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Osare sogni proibiti

Matteo Della Torre

Permettetemi di condividere con voi un mio sogno ricorrente, di quelli che si fanno ad occhi aperti, nel quale ho la fortuna di abitare in un Comune italiano ecosostenibile, che non si fa mancare nulla. Una città che è andata al di là delle convinzioni, delle consuetudini consolidate e ha operato il salto dal passato al futuro, ben ancorata ad un’idea precisa: il bene comune si costruisce nel presente cambiando lo stile di vita individuale dei cittadini, insieme ai modelli sociali e adottando uno stile amministrativo inclusivo che favorisca la partecipazione e le decisioni condivise.

Nel corso della crisi economica e finanziaria che sta conducendo l’economia locale sull’orlo del collasso e sotto la minaccia rappresentata dal rischio concreto di vivere nel futuro in un pianeta-serra, è scoppiata in città la febbre dell’ecologia, che ha generato in breve tempo un’incredibile trasformazione sociale e urbana.

Nate in origine sotto la spinta e l’entusiasmo di un gruppo di giovani appassionati, col tempo, le idee dei fautori dell’economia sostenibile hanno convinto la classe dirigente a perseguire obiettivi qualitativi e hanno conquistato la massa critica dei cittadini con la forza dell’evidenza. Il pessimismo e il disfattismo, ampiamente diffusi tra gli italiani, sono stati giudicati come veleni sociali e ad essi è stato applicato un antidoto: rimboccarsi le maniche. E così è stato: tutti insieme hanno immaginato l’utopia possibile, la città futura, e l’hanno realizzata. E il meglio deve ancora venire.

Oggi, l’ecologia è diventata il motore dell’economia locale e ha prodotto occupazione e benessere. Negli anni, si è costatato che lo sviluppo ecocompatibile non limita lo sviluppo economico. Aver declinato in diversi modi,  globale e locale, sostenibilità ambientale e innovazione ha prodotto non solo la riduzione del consumo energetico e dell’impronta ecologica della città, ma anche vantaggi economici evidenti per l’intera popolazione.

Con un modello d’innovazione e di partecipazione sociale si è avviata una rivoluzione che ha portato ad un radicale cambio delle regole. Nonostante il depauperamento dei trasferimenti e gli strettissimi vincoli di bilancio imposti ai comuni dal Patto di stabilità, la città, con un deciso cambio di passo, in quindici anni, si è radicalmente trasformata per rispondere alle sfide poste dalla grave crisi dell’ecosfera. Con l’uso efficace di risorse limitate si è riusciti a creare un ecosistema locale complesso e resiliente, coniugando innovazione e sostenibilità.

La progettazione della città intelligente ha avuto come primo scopo l’efficienza energetica e la produzione di energia da fonti rinnovabili, secondo una serie di azioni previste dal Climate Plan per azzerare le emissioni di CO2 entro il 2025. Tutta l’energia necessaria ai bisogni della città è autoprodotta localmente. Il Comune e i gli Energy citizen producono energia rinnovabile da fotovoltaico, eolico e geotermico. Il 90% delle abitazioni private è fornito di impianti fotovoltaici e solari sui tetti. Gli edifici pubblici sono dotati anche di una pompa di calore e di un generatore con celle a combustibile. Il regolamento comunale prevede che le nuove costruzioni debbano essere case passive, a zero consumo di energia. L’intero impianto di illuminazione pubblica utilizza la tecnologia “Smart lighting”, con lampioni Led che integrano videosorveglianza, connettività Wi-Fi, infomobilità e promozione turistica.

Per ridurre l’onnipresenza delle automobili, la città ha adottato un nuovo modello di mobilità urbana con un’ampia rete di piste ciclabili. In 10 anni si sono operati forti investimenti in infrastrutture dedicate alle biciclette e in attività di promozione della mobilità sostenibile. Sono stati costruiti 60 km di piste ciclabili ed è stato incentivato l’uso della bicicletta. Oggi, gli spostamenti in bicicletta coprono il 35% del traffico complessivo. La congestione veicolare delle strade è un brutto ricordo, perché si è scommesso sulla mobilità dolce e sul trasporto pubblico ecologico ed efficiente.

In città, grazie al car sharing con automobili elettriche a guida autonoma, circola solo il 20% delle automobili che si muovevano in passato. Grazie a questo sistema, per recarsi al lavoro si condivide la vettura con altre persone. Successivamente, mentre si è al lavoro, si condivide il proprio mezzo di trasporto con con chi lo richiede, attraverso un’apposita app del servizio di car sharing. Le automobili, quindi, anziché rimanere ferme nel parcheggio sono utilizzate per provvedere agli spostamenti quotidiani di persone diverse nel corso della giornata e producono un reddito supplementare per i loro proprietari. Niente male. Inquinamento da traffico, rumori, congestione stradale e occupazione massiccia degli spazi pubblici sono un lontano ricordo.

I flussi di autoveicoli, motocicli, biciclette e pedoni in entrata e in uscita dalla città e dal centro storico sono monitorati in tempo reale da appositi sensori intelligenti applicati sui pali dell’illuminazione stradale. I dati sono trasmessi ad una centrale di controllo per l’elaborazione dei flussi in mobilità e interpretati allo scopo di stabilire la validità delle politiche d’incentivazione della mobilità dolce ed apportare eventualmente gli opportuni correttivi. I sensori diffusi per le strade restituiscono in tempo reale i dati sull’inquinamento dell’aria, che possono essere visualizzati sugli smartphone dei cittadini. I parcheggi sono forniti di un sensore nell’asfalto che rileva la presenza  dell’automobile parcheggiata e lo comunica alla centrale, facilitando, via smartphone, le operazioni di ricerca di un parcheggio e del pagamento della sosta. Il trasporto collettivo efficiente della città, effettuato con l’uso di autobus elettrici, si è ispirato al modello di trasporti pubblici della città brasiliana di Curitiba. Autobus elettrici collegano velocemente le periferie con il centro della città e rispondono alla domanda di spostamento del 46% della popolazione.

Un capitolo importante della rigenerazione urbana riguarda il verde pubblico. Per produrre bellezza è stata posta altissima attenzione alla cura del verde urbano. Con l’intervento di tecnici paesaggisti si è proceduto alla riqualificazione e rigenerazione urbana e ambientale del centro storico della città con la trasformazione degli edifici attraverso la bioedilizia e la creazione di nuovi spazi verdi. La quantità di verde urbano è di 64 m2 per abitante, ben oltre i 9 metri quadri pro capite suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. I parchi urbani sono collegati tra loro da viali alberati con piste ciclabili. Le acque meteoriche sono captate e utilizzate per irrigare i prati delle aree verdi della città.

L’apertura all’innovazione digitale da parte dell’amministrazione comunale e un’attenta programmazione della smart city in un solo anno hanno permesso di superare dieci anni di digital divide e hanno trasformato un ritardo in una grande opportunità. L’uso consapevole di tecnologia e innovazione ha generato un’intelligenza diffusa e ha apportato evidenti vantaggi economici, ecologici e sociali in termini di risparmio per le casse comunali e per le imprese, di posti di lavoro e di mancato inquinamento.

Moltissimi dati relativi alla vita dei cittadini sono accessibili su internet con pochi click dall’app comunale all in one. Un edificio abbandonato da decenni di mala amministrazione è stato trasformato in un moderno innovation hub a supporto delle imprese, delle persone con idee e dei giovani di talento che qui vengono formati, valorizzati e coccolati. La biblioteca e l’emeroteca del Comune sono state arredate, ampliate e riorganizzate come aree di coworking collegate ad internet con la fibra ottica.

Il funzionamento della macchina amministrativa è stato rivoluzionato, grazie a consistenti apporti di innovazione digitale. Alla sua semplificazione è stata data la massima priorità d’intervento. Il processo di digitalizzazione non è stato inteso come semplice migrazione dei documenti dal formato analogico a quello digitale, ma come semplificazione dei rapporti dei cittadini con la burocrazia. Il sito del comune è stato riprogettato partendo dall’obiettivo di renderlo semplice e intuivo come i migliori siti di e-commerce.

In un’epoca caratterizzata da un tumultuoso succedersi di grandi innovazioni tecnologiche, le amministrazioni comunali hanno approvato importanti trasformazioni del sistema burocratico del comune. Il palazzo municipale è ormai diventato un mausoleo. Le scrivanie dei dipendenti si sono volatilizzate per merito dello smart working, della rete e del cloud computing. Gli uffici aprono al pubblico per due ore al giorno. I cittadini interpellano da uno schermo i dipendenti comunali in telepresenza, mentre lavorano da casa, evitando così di inquinare ed intasare le strade della città. Tutto il lavoro avviene online e sul cloud, dove risiedono i dati, il database e gli altri software necessari al lavoro del dipendente. Tutti gli impiegati comunali sono collegati tra loro e con Sindaco e Assessori, in video o audioconferenza, attraverso Skype o altre piattaforme. Ciò consente di aumentare la produttività dei dipendenti e di ridurre i costi per il comune.

L’alto tasso di disoccupazione che aveva caratterizzato il periodo prima della svolta ecologista si è fortemente ridotto. I giovani non emigrano al Nord o all’estero per trovare un lavoro, perché abbiamo la fortuna di avere una comunità intelligente che ogni cinque anni elegge degli amministratori comunali illuminati e che si dota di una classe dirigente di talento che per ambizione, visione d’insieme, lungimiranza, capacità gestionale ed etica politica è svariate leghe più in alto del grigiore e della mediocrità che sta inquinando la vita politica italiana a tutti i livelli. Ispirati da un profondo ottimismo e da uno straordinario desiderio di innovazione, questi politici si sono rimboccati le maniche, hanno incontrato la gente, discusso e collaborato, per affrontare le sfide poste dalla crisi dell’ecosfera e costruire insieme un domani migliore. Come primo atto formale, Sindaco e Assessori hanno rinunciato alla loro futura indennità di fine mandato e hanno destinato la cifra risparmiata in un progetto per portare la didattica della realtà virtuale nelle scuole.

Le persone di talento non emigrano, perché trovano lavoro in aziende innovative e dinamiche. Ce n’è una che progetta tecnologie per produrre energie rinnovabili dal sole e dal vento. Ce n’è un’altra che produce in serre, sui tetti dei capannoni aziendali, ortaggi biologici a chilometro zero da coltura idroponica. Ce n’è un’altra ancora che produce confetture e succhi di frutta con i prodotti biologici dell’agricoltura locale. Sì, biologici, perché un referendum cittadino, promosso dall’Amministrazione comunale e dalle associazioni di categoria, ha messo al bando i concimi e i pesticidi chimici e ha operato la conversione al biologico di tutto il territorio agricolo comunale. Questo rivolgimento è stato reso possibile da un’Amministrazione comunale attiva e intelligente che, negli ultimi vent’anni, è stata capace di andare oltre la semplice gestione del presente, ha accolto la domanda di cambiamento dei cittadini e ha inanellato una serie incredibile di progetti organici che hanno reso la città climate neutral dal 2016.

Nell’immagine onirica della mia città regna l’ottimismo, che regala uno sguardo aperto sul futuro. Negli ultimi anni sono sorte 10 startup, tirate su con amore e passione dall’incubatore d’azienda della città, con la funzione di acceleratore dei processi innovativi, per creare nuovi posti di lavoro localmente. Non saremo al livello di Berlino, dove ci sono 108 startup ogni 10 mila abitanti (1), ma non ci si può lamentare.

Per cogliere le nuove opportunità offerte dal mutato panorama storico e occupazionale, la scuola locale ha operato un decisivo cambio di paradigma: non si travasano aride nozioni nelle menti dei ragazzi, ma si coltivano le intelligenze, si incentiva il pensiero divergente. Non si assegnano voti né giudizi, perché non ci sono insegnanti ma coach, che si aggirano tra i ragazzi come facilitatori della conoscenza. La lezione frontale è stata abolita in favore dell’apprendimento collaborativo, utilizzando il meglio della tecnologia esistente. Niente aule, né cattedre, né banchi, né campanelle, niente divisioni per materie, ma lavori di gruppo a progetto.

E invece, al risveglio ti ritrovi calato nella sbobba di una realtà stagnante, di una città ancorata al passato, con i cittadini e i politici intenti a guardare ossessivamente il mondo dallo specchietto retrovisore. Basta farsi un giro sul web per scoprire il numero impressionante di laudatores temporis acti tra i miei concittadini, vestali di un passato ormai defunto, che sciupano il presente rimpiangendo i tempi andati, le tradizioni perdute e fors’anche la giovinezza sfiorita.

Ma una cosa è rimpiangere il passato, altro è opporsi ostinatamente al nuovo che avanza e rifiutare di adattarsi ai cambiamenti. Partendo dal presupposto che il progresso non si realizza da solo, il mio inguaribile ottimismo mi porta a credere che la trasformazione ecologica delle nostre città inizierà nonostante tutto. Solo un presente vissuto con consapevolezza, determinazione, dinamismo e una buona dose di follia sono il varco temporale e la disposizione mentale idonei a edificare un futuro entusiasmante per noi e i nostri figli. I visionari, i pazzi e gli eretici cambieranno il mondo.

(1) Riccardo Luna, Cambiamo tutto, Laterza, 2013, p. 163.

 

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