella visione antropologica di Steiner non c’è dualismo tra uomo e natura. L’essere umano è la sintesi di tutte le capacità che il mondo possiede in maniera frammentaria. Questo rende l’uomo unito alla natura e gli dà un grande senso di responsabilità, che va destato in lui sin da quando è piccolo. 

Il bambino che cresce ha bisogno di persone adulte che rappresentino per lui modelli di moralità da imitare. A scuola l’esempio verrà dall’insegnante, uno solo, che seguirà una classe di alunni per otto anni.

Il bambino nelle scuole Waldorf viene educato a rapportarsi al mondo naturale in modo etico, suscitando in lui un senso di moralità nei confronti della natura. Anche a motivo di questo legame, i momenti di apprendimento sono scanditi attraverso il ritmo e i tempi lenti, così come accade in natura. Ecco perché in queste scuole si dà grande valore ad attività quali semina del grano, mietitura, macinazione, panificazione, raccolta di frutti spontanei nei boschi, silvicoltura, agricoltura biologica e qualunque altro lavoro susciti un sentimento di unione e armonia con la natura. All’inizio del percorso scolastico gli insegnanti pianificano le attività cercando di rinvigorire l’amore spontaneo dei bambini per la natura, mirando gradatamente ad accostare emotività e conoscenza scientifica.

Niente libri, né voti, né burocrazia

Nelle scuole volute da Steiner non ci sono libri. È il bambino che apprende che costruisce il suo sapere e lo traccia in un libro-quaderno auto-costruito, come fosse un book in progress in versione analogica.  

Per i suoi quaderni, piccole opere artistiche, e per il suo modo di apprendere il bambino non riceve voti, poiché, nella visione di Steiner, la conoscenza acquisita col ricatto del voto ostacola il processo di conseguimento di qualità essenziali quali indipendenza e senso di responsabilità. Alla fine dell’anno scolastico il bambino riceve dal suo insegnante un attestato personale contenente osservazioni sul suo percorso di crescita globale in quel lasso temporale. 

Infine, nelle scuole Waldorf l’apparato burocratico è bandito. Non ci sono presidi, né altre figure istituzionali. Ogni decisione viene presa settimanalmente dal Collegio Docenti, che progetta e pianifica le attività didattiche.

In questo ambiente, senza verticismi e senza necessità di competere col prossimo, una persona cresce, individualmente e socialmente, in maniera sana. Impara a vivere con se stesso e con gli altri in modo armonico e getta nel mondo il seme di un futuro dove il rispetto reciproco, la multiculturalità e la pace possano fiorire.

Note:

(1) Koepf, Schaumann, Haccius, Agricoltura biodinamica, ed. Antropologica, 2001, Milano, p. 17.

(2) Attraverso l’antroposofia Steiner fa riferimento alla presenza di una realtà invisibile alla quale l’uomo accede per mezzo di un percorso di vita spirituale.

Rudolf Steiner, Die Geheimwissenschaft im Umriss (La Scienza Occulta nelle sue linee generali), 1910. Francoforte sul Meno, 1985, p. 41.  

(3) Ecco, a seguire, i 30 punti del BIEN  (Bureau International des Ecoles Nouvelles, l’Ufficio internazionale della Lega delle Scuole Nuove)

1. La Scuola nuova è un laboratorio di pedagogia. Cerca di esercitare il compito di un esploratore o di un pioniere rispetto alle scuole di stato, tenendosi al corrente della psicologia moderna nei mezzi che usa, e dei bisogni della vita spirituale e materiale negli scopi che pone alla sua attività.

2. La Scuola nuova è un internato perché soltanto l’influenza totale dell’ambiente nel quale il bambino si muove e cresce permette di realizzare un educazione pienamente efficace. Ciò non significa affatto che essa faccia del sistema del collegio un ideale che debba divenire generale: tutt’altro. L’influenza naturale della famiglia, se è sana, è in ogni caso preferibile a quella del migliore internato.

3. La Scuola nuova è situata in campagna, dato che questa costituisce l’ambiente naturale del bambino. L’influenza della natura, la possibilità che essa offre di dedicarsi alle esperienze dei primitivi, i lavori nei campi che permette di fare, la rendono migliore collaboratrice della cultura fisica e dell’educazione morale. Ma per la cultura intellettuale e artistica – musei, conferenze ecc. – è auspicabile che si trovi nelle vicinanze di una città.

4. La Scuola nuova raggruppa i suoi allievi in case separate, in gruppi dai dieci ai quindici allievi, che vivono sotto la direzione materiale e morale di un educatore, coadiuvato da sua moglie o da una collaboratrice. Non bisogna che i ragazzi siano privati di una influenza femminile adulta, né dell’atmosfera famigliare che i collegi-caserme non potrebbero offrire loro. D’altra parte un adulto non può ottenere l’intimità di un bambino ed esercitare su di lui un’influenza morale continua altro che se non deve occuparsi di troppi bambini insieme.

5. La coeducazione dei due sessi, praticata nei collegi e fino alla fine degli studi, ha dato in tutti i casi in cui ha potuto essere applicata in condizioni materiali e spirituali favorevoli, risultati morali e intellettuali incomparabili, tanto che per i maschi che per le femmine. Le anomalie d’ordine psico-sessuale, cosi disastrose per l’evoluzione morale degli adolescenti, sono quasi escluse dalle buone scuole coeducative.

6. La Scuola nuova organizza lavori manuali per tutti gli allievi per un’ora e mezzo almeno al giorno, di solito dalle 2 alle 4, lavori obbligatori che hanno un fine educativo e uno scopo d’utilità individuale o collettiva anziché professionale.

7. Fra i lavori manuali l’ebanista occupa il primo posto perché sviluppa l’abilità e la precisione manuale, il senso dell’osservazione esatta, la sincerità e il dominio di sé. L’agricoltura e l’allevamento di piccoli animali rientrano nella categoria delle attività ancestrali che ogni bambino ama e dovrebbe avere l’occasione di esercitare. La conoscenza diretta della natura vivente serve come preliminare alla conoscenza della natura umana, tanto organica che spirituale.

8. Accanto ai lavori imposti, vi sono i lavori liberi che sviluppano i gusti del bambino, risvegliando il suo spirito inventivo e la sua ingegnosità. Vi è l’obbligo di scegliere, ma liberta nella scelta sotto il controllo dell’educatore.

9. La cultura del corpo è assicurata dalla ginnastica naturale fatta all’aria libera nudi o almeno a torso nudo, oltre che dai giochi o dagli sport. Tutti i medici e tutti gli igienisti sono d’accordo nel celebrare l’utilità della nudità, ma solo dal punto di vista fisico – bagni d’aria e bagni di sole – ma anche dal punto di vista morale, grazie all’eliminazione delle curiosità malsane.

10. I viaggi, a piedi o in bicicletta, con campeggi sotto la tenda e pasti preparati dai bambini stessi, hanno una parte importante nella Scuola nuova. I viaggi, occasioni per rinforzarsi fisicamente, per sviluppare la solidarietà e la cooperazione scambievole, sono preparati in anticipo e servono di sussidio allo studio.

11. In materia d’educazione intellettuale, la Scuola nuova cerca di aprire lo spirito con una cultura generale del raziocinio più che con il far immagazzinare conoscenze imparate a memoria. Lo spirito critico nasce dall’applicazione del metodo scientifico: osservazione, ipotesi, verifica, legge. Un nucleo di materie obbligatorie realizza l’educazione integrale non come un’istruzione enciclopedica, ma come possibilità di sviluppo, grazie all’influenza dell’ambiente e dei libri, di tutte le facoltà intellettuali connaturate al bambino.

12. La cultura generale va unita a una specializzazione da principio spontanea: cultura dei gusti preponderanti in ogni bambino, poi viene resa sistematica e serve a sviluppare gli interessi e le facoltà dell’adolescente in un senso professionale.

13. L’insegnamento è basato sui fatti e sulle esperienze. L’acquisto delle conoscenze risulta da osservazioni personali (visite a fabbriche, a musei, a istituzioni sociali, lavori manuali, ecc.) o, in mancanza di queste, da osservazioni altrui raccolte nei libri. La teoria segue in ogni caso la pratica; non la precede mai.

14. L’insegnamento è dunque basato anche sull’attività personale del bambino. Questo presuppone l’associazione più stretta possibile allo studio intellettuale del disegno e dei lavori manuali più diversi.

15. L’insegnamento è basato del resto sugli interessi spontanei del bambino; dai 4 ai 6 anni: età degli interessi dispersi o età del giuoco; dai 7 ai 9: età degli interessi rivolti agli oggetti concreti immediati; dai 10 ai 12: età degli interessi specializzati concreti, ovvero età delle monografie; dai 13 ai 15: età degli interessi astratti empirici; dai 16 ai 18: età degli interessi astratti complessi: psicologici, sociali, filosofici. Le attualità della scuola o del mondo esterno provocano fra i più grandi come fra i più piccoli lezioni occasionali, e discussioni che hanno una gran parte della scuola nuova.

16. Il lavoro individuale dell’allievo consiste in una ricerca (nei fatti, nei libri, nei giornali, ecc.) e in una classificazione (in un quadro logico adatto alla sua età) di documenti di ogni specie, oltre che in lavori personali e nella preparazione di conferenze da tenere in classe.

17. Il lavoro collettivo consiste in uno scambio di documenti particolari e in una classificazione o elaborazione logica in comune di documenti particolari. I risultati vengono affidati ad un grande quaderno o a uno schedario, riccamente illustrato, che è oggetto d’orgoglio per l’allievo e che sostituisce per lui tutti i manuali scolastici.

18. Nella Scuola nuova, l’insegnamento propriamente detto è limitato alla mattina in generale dalle 8 a mezzogiorno. – Nel pomeriggio, per una o due ore, secondo l’età, dalle 16.30 alle 18 circa, ha luogo lo «studio» personale. I bambini al di sotto dei 10 anni non hanno compiti da eseguire da soli. Il tirocinio sistematico del lavoro autonomo è uno degli scopi principali a cui si tende.

19. Si studiano poche materie per giorno, uno o due soltanto. La varietà deriva non dai soggetti trattati, ma dal modo di trattarli, dato che via via si usano modi diversi  d’attività.

20. Si studiano poche materie il mese o il trimestre. Un sistema di corsi, analogo a quello che regola il lavoro all’università, permette a ogni allievo di avere un orario individuale.

21. L’educazione morale come quella intellettuale deve essere esercitata non dal di fuori al di dentro, grazie ad un’autorità imposta, ma dal di dentro al di fuori, grazie all’esperienza e alla pratica graduale del senso critico e della libertà. Basandosi su questo principio alcune Scuole nuove hanno applicato il sistema della repubblica scolastica. L’assemblea generale, costituita dal direttore, dai professori, dagli allievi e talvolta anche dal personale, costituisce la direzione effettiva della scuola. Il codice delle leggi è formulata da essa. Le leggi sono i mezzi che tendono a regolare il lavoro della comunità in vista dei fini che essa persegue. Questo sistema, altamente educativo quando è realizzabile, presuppone una influenza morale preponderante del direttore sui capi naturali della piccola repubblica.

22. In mancanza del sistema democratico integrale, la maggior parte delle Scuole nuove sono costituite come monarchie costituzionali: gli allievi procedono alle elezioni dei capi, o prefetti, che hanno una responsabilità sociale ben definita. Nelle loro attività quotidiane i bambini preferiscono essere diretti da questi capi piuttosto che dagli adulti. E per i capi le responsabilità che assumono sono un’alta scuola di civismo.

23. Le cariche sociali di ogni specie permettono di realizzare un’effettiva cooperazione. Queste cariche per l’utilità della comunità sono affidate a tutti i piccoli cittadini a turno.

24. Le ricompense o sanzioni positive consistono in occasioni offerte agli spiriti creatori di accrescere la loro facoltà di creazione. Esse si applicano ai lavori liberi e sviluppano cosi lo spirito di iniziativa. Esposizioni periodiche dei lavori liberi hanno luogo regolarmente oltre che concorsi manuali, scientifici o letterari.

25. Le punizioni o sanzioni negative sono in diretto rapporto con la colpa commessa. Cioè esse mirano a mettere il bambino in grado con mezzi adatti di raggiungere meglio nell’avvenire il fine ritenuto buono che egli ha mal raggiunto o che non ha raggiunto. Si distinguono le penalità codificate, che si applicano alle piccole mancanze e che vengono decise dagli allievi stessi, dai trattamenti d’ordine morale, che si applicano a colpe più gravi che l’adulto tratta come casi psico-patologici con un’azione diretta a quattrocchi con il colpevole.

26. L’emulazione ha luogo soprattutto per mezzo del confronto fatto dal bambino fra il suo lavoro presente e il suo lavoro passato e non esclusivamente con il confronto del suo lavoro con quelli dei suoi camerati.

27. La Scuola nuova deve essere un ambiente di bellezza, come ha scritto Ellen Key. L’ordine ne è la prima condizione, il punto di partenza. L’arte industriale, che si pratica e da cui si è circondati, conduce all’arte pura, che è capace di risvegliare nelle nature artistiche i sentimenti più nobili.

28. La musica collettiva, canto e orchestra, esercita l’influenza più profonda e più purificatrice in quelli che l’amano e la praticano. Le emozioni che genera e che contribuiscono a stringere i legami della solidarietà non dovrebbero venire a mancare a nessun bambino.

29. L’educazione della coscienza morale consiste principalmente per i bambini in racconti che provocano in loro reazioni spontanee, veri e propri giudizi di valore che, ripetendosi e accentuandosi, finiscono per legarli nei riquadri propri e altrui. E’ questo il fine della «lettura della sera» della maggior parte delle Scuole nuove.

30. L’educazione della ragione pratica consiste principalmente negli adolescenti in riflessioni e in studi che vertono sulle leggi naturali del progresso spirituale, individuale e sociale. La maggior parte delle scuole nuove mantengono un atteggiamento religioso non confessionale o interconfessionale, unito alla tolleranza verso i diversi ideali, purchè incarnino uno sforzo in vista dello sviluppo spirituale dell’uomo. (http://www.dubladidattica.it/bien.html)

(4) Rudolf Steiner, “Vita spirituale del presente ed educazione”, XIII Conferenza – Ilkley 17.8.1923 O.O. 307.

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