Orti urbani

Matteo Della Torre

Una comunità urbana che dipende dall’esterno per assicurarsi l’approvvigionamento del cibo di cui ha bisogno è vulnerabile. Il conseguimento della moderna autosufficienza alimentare (self-sufficiency) dovrebbe essere uno degli obiettivi di una comunità smart e resiliente. Per soddisfare il bisogno primario di mangiare cibo fresco e salutare, prodotto localmente, la città opera la trasformazione dell’ambiente urbano in un paesaggio verde commestibile, che produce cibo biologico a chilometro zero.

La comunità che sceglie di praticare l’agricoltura in ambito urbano si dota di orti nelle scuole e lungo le strade, di giardini e orti sulle pareti (vertical gardens), sui balconi e sul tetto degli edifici. Il paesaggio urbano si rinnova inserendo orti nelle strade e piccoli appezzamenti di terreno coltivabile negli spazi intra-urbani e nelle aree suburbane sottoutilizzate (urban farming), per essere destinati all’autoproduzione collettiva di ortaggi biologici prodotti localmente. Così facendo un’ampia porzione della popolazione smette di essere consumatrice passiva di prodotti alimentari e, come nel caso degli Energy Citizens, diviene prosumer, cioè allo stesso tempo produttrice e consumatrice del proprio cibo.

In questo contesto il ruolo dell’Amministrazione comunale è quello di promuovere la diffusione sul territorio degli orti condivisi e diffondere l’entusiasmo contagioso di produrre cibo di comunità ad impatto zero. A livello locale gli orti comunitari rappresentano una delle risposte possibili ai cambiamenti climatici.

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