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	<title>uomoplanetario.org &#187; World News</title>
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		<title>Google sfida Spotify con la musica in streaming</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 13:07:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<description><![CDATA[Google ha presentato un nuovo servizio di streaming musicale: Google play all access.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_17748" class="wp-caption aligncenter" style="width: 632px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/google1605.jpg"><img class="size-full wp-image-17748" alt="Il fondatore di Google Larry Page durante la conferenza di San Francisco, il 15 maggio 2013. (Jeff Chiu, Ap/Lapresse)" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/google1605.jpg" width="622" height="395" /></a><p class="wp-caption-text">Il fondatore di Google Larry Page durante la conferenza di San Francisco, il 15 maggio 2013. (Jeff Chiu, Ap/Lapresse)</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Google ha presentato un nuovo servizio di streaming musicale: Google play all access. La piattaforma permette agli utenti di ascoltare milioni di brani, e rappresenta una sfida a servizi come Spotify e Pandora. L’azienda l’ha mostrato al pubblico il 15 maggio nel corso della Google I/O, la conferenza annuale che si tiene a San Francisco.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Come funziona. Google play all access è disponibile per Android, ma anche in una versione studiata per i browser, in modo simile a Deezer e Grooveshark. Il servizio è a pagamento, con una tariffa fissa di 9,99 dollari al mese. È gratuito solo per il primo mese. Per i primi abbonati, è possibile avere un’offerta a prezzo scontato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L’applicazione permette agli utenti di creare delle playlist attingendo alla libreria di Google, ma anche aggiungendo i propri brani. C’è anche una funzione chiamata Explore, che suggerisce agli ascoltatori dei brani musicali in base ai loro ascolti e alle loro preferenze.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Lo streaming musicale di Google per ora è attivo solo negli Stati Uniti. L’azienda non ha rivelato quando arriverà anche in Europa e nel resto del mondo. La guida di The Verge:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Non penso che questo prodotto sconvolgerà il mercato e supererà Spotify”, ha dichiarato Chris Cooke, fondatore del sito Cmu music intervistato dalla Bbc. “La cosa interessante è che Google possiede già la piattaforma per ascoltare musica più redditizia del mondo, cioè YouTube. Solo che video non si integrano con Google Play”, conclude Cooke.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Mappe rinnovate. L’azienda di Mountain View ha anche presentato la nuova versione di Google maps. Tra le novità in vista c’è grafica, rivista e migliorata, la visualizzazione in 3d, garantita dall’integrazione con Google earth, e una maggiore possibilità di personalizzare la propria mappa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La guida di The Verge al nuovo Google maps:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Tra gli altri servizi annunciati da Google, c’è una nuova applicazione di messaggistica chiamata Google hangouts. L’app permette agli utenti di scambiare messaggi, foto e parlare in videochat. Questo prodotto è considerato una sfida a Whatsapp e Skype.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.internazionale.it">www.internazionale.it</a></span></p>
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		<title>I cambiamenti climatici stanno generando centinaia di milioni di profughi</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 22:53:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Energy Revolution]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[World News]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
		<category><![CDATA[global warming]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo è il genere di notizia che non si legge volentieri, ma che non si può ignorare.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17708" class="wp-caption aligncenter" style="width: 596px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Profughi-ambientali-Dadaab-2-586x390.jpg"><img class="size-full wp-image-17708" alt="Profughi ambientali" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Profughi-ambientali-Dadaab-2-586x390.jpg" width="586" height="390" /></a><p class="wp-caption-text">Profughi ambientali</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">EcoAlfabeta</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Questo è il genere di notizia che non si legge volentieri, ma che non si può ignorare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>Nei prossimi anni è sempre più probabile che centinaia di milioni di persone saranno costrette ad abbandonare la propria terra a causa del global warming</strong>. E’ il commento dell’economista ed esperto di cambiamenti climatici Nicholas Stern in seguito al fatto che la CO2 si sta avvicinando alle 400 ppm. (1)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Movimenti di massa saranno sempre più frequenti nei prossimi decenni a causa di un aumento della temperatura che potrebbe arrivare fino a cinque gradi centigradi. Questo trend è sempre più probabile, visto che i livelli di CO2 continuano ad essere in crescita, anzi in accelerazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">«Se le temperature dovessere arrivare a queli livelli, avremmo devastato gli schemi climatici tradizionali, diffondendo i deserti», ha dichiarato Stern «Centinaia di milioni di persone saranno costrette a lasciare le proprie terre a causa della riduzione o del collasso di agricoltura ed allevamento. I problemi sorgeranno quando tenteranno di migrare in regioni vicine, perchè nasceranno conflitti conle popolazioni locali. E non sarà un fatto occasionale; potrebbe diventare una caratteristica permanente della vita sulla terra.»</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>Se qualcuno pensa che Stern esageri è perchè non conosce i fatti o non li vuole conoscere</strong>, visto che i profughi ambientali esistono già  in varie zone del mondo, come documenta la gallery fotografica qui sotto, che vi invito a sfogliare anche se non è esattamente piacevole guardarla.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Siccità e inondazioni, unite ad un clima di alta instabilità politica stanno colpendo l’Africa orientale. Il più grande campo profughi del pianeta si trova a Dabaab (vedi le foto qui sotto) nel nord est del Kenya dove vivono circa mezzo milione di persone, in gran parte in fuga dalla Somalia. I profughi non scappano solo dalla guerra, ma anche da condizioni di vita sempre più difficili: negli ultimi quindici anni la disponibilità pro capite di cibo si è ridotta del 10% e quella di acqua del 50% (fonte FAO).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ma non si tratta solo di questo. Vorrei ricordare ancora altre due storie, per comprendere come i cambiamenti climatici possono influire in modo imprevedibile sulle condizioni di vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">In Bangladesh, migliaia di profughi si sono accampati nella capitale perchè a seguito della maggiore erosione fluviale hanno perso la loro abitazione.  Le basse isole del delta del Gange sono sempre più sommerse ed i pescatori si devono reinventare allevatori su terre arginali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Iniziano ad esserci profughi ambientali anche negli Stati Uniti. In Alaska gli Inuit sono forzati ad abbandonare alcuni insediamenti perchè la fusione del permafrost sta minando le ofndamenta delle abitazioni e rende la costa più vulnerabile all’erosione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">1) Il 9 maggio la concentrazione media giornaliera per la prima volta ha superato le 400 ppm (parti per milione) all’osservatorio di Mauna Loa, Hawaii. La CO2 oscilla stagionalmente e regionalmente a causa della diversa intensità della fotosintesi. Il trend globale di lungo periodo della CO2 ha comunque raggiunto 395 ppm.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.ecoblog.it">www.ecoblog.it</a></span></p>
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		<title>Un mondo ottagonale</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 01:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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		<description><![CDATA[Proviamo a dare uno sguardo al mondo dall’alto, proprio adesso. Con tutte le vicende drammatiche che vi si stanno svolgendo. C’è un Quadro Generale? Certo che sì.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17702" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/octagon-galtung.png"><img class="size-full wp-image-17702" alt="Un mondo ottagonale" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/octagon-galtung.png" width="500" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Un mondo ottagonale</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Johan Galtung</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Proviamo a dare uno sguardo al mondo dall’alto, proprio adesso. Con tutte le vicende drammatiche che vi si stanno svolgendo. C’è un Quadro Generale? Certo che sì, tutti noi ne abbiamo uno, ecco allora un tentativo, l’Ottagono, che si presenta così:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Otto grossi stati o regioni: <strong>USA, Russia, India, Cina</strong>, <strong>OIC</strong> (i 57 paesi musulmani), <strong>UE</strong> (27 [stati membri]), <strong>Africa</strong> (AU-Unione Africana, 54 paesi) e <strong>CELAC</strong>, [Comunità] America Latina e Caraibica, 33 paesi). Potremmo aggiungere Israele e Giappone agli USA ove il criterio sia la disponibilità a entrare in guerra con e per gli USA – ma Israele vuole che gli USA combattano le proprie guerre, e il Giappone, pur con i falchi giapponesi più che disposti a entrare nel club nucleare, è tuttora vincolato dalla sua costituzione che lo priva del diritto alla guerra. Sicché si stanno dando da fare per una nuova costituzione con un articolo per l’emergenza che potrebbe giustificare una presa di potere militare. Terribile. Si spera che la Germania non segua l’esempio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Le otto entità certamente differiscono per livello d’integrazione: in senso orario dagli USA, molto alto per i 4 primi grandi stati, molto debole per l’OIC, alto per l’UE ma lacerato fra il creditore tedesco e i consoci debitori, molto debole per l’Africa, medio per la CELAC ma in rapida intensificazione. Ma i più deboli compensano con l’entità delle proprie popolazioni: l’OIC ben oltre i 1.600 milioni, l’Africa oltre 1.000 milioni, come l’India e la Cina; invece USA e UE sono sotto il mezzo miliardo; come la Russia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Da un punto di vista economico, USA-UE sono in una strana crisi economica autodeterminata, malamente servita da quella pseudo-scienza chiamata economia – dicasi dottrina capitalistica –che si tratti dell’equazione Black-Scholes per il “giusto” prezzo dei derivati che trascura il campo di validità, degli erronei “reperti” circa l’impatto di un settore pubblico in contrazione sul settore privato, o dello scandalo Ramsey-Rogoff sulle relazioni fra debito e crescita; dottrina che conduce alla speculazione, al collasso e alle politiche d’austerità. Ma, benché gli economisti siano pagati per servire l’1% al vertice e si concentrino sull’economia come sistema, anziché sui mezzi di sussistenza ai livelli sociali più bassi, i politici non sono costretti a seguire i loro consigli a meno che siano da loro pagati per farlo. Gli economisti difficilmente impareranno da questo frangente, essendo intellettualmente rigidi, ma i politici possono sempre imparare a non prenderli sul serio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">C’è un circolo esterno – i BRICS – con il vantaggio comparativo di basarsi meno sull’economia neo-classica. La Business School di Harvard ha fama di aver soppresso molta della fiorente economia giapponese degli anni 1970; ora dedita a stampare moneta come USA e Gran Bretagna; i BRICS assorbono denaro. Ma, guardando la figura c’è una lacuna: nessuna economia musulmana importante. Con l’Arabia Saudita si avrebbero i BRICSS, stessa pronuncia; anche come la Cina fra i maggiori creditori. Ma la storia è chiara: l’Occidente–USA-UE – contro il Resto. Il 37% della popolazione mondiale vive nel segmento IC dei BRICS; il 60% in Asia; e sono popolazioni giovani smaniose di produrre e consumare, mentre USA-UE-Giappone – la vecchia Trilaterale – stanno invecchiando, e consumano assicurazioni sulla malattia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Che aspetto assume un tal quadro da un punto di vista più prettamente militare?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Gli USA ovviamente cercano di neutralizzare l’autonomia latinoamericana/caraibica come fanno con i vari interventi e uccisioni selettive, Francia-Gran Bretagna-Italia cercano di riconquistare l’Africa, e il Giappone vuole una certa egemonia nell’Asia dell’Est. Non ci riusciranno: l’integrazione latinoamericana è già troppo avanzata. L’Africa ricupererà con l’Islam, e Abe non può basare una propria massiccia esportazione ai paesi che il Giappone ha brutalizzato senza impegnarsi in una riconciliazione che fa di tutto per evitare. Abbiamo la sensazione di tre fasce militari attraverso l’Ottagono.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Laggiù a sud c’è il Movimento dei Non-Allineati (NAM), che saggiamente si tiene alla larga e basso nelle spese militari, generalmente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Nel centro temperato troviamo la vecchia NATO in espansione, che si lega al sistema AMPO USA-giapponese, anch’esso in espansione, guidato dal gigante con i piedi d’argilla stampati, il bilancio militare USA (con i francesi che stanno, saggiamente, riducendo il proprio bilancio). Basi Big Bang delle basi, che costano più dollari di quanto possano permettersi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">A Oriente troviamo la SCO – Organizzazione di Cooperazione di Shanghai in rapida espansione, che l’Occidente ufficialmente rifiuta di accettare come un fatto – con il nucleo musulmano centrasiatico-russo-cinese, e India, Pakistan e Iran come osservatori. Il segmento RC dei BRICS può espandersi ai suoi vicini di sigla. Scontri su Siria-Iran e in Asia dell’Est.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ora, come evolverà ciò politicamente? Potrà l’Occidente, sfidato dal Sud e dall’Oriente, passare da una reactio mirata a reinventare il passato, a una proactio? Come potrebbe configurarsi una tale mossa?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Molto facile e molto inverosimile. Gli USA che accolgano la CELAC in termini uguali, e la UE che lasci che l’Africa sia Africa – gli USA che s’industrializzino e l’UE che si agriculturizzi in cerca di maggior autosufficienza; uno scambio fra uguali, intra-settoriale anziché inter-settoriale. Il Giappone che faccia lo stesso per l’Asia dell’Est. Gli USA che dismettano metà delle basi e metà del bilancio militare in questo turno governativo e nel prossimo. La Cina che lasci perdere il suo imperialismo marittimo, riprendendo le tracce di “quando il mondo era l’Asia”, fra il 500 e il 1500 d.C., e condoni il 50% del debito USA in cambio di un disarmo al 50% – impegnandosi a restare fedele alla sua politica di non-intervento militare. La SCO che cooperi, pacificamente. L’Occidente che si volga alla crescita spirituale, culturale e a un livello decente d’uguaglianza, avendo ravvivato la propria democrazia controllando la bancocrazia e la tecnocrazia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Prognosi: l’Occidente corre come cavalli impazziti nella stalla in fiamme, facendosi male seriamente e passando il XXI secolo ad affondare nell’oblio; seguendo il primo decennio di auto-demolizione, usando come guida la negazione dei fatti. Tragico, purtuttavia. Preferiamo il piano A di cui sopra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.transcend.org/tms/2013/05/an-octagonal-world/">www.transcend.org</a></span></p>
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		<title>RESPINGIAMO LA “MONOCOLTURA DELLA MENTE”</title>
		<link>http://www.uomoplanetario.org/wordpress/2013/05/respingiamo-la-monocoltura-della-mente/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 01:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
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		<category><![CDATA[rivoluzione verde]]></category>
		<category><![CDATA[Vandana Shiva]]></category>

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		<description><![CDATA[In India i miliardari rinunciano alle colture ricche di ferro per puntare sulle banane geneticamente modificate.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17663" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/banana.jpg"><img class="size-full wp-image-17663" alt="Banane" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/banana.jpg" width="640" height="295" /></a><p class="wp-caption-text">Banane</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Vandana Shiva</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">In India i miliardari rinunciano alle colture ricche di ferro per puntare sulle banane geneticamente modificate.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La natura ci ha regalato una cornucopia di biodiversità, ricca di sostanze nutritive. La malnutrizione e la carenza nutrizionale sono il risultato della distruzione della biodiversità. La Rivoluzione Verde ha permesso la diffusione di riso e farina chimici, bandendo la biodiversità dalle nostre campagne e dalle nostre diete. E ciò che è sopravvissuto come coltura spontanea – ad esempio l’amaranto verde (chaulai) ed il chenopodium (bathua) che sono ricchi di ferro &#8211; sono stati innaffiati con veleni ed erbicidi. Invece di essere acclamati come doni ricchi di ferro e vitamine, questi vegetali sono stati trattati come erbacce. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La &#8220;monocoltura della mente&#8221; tratta la diversità come una malattia e crea strutture coercitive per rimodellare il nostro mondo biologicamente e culturalmente variato sui principi di una sola classe privilegiata, di una sola razza e di un solo genere appartenente ad una singola specie. Da quando la &#8220;monocoltura della mente&#8221; ha preso piede, la biodiversità è sparita dalle nostre campagne e dal nostro cibo. E’ la distruzione delle colture ricche di biodiversità che ha portato alle crisi di malnutrizione. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L’ultima follia degli ingegneri genetici è di promuovere in India banane geneticamente modificate per ridurre le carenze di ferro nelle donne indiane. Il 75% delle donne indiane soffre di carenza di ferro. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Un uomo ricchissimo di nome Bill Gates sta finanziando uno scienziato australiano, James Dale, che conosce una coltura, la banana, per imporre inefficaci e pericolose banane OGM a milioni di persone in India ed in Uganda.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Il progetto è una perdita di tempo e di denaro. Ci vorranno dieci anni e milioni di dollari per completare le ricerche. Intanto i governi, le agenzie di ricerca e gli scienziati diverranno ciechi alla biodiversità basata su alternative a basso costo, sicure, testate nel tempo, democratiche e gestite da donne. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Le donne indiane hanno una grande conoscenza della biodiversità e della nutrizione; nel corso delle generazioni l’hanno ricevuta dalle loro madri e dalle loro nonne. Qualunque donna vi dirà che la soluzione alla malnutrizione sta nell’aumentare la nutrizione, ossia, aumentare la biodiversità. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Per fronteggiare le carenze di ferro, piante ricche di ferro dovrebbero essere coltivate ovunque, nelle fattorie, nei giardini delle cucine, nei giardini comuni, nei giardini delle scuole. La carenza di ferro non è stata creata dalla natura e possiamo sbarazzarci di essa diventando co-creatori e co-produttori della natura. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ma c’è un mito della creazione che ignora sia la creatività della natura che la biodiversità, come anche la creatività, intelligenza e sapienza delle donne. Secondo questo mito della creazione di paternità capitalista, i creatori sono uomini ricchi e potenti. Possono possedere la vita attraverso brevetti e proprietà intellettuali. Possono trafficare con la complessa evoluzione millenaria della natura e chiamare i loro volgari atti di manipolazione genetica, “creazione” della vita, del cibo e della nutrizione. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La biodiversità indigena dell’India offre risorse ricche di ferro. Per esempio, l’amaranto ha 11.0 mg di ferro per 100 gr, il grano saraceno ne ha 15.5 mg e l’amaranto verde ne ha fino a 38.5mg, la karonda 39.1 mg e lo stelo del loto 60.6 mg. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Le banane hanno solo 0.44 mg di ferro per 100 grammi di parte edibile. Ogni sforzo di aumentare il contenuto di ferro nelle banane impallidisce di fronte al contenuto di ferro della nostra biodiversità indigena. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Non soltanto la banana OGM non è la scelta migliore per apportare ferro nella nostra dieta, ma minaccerà progressivamente la biodiversità delle banane e delle colture ricche di ferro ed introdurrà un nuovo rischio ecologico. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Se adottata, la banana Ogm sarà coltivata in grandi monocolture come il cotone Bt geneticamente modificato nelle piantagioni di banane in America centrale. Il governo e le altre organizzazioni sponsorizzeranno questa falsa soluzione e la nostra biodiversità di cibo ricco di ferro scomparirà. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Inoltre, le nostre varietà locali di banana verranno soppiantate e contaminate. Queste includono le varietà Nedunendran, Zanzibar, Chengalikodan e la Manjeri Nendran II. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L’idea di un’ ”agricoltura nutriente” fatta di pochi nutrienti coltivati in monocolture è già promossa a livello politico, il ministro delle finanze P.Chindambaram ha annunciato un progetto cardine di “nutri farms” nel suo discorso sul budget del 2013. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L’uomo ha bisogno di una biodiversità di nutrienti, inclusi una vasta gamma di micronutrienti ed elementi in tracce. Questi provengono da terreni sani e dalla biodiversità. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Tra le brigate dei biotecnici c’è un’urgenza perversa di dichiarare guerra alla biodiversità ed alla sua fonte. E’ stato fatto un tentativo di introdurre il Bt brinjal in India, che è il centro della diversità del brinjal, il mais OGM è stato introdotto in Messico, il centro della diversità del mais. La banana OGM si sta introducendo nei due paesi in cui la banana è una coltura significativa ed ha una grande diversità. Una è l’India, l’altra è l’Uganda, l’unica nazione in cui la banana è un prodotto basilare. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">HarvestPlus è la corporation che sta promuovendo “biofortification”- tirando su le colture ed aumentando il loro valore nutrizionale. Ma gli esperti dicono che l’aumento dei nutrienti nei cibi potrebbe portare a problemi insormontabili; potrebbe apportare una quantità tossica di nutrienti ad un individuo e causare anche effetti collaterali associati, e c’è il rischio che i prodotti fortificati non siano una soluzione alla carenza di nutrienti presso le popolazioni a basso reddito, che potrebbero non essere in grado di permettersi i nuovi prodotti ed i cui bambini potrebbero non essere in grado di consumarne quantità adeguate. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Gli scienziati australiani stanno usando un virus che infetta le banane come uno starter. Il virus potrebbe diffondersi attraverso il transfer orizzontale di geni. Tutti gli scienziati genetici utilizzano geni che provengono da batteri e virus. Studi indipendenti hanno dimostrato che ci sono rischi per la salute associati a cibi OGM. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Non c’è alcuna necessità di introdurre una tecnologia pericolosa all’interno di un cibo povero di ferro come la banana, quando abbiamo così tanti cibi accessibili, sicuri, a portata di mano ed opzioni diverse per venire incontro alle nostre esigenze nutrizionali di ferro. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Dobbiamo migliorare la nutrizione aumentando la biodiversità, non &#8220;fortificando&#8221; industrialmente cibi vuoti ad un costo alto, o mettendo uno o due nutrienti all’interno di colture geneticamente ingegnerizzate. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Non abbiamo bisogno di questi esperimenti irresponsabili che creano nuove minacce alla biodiversità e alla nostra salute; non abbiamo bisogno di soluzioni nutritive imposte da uomini potenti seduti in posti lontani, che sono totalmente ignoranti sulla biodiversità dei nostri campi e dei nostri piatti tradizionali, e che non devono subire le conseguenze del loro potere distruttivo. Dobbiamo mettere la sicurezza alimentare in mano alle donne, in modo che finanche l’ultima donna e l’ultimo bambino possano godere dei doni naturali della biodiversità. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.commondreams.org">www.commondreams.org</a><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Traduzione per <a href="http://www.comedonchsciotte.org">www.comedonchsciotte.org</a> a cura di ALESSANDRA</span></p>
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		<title>Tornado in Emilia Romagna (video)</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 00:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
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		<description><![CDATA[I climatologi sono seriamente preoccupati.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17644" class="wp-caption aligncenter" style="width: 546px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Tornado-in-Emilia-Romagna.jpg"><img class="size-full wp-image-17644" alt="Tornado in Emilia Romagna" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Tornado-in-Emilia-Romagna.jpg" width="536" height="348" /></a><p class="wp-caption-text">Tornado in Emilia Romagna</p></div>
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		<title>Gorbaciov: Una perestrojka della sostenibilità per rivoluzionare il mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 13:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[L'ultimo presidente dell'Urss, Mikhail Gorbaciov, in diretta video da Mosca, ha dato il via a Ginevra alla conferenza stampa dedicata ai 20 anni di attività di Green Cross International.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_17623" class="wp-caption aligncenter" style="width: 613px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/603-0-20110228_153907_D20188F8.jpg"><img class="size-full wp-image-17623" alt="Michail Gorbačëv" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/603-0-20110228_153907_D20188F8.jpg" width="603" height="401" /></a><p class="wp-caption-text">Michail Gorbačëv</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large; font-family: helvetica;">L&#8217;ultimo presidente dell&#8217;Urss, Mikhail Gorbaciov, in diretta video da Mosca, ha dato il via a Ginevra alla conferenza stampa dedicata ai 20 anni di attività di Green Cross International. «Negli ultimi due decenni &#8211; ha affermato &#8211; la comunità internazionale ha fallito miseramente nel tentativo di rispondere alle minacce per l&#8217;umanità e l&#8217;ambiente, e sta, invece, mettendo i profitti al di sopra delle persone con il suo approccio miope e pericoloso nell&#8217;occuparsi dei cambiamenti climatici e dello sviluppo sostenibile. L&#8217;origine della crisi è chiara. La popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone entro il 2050. Una simile pressione demografica, accoppiata a un&#8217;economia mondiale fatiscente e allo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, non farà che alimentare la sofferenza, diffondere la povertà, ridurre la sicurezza umana, causare ulteriori conflitti e degradare ulteriormente l&#8217;ambiente. Una &#8220;perestrojka&#8221; della sostenibilità è necessaria per rivoluzionare il modo in cui le persone danno valore alla vita: alla propria, a quella dei loro figli e a quella dell&#8217;unico pianeta che condividiamo».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large; font-family: helvetica;">Tutta <strong>Green Cross</strong>, l&#8217;organizzazione ambientalista fondata da Gorbaciov, dopo il Summit di Rio de Janeiro del 1992 per rispondere alle sfide congiunte di sicurezza, povertà e degrado ambientale, si è unita all&#8217;appello del suo presidente per chiedere «Ai responsabili delle nazioni di lavorare insieme per proteggere l&#8217;ambiente e garantire i diritti umani». Secondo Alexander Likhotal, presidente di Green Cross International, «C&#8217;è bisogno di soluzioni sistemiche e integrate; i leader devono essere onesti circa la portata della sfida e riconoscere che azioni frammentate non sono più sufficienti».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large; font-family: helvetica;">Dal 1993, Green Cross e le sue organizzazioni nazionali in oltre 30 Paesi hanno sviluppato progetti riguardanti i più svariati campi; l&#8217;istruzione: attraverso iniziative didattiche innovative, come l&#8217;Earth Charter art contest, il Green Lane Diary e Immagini per la Terra, è stato possibile raggiungere oltre 1 milione di bambini; la smilitarizzazione: Green Cross ha agevolato la distruzione in sicurezza di oltre 50.000 tonnellate di armi chimiche; ha promosso la ratifica e l&#8217;adesione ai trattati bilaterali e multilaterali sulle armi chimiche e nucleari; l&#8217;acqua: l&#8217;Ong si è battuta per il riconoscimento del diritto umano all&#8217;acqua e ai servizi igienico-sanitari, ottenuto nel 2010; ha promosso la Convenzione sui corsi d&#8217;acqua delle Nazioni Unite per la cooperazione sui fiumi transfrontalieri mondiali; ha fornito acqua potabile e sicura e servizi igienico-sanitari alle popolazioni di Africa, America Latina, Asia e Europa orientale; salute e bisogni sociali: l&#8217;Ong ha fornito assistenza sanitaria, aiuto socio-economico e sostegno all&#8217;istruzione a oltre 30.000 persone colpite dal disastro nucleare di Chernobyl, dall&#8217;uso dei defolianti nel Sud-Est asiatico e dagli attacchi con armi chimiche nelle regioni curde del nord dell&#8217;Iraq; energia: sono stati realizzati interventi per la produzione di energia rinnovabile e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e dal nucleare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large; font-family: helvetica;">Jan Kulczyk, chairman di Green Cross International, ha insistito sulla «Necessità di puntare sulla green economy, come soluzione praticabile per tramutare le idee in realtà. Le imprese possono e devono dare l&#8217;esempio, affinché tutto il ciclo della produzione dei beni e servizi, partendo dalla progettazione degli stessi, sia improntato alla sostenibilità. Le strategie e gli obiettivi devono essere a lungo termine e strutturati in modo tale che i nostri figli e nipoti possano vivere in armonia con il nostro pianeta».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large; font-family: helvetica;">Per celebrare il suo 20° anniversario, Green Cross ha pianificato una serie di eventi speciali per i prossimi mesi, compresa la sua Assemblea generale e la conferenza Earth Dialogues (Dialoghi per la Terra), che si terranno il 2 e il 3 settembre nella sede Onu a Ginevra. Elio Pacilio, presidente di Green Cross Italia, conclude: «In questo periodo di crisi è fondamentale accentuare il dialogo per costruire un futuro sostenibile; lo scontro non porta soluzioni. È il momento di agire in prima persona e di unire tutte le azioni positive che ognuno di noi, dalla società civile ai governi, alle imprese, ai singoli cittadini, può fare».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.greenreport.it">www.greenreport.it</a></span></p>
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		<title>Se McDonald&#8217;s dura per sempre. 14 anni dopo il panino è uguale</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 00:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura biologica]]></category>
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		<description><![CDATA[Un uomo americano ha acquistato un panino nel 1999 per una «lezione» ai suoi nipoti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Francesco Tortora</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Cosa accadrebbe se conservassimo un succulento panino farcito per qualche settimana nelle nostre tasche? Sicuramente ammuffirebbe ed emanerebbe un cattivo odore. Ciò non capita ai panini di McDonald&#8217;s. Lo sa bene David Whipple, un cittadino americano dello Utah che ha mostrato come un sandwich acquistato 14 anni fa in un ristorante della famosa catena di fast food sia rimasto intatto e abbia conservato lo stesso aspetto nonostante il trascorrere del tempo</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L&#8217;ESPERIMENTO &#8211; Wipple ha raccontato durante il programma televisivo della Cbs «The Doctors» di aver acquistato l’hamburger nel lontano 1999. Il cittadino statunitense inizialmente avrebbe voluto conservarlo un paio di mesi per dimostrare ai suoi amici che <strong>nel panino c&#8217;erano talmente tanti conservanti capaci di mantenere il sandwich immutato</strong>. Tuttavia Wipple ha dimenticato l&#8217;oggetto del suo esperimento in un vecchio cappotto e lo ha ritrovato con tanto di scontrino solo dopo due anni. Nel 2001 il risultato già appariva stupefacente: i conservanti e gli enzimi avevano mantenuto intatto il sandwich e quest&#8217;ultimo non emanava né un cattivo odore né mostrava segni di muffa. Solo i cetriolini all&#8217;interno del panino si erano completamente disintegrati. Ma anche <strong>ora che sono passati ben 14 anni dall&#8217;acquisto l&#8217;immagine dell&#8217;hamburger non è affatto cambiata: il panino conserva il solito aspetto e non vi sono segni di deterioramento</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">ESEMPIO PER I NIPOTINI &#8211; In un primo momento Whipple ha pensato di vendere «l&#8217;hamburger più vecchio del mondo» su eBay. Le offerte non sono mancate e alcuni utenti erano disposti a offrire fino a 2000 dollari pur di appropriarsi della «reliquia». Tuttavia il cittadino statunitense ha preferito tenerlo con sé e mostrarlo ai suoi nipoti ogni qual volta gli chiedono di andare a mangiare da McDonald&#8217;s: «È qualcosa di fantastico da far vedere ai nipotini &#8211; ha spiegato Whipple durante lo show televisivo &#8211; <strong>Guardando questo sandwich capiranno cosa significa mangiare nei fast food</strong>».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.corriere.it">www.corriere.it</a></span></p>
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		<title>A Guantanamo mi stanno uccidendo (dedicate un minuto a questa testimonianza)</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 01:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[No alla tortura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<category><![CDATA[tortura]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Samir Naji al Hasan Moqbel, è prigioniero a Guantanamo dal 2002. Non è mai stato incriminato né processato. Da 70 giorni è in sciopero della fame.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_17593" class="wp-caption aligncenter" style="width: 715px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/A-Guantanamo-mi-stanno-uccidendo.jpg"><img class="size-full wp-image-17593" alt="A Guantanamo mi stanno uccidendo" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/A-Guantanamo-mi-stanno-uccidendo.jpg" width="705" height="504" /></a><p class="wp-caption-text">A Guantanamo mi stanno uccidendo</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Gennaro Carotenuto</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Samir Naji al Hasan Moqbel, è prigioniero a Guantanamo dal 2002. Non è mai stato incriminato né processato. Da 70 giorni è in sciopero della fame. Ha raccontato la sua storia, attraverso un interprete arabo, agli avvocati di Reprieve, una ONG che offre assistenza legale a prigionieri che non hanno possibilità di difendersi. La sua testimonianza è stata pubblicata dal New York Times.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">C’è un uomo qui che pesa solo 35 kg. Un altro 44. L’ultima volta che mi hanno pesato ero 59 kg. Ma è stato oltre un mese fa. Sono in sciopero della fame dal 10 febbraio e credo di aver già perso più di 30 chili. Non mangerò finché non ripristineranno la mia dignità. Sono detenuto a Guantanamo da 11 anni e tre mesi. Non sono mai stato incriminato di alcun delitto. Non sono mai stato processato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Dovrei essere a casa da anni – nessuno pensa seriamente che io sia una minaccia – ma resto qui. Anni fa i militari [USA] mi dissero che ero una “guardia” di Osama bin Laden. È un’accusa senza senso, una cosa da film americani di quelli che mi piaceva guardare. Neanche loro ci credono. Ma non sono interessati a quanto tempo io debba restare seduto qui.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Nel 2000, a casa mia, nello Yemen, un amico d’infanzia mi disse che in Afghanistan avrei potuto guadagnare meglio dei 50 $ al mese che mi davano in fabbrica, e avrei potuto mantenere la mia famiglia. Non avevo mai viaggiato e non sapevo nulla dell’Afghanistan, ma ho provato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ho sbagliato a fidarmi di lui. Non c’era lavoro. Volevo lasciare ma non avevo i soldi per tornare a casa. Dopo l’invasione americana del 2001 sono fuggito in Pakistan come tanti altri. I pakistani mi hanno arrestato mentre cercavo di andare all’ambasciata yemenita. Sono stato inviato a Kandahar e da lì messo sul primo aereo per Gitmo [Guantanamo].</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Lo scorso 15 marzo ero ricoverato nell’ospedale della prigione per le mie condizioni a causa dello sciopero della fame. Una squadra di otto agenti della polizia militare in tenuta antisommossa ha fatto irruzione, mi ha legato al letto e mi ha inserito nella mano un ago per alimentarmi forzosamente. Mi hanno lasciato 26 ore legato al letto impedendomi di andare in bagno. Poi mi hanno inserito un catetere. È stato doloroso, degradante e inutile. Mi hanno impedito perfino di pregare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Non dimenticherò mai la prima volta che mi hanno infilato il sondino nel naso. Non riesco a descrivere quanto sia doloroso essere sottoposto ad alimentazione forzata in questo modo. Appena lo hanno spinto in su volevo vomitare, ma non ci riuscivo. Sentivo ardere il mio petto, la gola e lo stomaco. Non avevo mai provato tanto dolore prima e non vorrei una punizione così crudele su nessuno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Da allora sono in alimentazione forzata. Due volte al giorno mi legano ad una sedia nella mia cella. Mi bloccano le braccia, le gambe e la testa. Non so mai quando arriveranno. A volte vengono durante la notte, quando sto dormendo. Ci sono così tanti di noi in sciopero della fame che non ci sono abbastanza membri dello staff medico per effettuare le alimentazioni forzate regolarmente. Così lo fanno quando possono.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Durante un’alimentazione forzata l’infermiera ha spinto il tubo di circa 18 pollici nel mio stomaco, facendomi più male del solito perché stava facendo le cose troppo in fretta. Ho chiamato l’interprete per chiedere al medico cosa non andasse. Era così doloroso che ho pregato loro di smettere. L’infermiera ha rifiutato di sospendere l’alimentazione forzata. Mentre stavano finendo, il “cibo” si è versato sui miei vestiti. Ho chiesto loro di cambiarmi, ma la guardia ha rifiutato strappandomi anche quest’ultimo brandello della mia dignità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quando vengono, se rifiuto di essere legato, chiamano la squadra antisommossa. Almeno mi resta una scelta. Posso rifiutarmi ed essere picchiato oppure accettare l’alimentazione forzata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L’unica ragione per la quale mi tengono qui è che il presidente Obama rifiuta di inviare qualsiasi detenuto nello Yemen. Questo non ha senso. Io sono un essere umano, non il mio passaporto, e merito di essere trattato come tale. Io non voglio morire qui ma fino a quando il presidente Obama e il presidente dello Yemen non faranno qualcosa io rischierò di morire qui ogni giorno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Dov’è il mio governo? Sono disposto a sottomettermi a tutte le “misure di sicurezza” che vorranno pur tornare a casa, anche se sarebbero del tutto inutili. Accetto qualunque cosa pur di uscire da qui. Oggi ho 35 anni. Tutto quello che voglio è rivedere la mia famiglia e iniziarne una mia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La situazione è disperata ora. Tutti i detenuti qui stanno soffrendo profondamente e almeno 40 di noi sono in sciopero della fame. Ogni giorno ci sono svenimenti. Io vomito sangue. Ma non c’è fine in vista per la nostra prigionia. Rifiutare il cibo e rischiare la morte ogni giorno è la scelta che abbiamo fatto per la nostra dignità. Spero solo che tanto dolore serva a che gli occhi del mondo guardino a Guantanamo prima che sia troppo tardi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.gennarocarotenuto.it">www.gennarocarotenuto.it</a></span></p>
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		<title>GREENPEACE: OGGI IL PROCESSO PER LA PROTESTA CONTRO LA CENTRALE DI PORTO TOLLE NEL 2006</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 11:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli attivisti a processo sono imputati per interruzione di pubblico servizio e danneggiamenti. Il primo reato contestato ha del paradossale: la centrale non era operativa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17541" class="wp-caption aligncenter" style="width: 587px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/Greenpeace-a-Porto-Tolle-YouTube.jpg"><img class="size-full wp-image-17541" alt="Attivisti di Greenpeace in azione a Porto Tolle nel 2006" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/Greenpeace-a-Porto-Tolle-YouTube.jpg" width="577" height="431" /></a><p class="wp-caption-text">Attivisti di Greenpeace in azione a Porto Tolle nel 2006</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Una trentina di attivisti di Greenpeace saranno giudicati oggi per un’azione di protesta pacifica e non violenta con la quale, nel 2006, occuparono per tre giorni la centrale a olio combustibile di Porto Tolle, proprietà dell’Enel.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La protesta nasceva dalla volontà dell’azienda di convertire quell’impianto a carbone, scegliendo dunque la fonte energetica più nociva per il clima e la salute, ignorando la disponibilità – proprio davanti all’impianto – del più grande terminal gasiero offshore al mondo. La centrale Enel di Porto Tolle, inoltre, era stata mantenuta senza controlli ambientali per oltre 20 anni, motivo per cui sono stati poi condannati &#8211; con sentenza definitiva &#8211; i vertici dell’Enel, oltre che i dirigenti della centrale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L’azione arrivava alla vigilia della presentazione, da parte del governo italiano, del Piano delle emissioni di CO2: il tetto proposto era di 209 milioni di tonnellate l’anno, ben oltre quanto stabilivano le linee guida europee (186). Il Piano venne effettivamente presentato; ma pochi mesi dopo, la Commissione europea vi apportò un taglio di oltre 13 milioni di tonnellate, dando parzialmente ragione alle richieste di Greenpeace e degli ambientalisti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La protesta a Porto Tolle si collegava direttamente a quella vicenda, sottolineando la contraddizione tra la realizzazione di una nuova centrale a carbone e la difesa del clima: gli impianti termoelettrici a carbone sono, infatti, la principale fonte di emissione di CO2 a livello globale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Gli attivisti a processo sono imputati per interruzione di pubblico servizio e danneggiamenti. Il primo reato contestato ha del paradossale: la centrale non era operativa – nei giorni della protesta – e si trattava, in ogni caso, di un impianto non a norma. Per quanto attiene ai danneggiamenti, gli attivisti di Greenpeace, ‘armati’ di vernice e pennello, scrissero sulla ciminiera “NO AL CARBONE”: un danno, questo, incommensurabilmente inferiore a quello che </span><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">provocherebbe una centrale a carbone quale quella che Enel vorrebbe realizzare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Il processo di oggi è solo una dei molteplici appuntamenti giudiziari di Greenpeace con Enel” dichiara Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, ricordando come l’azienda si sia costituita parte civile contro l’associazione. “Il progetto di Porto Tolle è ancor oggi in fase di valutazione: ben due leggi ad hoc – una nazionale e una regionale – ne hanno permesso la sopravvivenza nonostante la bocciatura venuta dal Consiglio di Stato nel 2011. Una conversione a carbone della centrale di Porto Tolle determinerebbe emissioni di CO2 pari a 10 milioni di tonnellate l’anno e causerebbe, su base annua, danni economici fino a 234 milioni di euro e una mortalità prematura stimata in 85 casi”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Leggi il briefing “Porto Tolle: analisi comparativa dell’impatto </span><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">sanitario”:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><a href="http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Porto-Tolle-analisi-comparativa-dellimpatto-sanitario/">http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Porto-Tolle-analisi-comparativa-dellimpatto-sanitario/</a></span></p>
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		<title>Mini turbine eoliche</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 11:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vento offre l'opportunità di produrre anche in città energia pulita e conveniente.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17517" class="wp-caption aligncenter" style="width: 641px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/Mini-Wind-Turbines.jpg"><img class="size-full wp-image-17517" alt="Mini Wind Turbines" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/Mini-Wind-Turbines.jpg" width="631" height="346" /></a><p class="wp-caption-text">Mini Wind Turbines</p></div>
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