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		<title>L’8 PER MILLE ALLA CHIESA VALDESE RADDOPPIA. E RILANCIA</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 21:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Ogni anno scegliamo un tema sentito nella società e che ben illustri l’impegno delle nostre Chiese».]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17744" class="wp-caption aligncenter" style="width: 679px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/otto-per-mille-della-dichiarazione-irpef-alla-chiesa-valdese.jpg"><img class="size-full wp-image-17744" alt="Otto per mille alla chiesa valdese" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/otto-per-mille-della-dichiarazione-irpef-alla-chiesa-valdese.jpg" width="669" height="597" /></a><p class="wp-caption-text">Otto per mille alla chiesa valdese</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ingrid Colanicchia</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Non poteva essere di più stringente attualità la campagna 8 per mille di quest’anno della Chiesa valdese-Unione delle Chiese valdesi e metodiste, intitolata “Ferite, a volte uccise” e presentata il 23 aprile scorso a Torino. Di fronte alla dimensione sempre più allarmante assunta dalla violenza di genere nel nostro Paese, e non solo, la Chiesa valdese ha infatti deciso di destinare i fondi 8 per mille 2013 a progetti che promuovano la dignità delle donne, la lotta contro lo sfruttamento del corpo e dell’immagine femminili, il contrasto al femminicidio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">«Ogni anno scegliamo un tema sentito nella società e che ben illustri l’impegno delle nostre Chiese», ha spiegato il moderatore della Tavola valdese, Eugenio Bernardini (Noi donne, 6/5). «L’anno scorso abbiamo affrontato la disoccupazione giovanile e la difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro. Quest’anno, con la violenza di genere, poniamo l’accento su un problema delicato e di tragica attualità, un problema che attraversa tutto il pianeta e gli strati sociali, e che richiede interventi pressanti». «Continua a esistere una violenza sorda verso le donne in quanto donne, una violenza che ha un carattere del tutto particolare rispetto a quella che si può trovare in generale nella società», sottolinea il moderatore (Riforma, 24/4). «È stato chiamato “femminicidio” e ci sono valide ragioni per puntare la nostra attenzione su questo e in generale sulla discriminazione che continua a esistere nei confronti delle donne, per esempio rispetto all’accesso all’educazione e al mondo del lavoro».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La Campagna di quest’anno conferma un impegno a favore delle donne che la Chiesa valdese ha già portato avanti in passato con il finanziamento di realtà come ZeroViolenzaDonne, un portale di informazione di genere, o attraverso progetti di alfabetizzazione e formazione rivolti alle donne, come quelli sostenuti nel 2012 in Benin, nella Repubblica Democratica del Congo, in Senegal o in Cisgiordania.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">I progetti realizzati anche grazie al contributo della Chiesa valdese, crescono di anno in anno e in futuro potrebbero essere ancora di più. Non solo aumenta progressivamente il numero di contribuenti che decide di versare alla piccola Chiesa fondata da Pietro Valdo il proprio 8 per mille (nel 2012 la quota del fondo 8 per mille corrisposta alla Chiesa valdese, sulla base delle firme relative alla dichiarazione dei redditi del 2009, pari a circa 470 mila, è aumentata di due milioni di euro, raggiungendo un totale di 14,1 milioni) ma da quest’anno la Chiesa valdese accederà anche alla ripartizione della quota derivante dalle firme non espresse. Cifre consistenti: meno della metà dei contribuenti esprime infatti una preferenza per l’assegnazione dell’8 per mille e la legge prevede che le quote non espresse vengano ripartite in misura proporzionale alle percentuali di firme ricevute. Una responsabilità in più per la Chiesa valdese che da sempre gestisce questi fondi senza destinare un euro a finalità di culto e in totale trasparenza. Un caso praticamente unico: «Quando parliamo di trasparenza – sottolinea Bernardini – intendiamo proprio la possibilità di tracciare il percorso del denaro da quando entra nelle nostre disponibilità a quando esce, non soltanto per grandi cifre ma anche nel dettaglio. Questo principio di trasparenza nella rendicontazione è molto importante e purtroppo non è molto diffuso in Italia né negli enti pubblici né in quelli religiosi e neanche nel mondo dell’associazionismo. Noi su questo insistiamo perché fa parte del nostro modo protestante di comprendere la gestione di denaro che non ci appartiene. Vorremmo che tutti utilizzassero questo metodo – conclude – perché quando c’è trasparenza c’è più controllo, e quando c’è più controllo c’è anche un uso più responsabile delle risorse».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.adistaonline.it">www.adistaonline.it</a></span></p>
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		<title>&#8220;La sfida di Francesco&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 22:25:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo nonviolento]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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		<description><![CDATA[Papa Francesco non può permettersi di tradire le speranze che ha suscitato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17757" class="wp-caption aligncenter" style="width: 736px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Papa-Francesco.jpg"><img class="size-full wp-image-17757" alt="Papa Francesco" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Papa-Francesco.jpg" width="726" height="491" /></a><p class="wp-caption-text">Papa Francesco</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Hans Küng</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Il nuovo papa ha di fonte a sé un bivio: se metterà mano alle <strong>riforme</strong> troverà un vasto consenso da parte della gente, ben al di là del mondo cattolico. Se però non dovesse raccogliere questa sfida la Chiesa cattolica vivrà, anziché una primavera, una <strong>nuova era glaciale</strong> e correrà il pericolo di ridursi ad una <strong>grande setta poco rilevante</strong>. Ecco perché papa Francesco non può permettersi di tradire le speranze che ha suscitato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Chi l&#8217;avrebbe detto? Quando, tempo fa, decisi di <strong>rinunciare alle mie cariche onorifiche</strong> al compimento del mio ottantacinquesimo anno, ero convinto che il sogno da me coltivato per decenni, cioè di assistere di nuovo nella mia vita ad una svolta nella nostra Chiesa, come ai tempi di Giovanni XXIII, non si sarebbe più realizzato. E invece guarda un po&#8217;: Joseph Ratzinger, che ha condiviso con me per qualche anno un tratto della sua vita – abbiamo entrambi 85 anni – improvvisamente ha abbandonato prima ancora di me la sua carica papale e proprio il 19 marzo, giorno del suo onomastico e del mio compleanno, gli è subentrato un nuovo papa, con il <strong>sorprendente nome di Francesco</strong>. <strong>Jorge Mario Bergoglio si sarà chiesto perché finora nessun papa ha osato scegliere il nome Francesco?</strong> Comunque, l&#8217;argentino era ben consapevole di ricollegarsi, con questo nome, a Francesco di Assisi, il santo del XIII secolo celebre per la sua scelta di mollare tutto, il figlio mondano e gaudente di un ricco mercante di tessuti di Assisi, che a 24 anni rinuncia alla famiglia, alla ricchezza e alla carriera restituendo al padre i suoi lussuosi vestiti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">È sorprendente come papa Francesco abbia scelto fin dal primo momento della sua entrata in carica uno <strong>stile nuovo</strong>: a differenza dal suo predecessore, <strong>niente mitra trapunta d&#8217;oro e gemme, niente mozzetta purpurea orlata di ermellino</strong>, <strong>niente scarpe e copricapo rossi appositamente confezionati, niente trono e tiara</strong>. Sorprendente anche che il nuovo papa abbia di proposito <strong>rinunciato ai gesti solenni</strong> e alla retorica pretenziosa e parli la lingua della gente, come la possono praticare anche i predicatori laici, oggi come allora vietati dai papi. Sorprendente, infine, come il nuovo papa sottolinei il suo <strong>essere uomo tra gli uomini</strong>: chiede la preghiera della gente prima di impartire la sua benedizione; <strong>paga come chiunque altro il conto dell&#8217;albergo; realizza la collegialità con i cardinali in autobus</strong>, nella residenza comune, nel congedo ufficiale, lava i piedi a giovani carcerati, anche a donne, perfino a un musulmano. <strong>Un papa che si presenta come una persona alla mano</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Tutto ciò avrebbe rallegrato Francesco di Assisi ed è il contrario di ciò che al suo tempo rappresentava papa Innocenzo III (1198-1216). Nel 1209 Francesco si era recato da lui a Roma con undici &#8220;frati minori&#8221; (&#8220;fratres minores&#8221;), per presentargli la sua breve regola, costituita esclusivamente da citazioni della Bibbia, e ottenere l&#8217;approvazione papale per la sua scelta di vivere in povertà e nella predicazione laicale, «in conformità al santo Vangelo». Innocenzo III, conte di Segni, eletto papa a soli 37 anni, era nato per comandare: erudito teologo, sottile giurista, oratore di talento, amministratore capace e diplomatico raffinato. Nessun suo predecessore o successore ebbe mai più potere di lui. Con lui, la rivoluzione dall&#8217; alto introdotta da Gregorio VII nell&#8217; XI secolo (la &#8220;riforma gregoriana&#8221;) aveva raggiunto il suo obiettivo. Al titolo di &#8220;vicario di Pietro&#8221; preferì il titolo, impiegato fino al XII secolo per ogni vescovo o sacerdote, di &#8220;vicario di Cristo&#8221; (Innocenzo IV lo avrebbe cambiato addirittura in &#8220;vicario di Dio&#8221;). Da allora, diversamente da quanto era avvenuto nel primo millennio e pur senza mai essere riconosciuto dalle chiese apostoliche orientali, il papa si è considerato un sovrano, legislatore e giudice assoluto della cristianità – fino ad oggi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Tuttavia, il trionfale pontificato di Innocenzo III fu non soltanto un apogeo, ma anche un punto di svolta. Già sotto di lui si manifestarono i segni di declino che in parte sono rimasti fino ai nostri giorni tratti caratteristici del sistema romano-curiale: <strong>nepotismo</strong> e <strong>favoreggiamento dei parenti</strong>, <strong>avidità</strong>, <strong>corruzione</strong> e <strong>affari finanziari dubbi</strong>. Fu però proprio Innocenzo III a cercare di integrare nella Chiesa i movimenti pauperisti evangelico-apostolici, nonostante la sua politica di eliminazione degli &#8220;eretici&#8221; più ostinati (i catari). Anche Innocenzo era consapevole di quanto fossero necessarie e urgenti quelle riforme della Chiesa per le quali alla fine convocò lo sfarzoso Concilio Lateranense IV. Perciò dopo lunghe raccomandazioni rilasciò a Francesco di Assisi il consenso alla predicazione quaresimale. Sull&#8217;ideale di assoluta povertà prescritto dalla regola egli si riservava di interpellare in preghiera la volontà di Dio. Si racconta che il pontefice alla fine approvò la regola di Francesco di Assisi in seguito a un sogno nel quale aveva visto un modesto fraticello salvare dal crollo la basilica papale del Laterano. Egli la rese nota al concistoro dei cardinali, ma non fissò nulla per iscritto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">In effetti, Francesco di Assisi rappresentò e rappresenta l&#8217;alternativa al sistema romano. Cosa sarebbe accaduto se già Innocenzo e i suoi avessero di nuovo preso sul serio il Vangelo? Le sue esortazioni in esso contenute, anche se intese non alla lettera, ma nel loro contenuto spirituale, significavano e significano una <strong>profonda messa in questione del sistema romano</strong>, di quella struttura di <strong>potere centralistica, giuridicizzata, politicizzata e clericalizzata</strong>, che a partire dall&#8217;XI secolo si è impossessata a Roma della causa di Cristo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Si pone allora la seconda domanda: Cosa significa oggi per un papa adottare coraggiosamente il nome Francesco? Alla luce delle istanze e dei princìpi di Francesco di Assisi oggi si possono formulare opzioni di fondo anche per una Chiesa cattolica la cui facciata risplende in occasione delle grandi manifestazioni romane, ma la cui struttura interna nella vita quotidiana delle comunità di molti Paesi <strong>si rivela ormai fragile e fatiscente, sicché molte persone se ne allontanano interiormente e spesso anche esteriormente</strong>. Tuttavia, <strong>nessun individuo razionale può attendersi che tutte le riforme vengano realizzate da un solo uomo dall&#8217;oggi al domani</strong>. Nondimeno, un mutamento di paradigma sarebbe possibile in cinque anni, come dimostrò nell&#8217;XI secolo il papa lorenese Leone IX (1049-1054), che aveva preparato la riforma di Gregorio VII, e come avrebbe poi dimostrato nel XX secolo l&#8217;italiano Giovanni XXIII (1958-1963), convocando il Concilio Vaticano II. Oggi, soprattutto, <strong>dovrebbe essere chiara la direzione</strong>: <strong>non una involuzione restaurativa verso i tempi preconciliari come sotto il papa polacco e sotto quello tedesco</strong>, ma passaggi meditati, pianificati e ben mediati di <strong>una riforma in linea con il Concilio Vaticano II</strong>. Oggi come allora si pone una terza questione: <strong>Una riforma della Chiesa non incontrerà una seria resistenza?</strong> Indubbiamente essa susciterà, soprattutto nell&#8217;apparato di potere della curia romana, <strong>potenti controforze</strong> alle quali sarà necessario far fronte. <strong>I potenti del Vaticano non rinunceranno spontaneamente a un potere accumulato fin dal Medioevo</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Gloria a Francesco: il 3 ottobre 1226 egli muore povero come aveva vissuto, a soli 44 anni. Papa Innocenzo III era morto, in modo del tutto inaspettato, già dieci anni prima, un anno dopo il Concilio Lateranense IV, all&#8217;età di 56 anni. Il 16 giugno 1216 il cadavere di colui che aveva saputo accrescere, come nessun altro prima, il potere, il dominio e la ricchezza della Santa Sede, fu trovato nella cattedrale di Perugia, abbandonato da tutti, completamente nudo e derubato dai suoi stessi servitori. Un segnale del rovesciamento della sovranità universale del papa nell&#8217;impotenza del papa: all&#8217; inizio del XIII secolo il glorioso pontificato di Innocenzo III; alla fine di quello stesso secolo il megalomane Bonifacio VIII (1294-1303), miseramente fatto prigioniero, al quale sarebbero seguiti l&#8217;esilio di Avignone, durato circa settant&#8217;anni, e lo scisma d&#8217;Occidente, con due e alla fine tre papi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Nemmeno due decenni dopo la morte di Francesco il movimento francescano rapidamente diffusosi in Italia sembra quasi completamente addomesticato dalla Chiesa romana, tanto da porsi ben presto al servizio della politica papale, come un normale ordine monastico, e da farsi addirittura coinvolgere nell&#8217; Inquisizione. Se dunque è stato possibile addomesticare Francesco di Assisi e i suoi compagni nel sistema romano, ovviamente non si può escludere che alla fine un papa Francesco venga catturato nel sistema romano che dovrebbe riformare. Papa Francesco: un paradosso? Potranno mai conciliarsi il papa e Francesco, un contrasto evidente? Solo con un papa delle riforme ispirato dal Vangelo. Non dobbiamo rinunciare tropo presto alla nostra speranza in un simile pastor angelicus!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Infine, una quarta questione: <strong>Che fare se ci viene tolta dall&#8217;alto la speranza nella riforma?</strong> I tempi in cui il papa e i vescovi potevano contare tranquillamente sull&#8217;ubbidienza dei fedeli sono comunque passati. Dunque, <strong>non possiamo in alcun modo cedere alla rassegnazione</strong>, ma di fronte alla mancanza di impulsi riformatori &#8220;dall&#8217;alto&#8221;, dalla gerarchia, dobbiamo intraprendere decisamente<strong> le riforme &#8220;dal basso&#8221;</strong>, a partire dalla gente. <strong>Se papa Francesco metterà mano alle riforme troverà un vasto consenso da parte della gente, ben al di là della Chiesa cattolica</strong>. <strong>Se però alla fine andasse avanti così e non sciogliesse il nodo delle riforme, il grido «Indignatevi! Indignez-vous!» risuonerebbe sempre più anche nella Chiesa cattolica e provocherebbe riforme dal basso che sarebbero realizzate anche senza l&#8217;approvazione da parte della gerarchia e spesso addirittura contro i tentativi di impedirle compiuti dalla gerarchia</strong>. Nel caso peggiore – l&#8217;ho scritto già prima dell&#8217;elezione di questo papa – la Chiesa cattolica vivrebbe, anziché una primavera, una nuova era glaciale e correrebbe il pericolo di ridursi ad una grande setta poco rilevante.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: la Repubblica, 14 maggio 2013</span></p>
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		<title>Google sfida Spotify con la musica in streaming</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 13:07:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google ha presentato un nuovo servizio di streaming musicale: Google play all access.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_17748" class="wp-caption aligncenter" style="width: 632px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/google1605.jpg"><img class="size-full wp-image-17748" alt="Il fondatore di Google Larry Page durante la conferenza di San Francisco, il 15 maggio 2013. (Jeff Chiu, Ap/Lapresse)" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/google1605.jpg" width="622" height="395" /></a><p class="wp-caption-text">Il fondatore di Google Larry Page durante la conferenza di San Francisco, il 15 maggio 2013. (Jeff Chiu, Ap/Lapresse)</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Google ha presentato un nuovo servizio di streaming musicale: Google play all access. La piattaforma permette agli utenti di ascoltare milioni di brani, e rappresenta una sfida a servizi come Spotify e Pandora. L’azienda l’ha mostrato al pubblico il 15 maggio nel corso della Google I/O, la conferenza annuale che si tiene a San Francisco.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Come funziona. Google play all access è disponibile per Android, ma anche in una versione studiata per i browser, in modo simile a Deezer e Grooveshark. Il servizio è a pagamento, con una tariffa fissa di 9,99 dollari al mese. È gratuito solo per il primo mese. Per i primi abbonati, è possibile avere un’offerta a prezzo scontato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L’applicazione permette agli utenti di creare delle playlist attingendo alla libreria di Google, ma anche aggiungendo i propri brani. C’è anche una funzione chiamata Explore, che suggerisce agli ascoltatori dei brani musicali in base ai loro ascolti e alle loro preferenze.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Lo streaming musicale di Google per ora è attivo solo negli Stati Uniti. L’azienda non ha rivelato quando arriverà anche in Europa e nel resto del mondo. La guida di The Verge:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Non penso che questo prodotto sconvolgerà il mercato e supererà Spotify”, ha dichiarato Chris Cooke, fondatore del sito Cmu music intervistato dalla Bbc. “La cosa interessante è che Google possiede già la piattaforma per ascoltare musica più redditizia del mondo, cioè YouTube. Solo che video non si integrano con Google Play”, conclude Cooke.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Mappe rinnovate. L’azienda di Mountain View ha anche presentato la nuova versione di Google maps. Tra le novità in vista c’è grafica, rivista e migliorata, la visualizzazione in 3d, garantita dall’integrazione con Google earth, e una maggiore possibilità di personalizzare la propria mappa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La guida di The Verge al nuovo Google maps:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Tra gli altri servizi annunciati da Google, c’è una nuova applicazione di messaggistica chiamata Google hangouts. L’app permette agli utenti di scambiare messaggi, foto e parlare in videochat. Questo prodotto è considerato una sfida a Whatsapp e Skype.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.internazionale.it">www.internazionale.it</a></span></p>
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		<title>La raccolta differenziata dei trogloditi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 15:11:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ogni cosa fatta nella nostra città, la raccolta porta a porta non rientra tra le scelte virtuose, ma è soltanto un espediente per evitare l’ecotassa, ossia le sanzioni economiche previste dall’Unione Europea per quei comuni che non raggiungono la soglia minima mensile del 65% di raccolta differenziata.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Matteo Della Torre</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Per circa vent’anni a San Ferdinando di Puglia la raccolta differenziata con il sistema dei cassonetti è stata un autentico <strong>flop</strong>: ha raggiunto al massimo la vergognosa percentuale mensile del <strong>13,8%</strong>. Ogni anno la nostra città spediva in discarica 6.038.520 Kg di rifiuti indifferenziati, con una produzione media annua di rifiuti procapite di 482 kg. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Il <strong>must ecologico</strong> di eliminare i cassonetti stradali e passare al porta a porta, per anni, nonostante le <strong>“inutili” sollecitazioni</strong> di Uomoplanetario.org, è stato <strong>bellamente ignorato</strong> dalle varie amministrazioni comunali, di centro-sinistra come di centro-destra. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Che il sistema di raccolta dei rifiuti con i cassonetti stradali fosse un metodo ecologicamente insostenibile perché, anche ai comuni più virtuosi, non permette di superare la percentuale del 35% di raccolta differenziata, era un <strong>concetto chiaro</strong> da almeno un decennio. Il primo passo della svolta sarebbe stato l’<strong>eliminazione dei cassonetti stradali</strong> con conseguente immediata responsabilizzazione dei cittadini (anche dei più trogloditi) che sarebbero stati costretti, da un giorno all’altro, a differenziare correttamente i rifiuti in casa negli appositi contenitori.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Dopo anni di raccolta differenziata inesistente, l’amministrazione comunale di centro-sinistra nel 2013 ha deciso, finalmente, di avviare la moderna raccolta differenziata porta a porta. Ma, come ogni cosa fatta nella nostra città, la raccolta porta a porta <strong>non rientra tra le scelte virtuose</strong>, ma è soltanto un <strong>espediente per evitare l’ecotassa</strong>, ossia le sanzioni economiche previste dall’Unione Europea per quei comuni che non raggiungono la soglia minima mensile del 65% di raccolta differenziata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Infatti, dal sito “amosanferdinandodipuglia.it” apprendiamo che l’obiettivo dichiarato della raccolta differenziata porta a porta a San Ferdinando di Puglia è “<strong>il 65% di differenziata</strong>”. Ovvero, facciamo il <strong>minimo sindacale per non essere multati</strong>. Qui l’ecologia non c’entra. E’ un mero calcolo di convenienza economica. Che tristezza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Per correttezza va comunque rimarcato un aspetto positivo. Virtuosa o meno, la raccolta differenziata porta a porta, in meno di un mese, <strong>ha “costretto” 13.200 abitanti</strong> (l‘86,2% della popolazione), che in questi ultimi vent’anni hanno conferito i loro rifiuti in discarica, <strong>a differenziare</strong>. Questa è <strong>buona politica</strong>. Se poi quest’ultima in futuro opererà scelte virtuose, dipenderà anche dal grado di partecipazione o di delega dei singoli cittadini. La pagina Facebook “<strong>San Ferdinando di Puglia Open Gov</strong>” rappresenta per ogni cittadino uno strumento reale e una sfida al cambiamento.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">In tema rifiuti, permane, purtroppo, una sparuta frangia di <strong>cittadini trogloditi</strong> da “convertire” al porta a porta. La foto della busta per la raccolta del vetro, che conteneva di tutto tranne che vetro, gettata in strada in via Marconi il 12 maggio 2013, testimonia che esistono ancora alcuni <strong>nostalgici del cassonetto</strong>.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stare seduti uccide: sei ore di sedia al giorno tagliano la vita del 30 per cento</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 13:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariella Dipaola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Stare seduti uccide. Non ci sono sigarette, diete sbagliate, stress o simili che tengano. La sedia è il vero nemico e il vero killer dell’essere umano.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17715" class="wp-caption aligncenter" style="width: 530px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Chair-lifestyle.jpg"><img class="size-full wp-image-17715" alt="Chair lifestyle" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Chair-lifestyle.jpg" width="520" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Chair lifestyle</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Alessandro Camilli</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Stare seduti uccide. Non ci sono sigarette, diete sbagliate, stress o simili che tengano. La sedia è il vero nemico e il vero killer dell’essere umano. Passare sei e più ore al giorno comodamente seduti, che sia davanti al pc in ufficio o a casa in pantofole guardando la televisione, aumenta del 20% il tasso di mortalità negli uomini, e del 40% nelle donne, rispetto a chi siede per sole tre ore al giorno. Ogni ora trascorsa davanti alla tv, seduti s’intende, aumenta dell’11% il rischio di morte e le persone che fanno un lavoro sedentario, per oltre dieci anni, hanno probabilità quasi doppie di sviluppare un tumore all’intestino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Dati clamorosi, dati che soprattutto nella nostra società occidentale dovrebbero terrorizzare milioni di persone e che sono il risultato di diverse ricerche condotte negli Stati Uniti e in Australia. I nuovi studi rivelano che mantenere la posizione seduta per la maggior parte della giornata, negli anni, può avere danni gravi, potenzialmente irreparabili, sulla salute. L’attività elettrica dei muscoli precipita: “i muscoli diventano silenziosi come quelli di un cavallo morto”, dice il professor Marc Hamilton, ricercatore del Pennington Research Center, con una cascata di effetti metabolici negativi. Il consumo di calorie precipita ad una al minuto, un terzo di quello che consumeremmo se camminassimo. L’efficacia dell’insulina cala nel giro di sole 24 ore, facendo crescere il rischio di diabete e obesità. Gli enzimi responsabili della suddivisione di lipidi e trigliceridi, che devono risucchiare i grassi fuori dalla circolazione sanguinea, smettono di funzionare causando una caduta nel livello del colesterolo buono. Nel corso di una vita gli effetti possono essere ancora più drammatici. Una ricerca dell’American Cancer Society condotta su 123 mila persone rivela che gli uomini che passano da seduti sei o più ore al giorno del proprio tempo libero hanno un tasso di mortalità del 20 per cento più alta di quelli che siedono tre ore al giorno o meno. Per le donne, la mortalità sale addirittura del 40 per cento. Uno studio condotto in Australia ha riscontrato che il rischio di mortalità, per ogni ora in più davanti alla tv, sale dell’11 per cento. E un’altra ricerca australiana, citata dal Journal of Epidemiology, afferma che le persone che fanno un lavoro sedentario per più di dieci anni hanno quasi il doppio di probabilità di sviluppare un tumore all’intestino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ma quel che è peggio, affermano specialisti della materia come il dottor James Levine della Mayo Clinic del Minnesota, è che i danni sono spesso irreversibili. Non serve a nulla quindi una corsetta la mattina prima di andare in ufficio o una sudata in palestra due o tre volte la settimana. Fare vita sedentaria per nove ore al giorno in ufficio fa male alla salute, sia che poi si vada a casa a guardare la tv, sia che si vada in palestra. E l’inattività fa male a un obeso come a un atleta. Non si scappa. “Restare eccessivamente seduti è letale”, taglia corto il dottor Levine, smentendo la diffusa opinione secondo cui basta mettersi a dieta e fare esercizio aerobico tre-quattro volte alla settimana per cancellare gli effetti di un lavoro sedentario. Gli effetti della sedia non si cancellano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Che trascorrere molto tempo seduti non facesse bene alla salute è una realtà assodata, ma che gli effetti potessero essere così devastanti e, soprattutto, irreparabili è una novità. Il nostro corpo, sia che lo si intenda come fiore all’occhiello e migliore risultato dell’evoluzione, o come frutto della creazione a immagine e somiglianza di Dio a seconda dei punti di vista, non è stato pensato per trascorre molto tempo seduto. La posizione congeniale alla nostra struttura fisica è quella eretta, posizione che è stata una conquista nel cammino evolutivo. Bloccare, costringere il nostro corpo a stare seduto è un po’ come se si costringesse una Ferrari a circolare sempre in prima marcia. Alla lunga il motore si rompe, il cambio si consuma, le temperature salgono e il gioiello di meccanica va a farsi benedire. Allo stesso modo il nostro corpo, stando seduto, non riesce a funzionare. Ne soffre lo scheletro, ne soffre il cuore e ne soffre il cervello. Ma l’esistenza sedentaria, innaturale per il nostro corpo, nell’ultimo secolo è diventata poco alla volta predominante, perlomeno nel mondo industrializzato, ed è praticamente la norma nell’era di internet. Che fare allora? Difficile ipotizzare un radicale cambio di rotta e di abitudini. Trasformare gli impiegati in virtuosi dell’attività fisica e trasferire gli uffici e le loro sedie nei prati o sui tapis roulant non è credibile e non è fattibile. E se nemmeno l’attività fisica regolare serve a scongiurare i devastanti effetti che una vita sedentaria ha sugli uomini la nostra specie sembra condannata. Ma una via d’uscita, piccola, in attesa che l’evoluzione corra in nostro soccorso e ci doti di un corpo a “misura di sedia”, esiste ed è il “neat”. Acronimo di Non-Exercise-Activity: basta piegarsi ad allacciare le scarpe, fare insomma qualsiasi cosa tranne restare seduti, per limitare i danni del “chair lifestyle”, come lo chiamano in inglese, lo “stile di vita della sedia”. E allora, come mai in questo caso, gambe in spalla.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.blitzquotidiano.it">www.blitzquotidiano.it</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I cambiamenti climatici stanno generando centinaia di milioni di profughi</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 22:53:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Energy Revolution]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo è il genere di notizia che non si legge volentieri, ma che non si può ignorare.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17708" class="wp-caption aligncenter" style="width: 596px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Profughi-ambientali-Dadaab-2-586x390.jpg"><img class="size-full wp-image-17708" alt="Profughi ambientali" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Profughi-ambientali-Dadaab-2-586x390.jpg" width="586" height="390" /></a><p class="wp-caption-text">Profughi ambientali</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">EcoAlfabeta</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Questo è il genere di notizia che non si legge volentieri, ma che non si può ignorare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>Nei prossimi anni è sempre più probabile che centinaia di milioni di persone saranno costrette ad abbandonare la propria terra a causa del global warming</strong>. E’ il commento dell’economista ed esperto di cambiamenti climatici Nicholas Stern in seguito al fatto che la CO2 si sta avvicinando alle 400 ppm. (1)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Movimenti di massa saranno sempre più frequenti nei prossimi decenni a causa di un aumento della temperatura che potrebbe arrivare fino a cinque gradi centigradi. Questo trend è sempre più probabile, visto che i livelli di CO2 continuano ad essere in crescita, anzi in accelerazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">«Se le temperature dovessere arrivare a queli livelli, avremmo devastato gli schemi climatici tradizionali, diffondendo i deserti», ha dichiarato Stern «Centinaia di milioni di persone saranno costrette a lasciare le proprie terre a causa della riduzione o del collasso di agricoltura ed allevamento. I problemi sorgeranno quando tenteranno di migrare in regioni vicine, perchè nasceranno conflitti conle popolazioni locali. E non sarà un fatto occasionale; potrebbe diventare una caratteristica permanente della vita sulla terra.»</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>Se qualcuno pensa che Stern esageri è perchè non conosce i fatti o non li vuole conoscere</strong>, visto che i profughi ambientali esistono già  in varie zone del mondo, come documenta la gallery fotografica qui sotto, che vi invito a sfogliare anche se non è esattamente piacevole guardarla.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Siccità e inondazioni, unite ad un clima di alta instabilità politica stanno colpendo l’Africa orientale. Il più grande campo profughi del pianeta si trova a Dabaab (vedi le foto qui sotto) nel nord est del Kenya dove vivono circa mezzo milione di persone, in gran parte in fuga dalla Somalia. I profughi non scappano solo dalla guerra, ma anche da condizioni di vita sempre più difficili: negli ultimi quindici anni la disponibilità pro capite di cibo si è ridotta del 10% e quella di acqua del 50% (fonte FAO).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ma non si tratta solo di questo. Vorrei ricordare ancora altre due storie, per comprendere come i cambiamenti climatici possono influire in modo imprevedibile sulle condizioni di vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">In Bangladesh, migliaia di profughi si sono accampati nella capitale perchè a seguito della maggiore erosione fluviale hanno perso la loro abitazione.  Le basse isole del delta del Gange sono sempre più sommerse ed i pescatori si devono reinventare allevatori su terre arginali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Iniziano ad esserci profughi ambientali anche negli Stati Uniti. In Alaska gli Inuit sono forzati ad abbandonare alcuni insediamenti perchè la fusione del permafrost sta minando le ofndamenta delle abitazioni e rende la costa più vulnerabile all’erosione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">1) Il 9 maggio la concentrazione media giornaliera per la prima volta ha superato le 400 ppm (parti per milione) all’osservatorio di Mauna Loa, Hawaii. La CO2 oscilla stagionalmente e regionalmente a causa della diversa intensità della fotosintesi. Il trend globale di lungo periodo della CO2 ha comunque raggiunto 395 ppm.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.ecoblog.it">www.ecoblog.it</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un mondo ottagonale</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 01:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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		<description><![CDATA[Proviamo a dare uno sguardo al mondo dall’alto, proprio adesso. Con tutte le vicende drammatiche che vi si stanno svolgendo. C’è un Quadro Generale? Certo che sì.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17702" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/octagon-galtung.png"><img class="size-full wp-image-17702" alt="Un mondo ottagonale" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/octagon-galtung.png" width="500" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Un mondo ottagonale</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Johan Galtung</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Proviamo a dare uno sguardo al mondo dall’alto, proprio adesso. Con tutte le vicende drammatiche che vi si stanno svolgendo. C’è un Quadro Generale? Certo che sì, tutti noi ne abbiamo uno, ecco allora un tentativo, l’Ottagono, che si presenta così:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Otto grossi stati o regioni: <strong>USA, Russia, India, Cina</strong>, <strong>OIC</strong> (i 57 paesi musulmani), <strong>UE</strong> (27 [stati membri]), <strong>Africa</strong> (AU-Unione Africana, 54 paesi) e <strong>CELAC</strong>, [Comunità] America Latina e Caraibica, 33 paesi). Potremmo aggiungere Israele e Giappone agli USA ove il criterio sia la disponibilità a entrare in guerra con e per gli USA – ma Israele vuole che gli USA combattano le proprie guerre, e il Giappone, pur con i falchi giapponesi più che disposti a entrare nel club nucleare, è tuttora vincolato dalla sua costituzione che lo priva del diritto alla guerra. Sicché si stanno dando da fare per una nuova costituzione con un articolo per l’emergenza che potrebbe giustificare una presa di potere militare. Terribile. Si spera che la Germania non segua l’esempio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Le otto entità certamente differiscono per livello d’integrazione: in senso orario dagli USA, molto alto per i 4 primi grandi stati, molto debole per l’OIC, alto per l’UE ma lacerato fra il creditore tedesco e i consoci debitori, molto debole per l’Africa, medio per la CELAC ma in rapida intensificazione. Ma i più deboli compensano con l’entità delle proprie popolazioni: l’OIC ben oltre i 1.600 milioni, l’Africa oltre 1.000 milioni, come l’India e la Cina; invece USA e UE sono sotto il mezzo miliardo; come la Russia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Da un punto di vista economico, USA-UE sono in una strana crisi economica autodeterminata, malamente servita da quella pseudo-scienza chiamata economia – dicasi dottrina capitalistica –che si tratti dell’equazione Black-Scholes per il “giusto” prezzo dei derivati che trascura il campo di validità, degli erronei “reperti” circa l’impatto di un settore pubblico in contrazione sul settore privato, o dello scandalo Ramsey-Rogoff sulle relazioni fra debito e crescita; dottrina che conduce alla speculazione, al collasso e alle politiche d’austerità. Ma, benché gli economisti siano pagati per servire l’1% al vertice e si concentrino sull’economia come sistema, anziché sui mezzi di sussistenza ai livelli sociali più bassi, i politici non sono costretti a seguire i loro consigli a meno che siano da loro pagati per farlo. Gli economisti difficilmente impareranno da questo frangente, essendo intellettualmente rigidi, ma i politici possono sempre imparare a non prenderli sul serio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">C’è un circolo esterno – i BRICS – con il vantaggio comparativo di basarsi meno sull’economia neo-classica. La Business School di Harvard ha fama di aver soppresso molta della fiorente economia giapponese degli anni 1970; ora dedita a stampare moneta come USA e Gran Bretagna; i BRICS assorbono denaro. Ma, guardando la figura c’è una lacuna: nessuna economia musulmana importante. Con l’Arabia Saudita si avrebbero i BRICSS, stessa pronuncia; anche come la Cina fra i maggiori creditori. Ma la storia è chiara: l’Occidente–USA-UE – contro il Resto. Il 37% della popolazione mondiale vive nel segmento IC dei BRICS; il 60% in Asia; e sono popolazioni giovani smaniose di produrre e consumare, mentre USA-UE-Giappone – la vecchia Trilaterale – stanno invecchiando, e consumano assicurazioni sulla malattia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Che aspetto assume un tal quadro da un punto di vista più prettamente militare?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Gli USA ovviamente cercano di neutralizzare l’autonomia latinoamericana/caraibica come fanno con i vari interventi e uccisioni selettive, Francia-Gran Bretagna-Italia cercano di riconquistare l’Africa, e il Giappone vuole una certa egemonia nell’Asia dell’Est. Non ci riusciranno: l’integrazione latinoamericana è già troppo avanzata. L’Africa ricupererà con l’Islam, e Abe non può basare una propria massiccia esportazione ai paesi che il Giappone ha brutalizzato senza impegnarsi in una riconciliazione che fa di tutto per evitare. Abbiamo la sensazione di tre fasce militari attraverso l’Ottagono.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Laggiù a sud c’è il Movimento dei Non-Allineati (NAM), che saggiamente si tiene alla larga e basso nelle spese militari, generalmente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Nel centro temperato troviamo la vecchia NATO in espansione, che si lega al sistema AMPO USA-giapponese, anch’esso in espansione, guidato dal gigante con i piedi d’argilla stampati, il bilancio militare USA (con i francesi che stanno, saggiamente, riducendo il proprio bilancio). Basi Big Bang delle basi, che costano più dollari di quanto possano permettersi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">A Oriente troviamo la SCO – Organizzazione di Cooperazione di Shanghai in rapida espansione, che l’Occidente ufficialmente rifiuta di accettare come un fatto – con il nucleo musulmano centrasiatico-russo-cinese, e India, Pakistan e Iran come osservatori. Il segmento RC dei BRICS può espandersi ai suoi vicini di sigla. Scontri su Siria-Iran e in Asia dell’Est.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ora, come evolverà ciò politicamente? Potrà l’Occidente, sfidato dal Sud e dall’Oriente, passare da una reactio mirata a reinventare il passato, a una proactio? Come potrebbe configurarsi una tale mossa?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Molto facile e molto inverosimile. Gli USA che accolgano la CELAC in termini uguali, e la UE che lasci che l’Africa sia Africa – gli USA che s’industrializzino e l’UE che si agriculturizzi in cerca di maggior autosufficienza; uno scambio fra uguali, intra-settoriale anziché inter-settoriale. Il Giappone che faccia lo stesso per l’Asia dell’Est. Gli USA che dismettano metà delle basi e metà del bilancio militare in questo turno governativo e nel prossimo. La Cina che lasci perdere il suo imperialismo marittimo, riprendendo le tracce di “quando il mondo era l’Asia”, fra il 500 e il 1500 d.C., e condoni il 50% del debito USA in cambio di un disarmo al 50% – impegnandosi a restare fedele alla sua politica di non-intervento militare. La SCO che cooperi, pacificamente. L’Occidente che si volga alla crescita spirituale, culturale e a un livello decente d’uguaglianza, avendo ravvivato la propria democrazia controllando la bancocrazia e la tecnocrazia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Prognosi: l’Occidente corre come cavalli impazziti nella stalla in fiamme, facendosi male seriamente e passando il XXI secolo ad affondare nell’oblio; seguendo il primo decennio di auto-demolizione, usando come guida la negazione dei fatti. Tragico, purtuttavia. Preferiamo il piano A di cui sopra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.transcend.org/tms/2013/05/an-octagonal-world/">www.transcend.org</a></span></p>
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		<title>L&#8217;ex dittatore del Guatemala Rios Montt condannato per genocidio a 80 anni di carcere</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 01:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riconosciuto colpevole di crimini contro l'umanità. Il generale, 86 anni, è stato riconosciuto colpevole del massacro di 1.771 indigeni maya della comunità Ixil in 15 diverse operazioni compiute dai militari nel dipartimento nord occidentale di Quiche.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_17698" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/095830961-c3c55c14-ec0d-4954-abaa-40d16ea6c157.jpg"><img class="size-full wp-image-17698" alt="L'ex dittatore del Guatemala Jose Rios Montt" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/095830961-c3c55c14-ec0d-4954-abaa-40d16ea6c157.jpg" width="300" height="401" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;ex dittatore del Guatemala Jose Rios Montt</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L&#8217;ex dittatore del Guatemala Josè Efraim Rios Montt è stato condannato a 80 anni di carcere per genocidio e crimini contro l&#8217;umanità. L&#8217;anziano generale, 86 anni, è stato riconosciuto colpevole del massacro di 1.771 indigeni maya della comunità Ixil in 15 diverse operazioni compiute dai militari nel dipartimento nord occidentale di Quiche.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">&#8220;E&#8217; un processo politico, ho soltanto seguito la legge&#8221;, ha commentato l&#8217;ex dittatore. Rios Montt salì al potere con un colpo di Stato nel 1982 e fu rovesciato 17 mesi dopo da un successivo golpe. Il suo governo rappresentò il momento più sanguinoso dei 36 anni di guerra civile che hanno causato oltre 200mila morti in Guatemala. Al processo è stato invece assolto il capo dei servizi d&#8217;intelligence dell&#8217;ex dittatore, generale Jose Maurcio Rodriguez.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">&#8220;In Guatemala è stato compiuto sistematicamente un genocidio ai danni della popolazione maya Ixil&#8221;, ha dichiarato il giudice Jazmin Barrios nel leggere la sentenza. A provare che i massacri compiuti dai militari facevano parte di un preciso disegno, sono fra l&#8217;altro le modalità simili con le quali sono state uccise le vittime, i cui corpi con ferite al petto e la testa sono stati trovati in cimiteri clandestini vicino a i fiumi Schel e Chajul. Mercoledì la procura aveva chiesto una condanna a 75 anni di prigione per l&#8217;ex dittatore Montt.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.repubblica.it">www.repubblica.it</a></span></p>
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		<title>Il fascismo che avanza</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 11:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo nonviolento]]></category>
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		<description><![CDATA[La vignetta di Uomoplanetario.org]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Il-fascismo-che-avanza-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-17693" alt="Il fascismo che avanza" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Il-fascismo-che-avanza-2.jpg" width="698" height="492" /></a></p>
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		<title>Il sogno come strumento fondante del cambiamento</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 22:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Nonviolenza]]></category>
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		<description><![CDATA[L’unica vendetta possibile è il cambiamento.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_17688" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/fo_calzini.jpg"><img class="size-full wp-image-17688" alt="Jacopo Fo" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/fo_calzini.jpg" width="640" height="385" /></a><p class="wp-caption-text">Jacopo Fo</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Jacopo Fo</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Oggi abbondano i visi incazzati di chi giustamente non sopporta l’infausto pasto della belva violenta che prevarica, umilia, affama, avvelena, uccide.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Come si può biasimare chi nutre questa rabbia tremenda contro l’ingiustizia? Cos’altro è possibile se non odio verso chi violenta i bambini, le donne, la terra?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Questi compagni hanno tutte le ragioni del mondo, tranne una: la rabbia è sterile, inutile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La rabbia cementa l’ingiustizia perché è fatta della stessa materia: paura e odio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La vendetta è inutile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>L’unica vendetta possibile è il cambiamento</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Perché un terzo degli italiani vota il partito osceno del bunga bunga?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ancora!!!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quale colla riesce ancora a far accettare a milioni di italiani la palese ingiustizia, il veleno quotidiano nelle strade e nel frigorifero, la ruberia più smaccata, la follia burocratica?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Accettano perché nel loro panorama mentale non vedono altro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La mafia allena all’infelicità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Il potere ti ripete continuamente che questo, per quanto schifoso è l’unico mondo possibile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Per questo la gente alla fine vota ancora l’indecenza, compra ancora il fast food e l’amore annoiato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“C’è solo questo.”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ma la maggioranza di coloro che eroicamente si oppongono a questo scempio di vite vive di rabbia. Resta dentro questa rabbia. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">E così facendo confermano che esiste solo questo. Che un altro mondo non è possibile. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Confermano la paura invece di innaffiare la speranza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Io conosco bene questa rabbia. La rispetto, perché è stata il mio pane quotidiano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quando avevo 17 anni mia madre tornò a casa coperta di sangue e di bruciature di sigarette. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Cosa fai quando sei un giovane comunista e vedi questo?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Io entrai nell’Armata Rossa. Per un anno intero pensai solo alla vendetta. Avevo in testa solo l’idea di uccidere chi aveva fattomale alla mia mamma.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Poi un giorno, forse una santa comunista, di quelle che vivono nel cielo dei martiri, mi mise una mano sulla testa. E mi resi conto che anche se ne avessi uccisi cento, mille, non avrei vendicato mia madre.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>L’unica vendetta possibile è dimostrare a queste anime uccise dalla paura, questi mostri che sguazzano nella loro infelicità, che un altro mondo è possibile ma non per loro, perché hanno perso la sensibilità alla vita</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Cosa ci può essere di più duro che mostrare a un uomo che ha sprecato la sua unica possibilità di vivere?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L’unico nostro possedimento è essere sensibili alla vita. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">E i torturatori uccidono ogni sensibilità praticando la tortura. Non gli resta niente!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Niente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Per questo nel 1974, per fortuna prima di iniziare a sparare, ho lasciato la lotta armata. E lentamente, pensando fino a farmi ronzare la testa, sono riuscito a vedere che cosa volevo fare del mio odio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">E ho capito che innanzi tutto volevo costruire dei pezzi del mio sogno, vederlo muoversi. Ho cominciato impastando il cemento e riparando il tetto di una casa sgarrupata. E ho continuato nei successivi 30 anni a costruire un posto dove la gente potesse sperimentare qualche cosa di completamente diverso: mangiare, ballare, studiare, incontrarsi in modo differente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">E oggi stiamo costruendo una città verde dove sia possibile vivere rispettando la terra l’aria e se stessi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La mia vendetta è che oggi qui vengono migliaia di persone, e a volte sono persone convinte che la loro vita sia l’unica tristezza possibile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Un giorno abbiamo organizzato un seminario di 7 giorni per <strong>insegnare ai clown a far ridere i bambini negli ospedali</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">C’era <strong>Patch Adams</strong>, il clown sciamano, Miloud, il clown che a Bucarest insegna la giocoleria ai bambini che vivono nei cunicoli sotterranei, Cataria, il maestro indiano dello yoga della risata che organizza incontri di migliaia di persone che ridono tutte insieme.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">C’erano 300 persone sotto un gran tendone ad ascoltare schiere di comici. Abbiamo riso tanto. E non mi ricordo di aver mai pianto così tanto. Perché arrivavano questi clown dottori e ti raccontavano cosa vuol dire veder morire un bambino meraviglioso, un tempio di gentilezza. E c’erano 12 ragazzi di strada di Bucarest che uno per uno raccontarono la loro vita e avevano le braccia e le gambe disseminate di tagli che si erano fatti da soli per lenire la disperazione. E alla fine abbracciammo tutti, in un unico assembramento, una specie di testuggine abbracciante, Gabriella che aveva suo padre morente. E tutti piangemmo con lei abbracciati, e forse ognuno, lì, riuscì finalmente a piangere per il suo proprio intimo dolore. E io intravidi la possibilità di un mondo dove non si smette mai di cercare il dono del ridere con gli altri qualunque cosa succeda. Perché non è importante che muoriamo, è importante quando siamo vivi, che riusciamo a celebrare la vita. <strong>Non c’è niente di più importante del ridere e dell’amare</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Mentre alla fine tutti stavano partendo arriva una signora: parcheggia, scende dalla macchina, incrocia parecchia gente che sta partendo, tutti la salutano e le sorridono. Lei arriva alla reception incazzatissima e mi urla: “Ma checcazzo è questa messa in scena che tutti mi salutano e mi sorridono? Chi pensate di prendere per il culo?”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">C’ha messo parecchie ore a capire che nessuno voleva prenderla in giro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quel giorno ho vendicato un grammo di dolore di mia madre.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.peacelink.it">www.peacelink.it</a></span></p>
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