Home»Nonviolenza»Educazione»Bullismo. Basta con i mondi paralleli
Bullismo

Mariella Dipaola

Qualche anno fa il preside di una scuola di Parma, dopo l’ennesimo atto di bullismo, pubblicò gli screenshot di una conversazione su WhatsApp. Si trattava di ragazzini di scuola media. Il linguaggio era pesante, offensivo e sboccato. Roba da restare impalliditi.  “Siamo stufi – dichiarò il preside – di questo assurdo mondo parallelo che ci inquina; siamo stufi dell’uso sconsiderato e irresponsabile delle parole; siamo stufi dell’assenza degli adulti”.

Quando si prendono in considerazione e si analizzano storie di adolescenti finite tragicamente in atti di suicidio o si osservano situazioni adolescenziali di tentato suicidio si scopre che la causa scatenante è spesso correlata a comportamenti negativi messi in atto da amici della vittima o da suoi coetanei, più in generale.

Perché il giudizio del gruppo dei pari può essere così determinante da condurre alla disperazione e al suicidio alcuni ragazzi? È come se le vittime non avessero al mondo che i coetanei e un loro tradimento li facesse sentire rifiutati e mortalmente feriti.

Gordon Neufeld e Gabor Maté, autori del libro “I vostri figli hanno bisogno di voi” (ed. Leone Verde) parlano di “orientamento ai coetanei”. Si tratta, secondo gli autori, di una modalità relazionale relativamente nuova per la storia delle dinamiche dei rapporti umani.

“Per la prima volta nella storia i giovani esseri umani non si rivolgono più alle madri, ai padri, agli insegnanti e agli altri adulti responsabili per farsi guidare e istruire, bensì a persone per cui la natura non ha mai previsto che potessero occupare un ruolo genitoriale: i loro coetanei”.

L’orientamento è un bisogno istintivo di ogni essere umano. A metà del secolo scorso i poderosi cambiamenti economici, come spiegano gli autori, hanno determinato la costruzione di una comunità umana che taglia fuori gli adulti dalla vita degli individui in maniera troppo precoce lasciandoli in adolescenza in totale balia di persone che non possono assumere il ruolo di guida.

Non si tratta di privare un individuo della presenza dei suoi coetanei. Quello che non va è l’orientamento nella direzione sbagliata, che estromette dalla vita di persone molto giovani le figure adulte di riferimento.

La psicologia ritiene fondamentale il ruolo dei pari nella formazione dell’identità. Ma secondo gli autori in una comunità sana “i bambini stringono rapporti con altri bambini senza per questo perdere l’orientamento o dover respingere l’influenza dei genitori”.

Gli autori evidenziano come il timore che i propri figli non siano indipendenti induca i genitori a bruciare le tappe e spingerli precocemente verso il gruppo dei pari. Il risultato non è l’indipendenza, ma uno spostamento di dipendenza dagli adulti ai coetanei. Quello che sembra individualismo è, in realtà, conformismo.

Secondo Neufeld e Maté la nostra società si è involuta verso una convivenza eccessivamente orientata alla divisione per fasce d’età e, nel caso delle giovani generazioni, orientata verso individui strutturalmente non idonei a fungere da figure di attaccamento/orientamento. Un ragazzino non è in grado di prendersi cura incondizionatamente di un suo coetaneo, malgrado ogni persona orientata ai coetanei si aspetti questo più o meno consapevolmente. Non essere soddisfatti nelle proprie attese può avere esiti molto spiacevoli e talvolta persino fatali.

Una comunità consapevole di simili rischi dovrebbe garantire agli individui una pluralità e ricchezza di relazioni e aver cura che non entrino in conflitto valoriale tra di loro e che abbiano come punto di riferimento l’orientamento agli adulti: genitori, educatori, insegnanti, mentori.

Per evitare che si crei quel pericoloso mondo parallelo di cui parlava il preside della scuola media di Parma la scuola dovrebbe lavorare con grande consapevolezza e determinazione in tal senso. Sin dalla più tenera età i bambini all’interno della comunità scolastica dovrebbero essere destinatari di cure educative tali da creare e coltivare legami di attaccamento/orientamento con figure adulte.

Ma questo significa investire e progettare ambienti scolastici che siano l’esatto opposto di quelli che abbiamo sotto i nostri occhi. Significa avere insegnanti che siano consapevoli della necessità di creare legami forti con ogni bambino avendone tuttavia la possibilità. Questa possibilità diventa realmente fattibile a partire dalla riduzione del numero di alunni per classe. Ma questo è solo l’aspetto materiale. Urge a monte un’inversione educativa e socio-culturale che renda possibile una trama di relazioni nella quale i rapporti con i coetanei non confliggano con la possibilità di mantenere saldi i legami con gli adulti.

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