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	<title>uomoplanetario.org &#187; World News</title>
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		<title>Iran, Khamenei: «la bomba atomica è grande peccato»</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 09:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci ha pensato la Guida Suprema Ali Khamenei a stemperare la tensione dopo che le autorità iraniane hanno negato agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) l’accesso al sito nucleare di Parchin.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ci ha pensato la Guida Suprema <strong>Ali Khamenei</strong> a stemperare la tensione dopo che le autorità iraniane hanno negato agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) l’accesso al sito nucleare di Parchin. “<strong>L’Iran non sta cercando né cercherà mai di ottenere la bomba atomica</strong>”, poiché “<strong>dal punto di vista della giurisprudenza islamica detenere un ordigno nucleare costituisce grande peccato</strong>”, ha detto Khamenei ai tecnici e scienziati nucleari.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Già in passato l’ayatollah aveva emesso una fatwa in merito, agiungendo che “<strong>Tenere questo tipo di armi è inutile e pericoloso</strong>”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Intanto, l’Aiea ha annunciato oggi di non essere riuscita a raggiungere un accordo con l’Iran sul suo programma nucleare nel corso dei due giorni di colloqui condotti a Teheran.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.eilmensile.it">www.eilmensile.it</a></span></p>
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		<title>Come nasce il simbolo della pace?</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 08:12:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[54 anni fa, Gerald Holtom disegna l'emblema della nonviolenza. Pioniere del suo tempo, si rifiuterà di registrare il marchio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Lorenzo Mannella</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Sulle bandiere, sugli striscioni, sui cartelli. E da qualche tempo, anche sulle guance (soprattutto delle ragazze). I manifestanti che da generazioni sfilano per le strade di mezzo mondo <strong>contro tutte le guerre</strong> hanno un <strong>simbolo in comune</strong>: il segno della pace, il cerchio tagliato da tre linee. Nato il 21 febbraio 1958 dalla mente dell&#8217;artista inglese <strong>Gerald Holtom</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">In origine il simbolo era stato ideato in occasione della <strong>prima marcia di Aldermaston</strong>, una manifestazione organizzata per la campagna di <strong>disarmo nucleare</strong>. Holtom aveva convinto il <strong>Direct Action Committee Against Nuclear War</strong> (Dac) della necessità di dare al <strong>movimento per il disarmo</strong> un <strong>unico simbolo</strong> sotto cui riconoscersi. Così, l&#8217;artista decise di creare un disegno dallo stile semplice e facilmente riproducibile. Come dichiarò lui stesso, <strong>le tre linee sono la sovrapposizione delle lettere N e D</strong> – che stanno per <strong>Nuclear Disarmament</strong> – prese dall&#8217;alfabeto semaforico. <strong>Il cerchio, invece, simboleggia la Terra</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ma c&#8217;è di più, perché in origine Holtom aveva immaginato il simbolo della pace con le linee divergenti rivolte verso l&#8217;alto. Secondo l&#8217;artista, in questo modo il logo avrebbe ricordato <strong>la posizione di un essere umano che solleva le braccia in preda alla disperazione</strong>. Proprio come l&#8217;uomo che si staglia davanti al plotone di esecuzione nel famoso <strong>dipinto di Goya</strong>. Un&#8217;immagine decisamente cupa, ma dopo tutto bisogna ricordare che in quegli anni il mondo vacillava sul baratro di una guerra nucleare. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">All&#8217;ultimo momento, l&#8217;artista decise di abbandonare ogni simbologia negativa e rovesciò il disegno originale. In effetti, così come lo conosciamo oggi, il simbolo con <strong>il circolo e le tre linee trasmette un messaggio ben lontano dalla rassegnazione</strong>. E infatti, nel giro di pochi anni l&#8217;emblema della pace fu adottato a pieno titolo dai movimenti d&#8217;oltreoceano. Tutto merito del fatto che <strong>Holtom si rifiutò sempre di proteggere la propria creazione per mezzo del copyright</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La vera esplosione del simbolo della pace si manifestò negli anni &#8217;60 in occasione dei movimenti spontanei contro la <strong>guerra del Vietnam</strong> che attraversarono tutti gli Stati Uniti. La facilità con cui il cerchio e le tre linee potevano essere tracciate permisero al logo creato da Holtom di coprire i volti, i muri e le automobili di un&#8217;intera generazione. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Nonostante l&#8217;opposizione dei conservatori dell&#8217;epoca – la John Birch Society definì il disegno di Holtom un simbolo satanico – il segno scavalcò indenne gli anni &#8217;70 e &#8217;80, accrescendo sempre di più la sua diffusione fino a oggi. Chiunque voglia testimoniare idee di pace e libertà, avrà sempre quell’emblema cui fare riferimento.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.wired.it">www.wired.it</a></span></p>
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		<title>La pillola più amara – Un nuovo pericolo per le bambine prostitute del Bangladesh</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 09:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi tempi, per queste ragazze, bambine per l’età che hanno, ad una vita segnata dalla schiavitù e dallo sfruttamento sessuale si aggiunge un nuovo pericolosissimo rischio. Questo rischio si chiama Oradexon.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">G.M.B. Akash</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quasi un migliaio di donne e ragazze vivono e lavorano nei bordelli-fortezza di Faridpur, <strong>Bangladesh</strong>. Molte di loro sono minorenni e non vengono pagate perché sono chhukri, schiave in poche parole.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Negli ultimi tempi, per queste ragazze, bambine per l’età che hanno, ad una vita segnata dalla <strong>schiavitù</strong> e dallo <strong>sfruttamento sessuale</strong> si aggiunge un nuovo pericolosissimo rischio. Questo rischio si chiama <strong>Oradexon</strong>, un farmaco identico a quelli presenti sul mercato per l’ingrassamento del bestiame.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Alle ragazze questo <strong>steroide</strong> viene somministrato affinché sembrino più adulte di quello che sono e diventino più attraenti per la clientela del bordello. Uno degli effetti collaterali principali è l’idropsia, un accumulo di liquido negli organi interni che provoca un gonfiore addominale progressivamente crescente. Il risultato da raggiungere è una donna in carne più attraente per l’uomo bengalese.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L’Oradexon crea dipendenza e danni ancora maggiori con il passare del tempo. Compromette le funzioni renali, aumenta la pressione del sange e interferisce con la normale produzione di ormoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Nessuno conosce la storia di queste ragazze senza identità vendute dalla nonna, dal marito o nate e cresciute direttamente in un bordello, figlie di un’altra prostituta. Senza nessun diritto di base, escluse dalla società, annientate dal disprezzo per se stesse, sono donne senza voce.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.eilmensile.it">www.eilmensile.it</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Prove di green city</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 08:36:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecoquartieri, orti urbani, case nel bosco. Il sogno di un posto dove natura e tecnologia convivono potrebbe diventare realtà. Come dimostrano questi progetti molto “eco”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">In questi anni di politica sostenibile e global warming, il sogno di una città non più nemica della natura, ma sua alleata, ha preso lentamente forma. Il verde si sta insediando negli spazi metropolitani. Le aree abbandonate dei quartieri vengono risistemate come parchi oppure orti urbani. Gli studi di architettura fanno a gara nel presentare progetti sempre più “green” e i piani di riqualificazione delle città passano attraverso una politica ambientale che tiene conto di fattori come la mobilità e il verde. Esempi: a Milano, in zona Porta Nuova, entro il 2015 sorgerà <strong>Bosco Verticale</strong>, due torri che alterneranno ai piani degli appartamenti, balconi fitti d’alberi per creare un microclima attorno ai palazzi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Altro progetto verde anzi verdissimo, è <strong>Green Leaf</strong>, l’eco-quartiere che sorgerà in Bagladesh fatto di case e di piante per tenere al fresco gli abitanti nei mesi più caldi e contenere l’acqua  in quelli di intense precipitazioni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Poi ci sono i neoeremiti, quelli che alla filosofia di una vita ecologica, sposano l’idea di fuga dalla città. È il caso di Simon Dale, professione fotografo, che ha mandato a quel paese il mutuo e, insieme alla famiglia, ha ricavato la sua abitazione negli anfratti di un bosco per la conveniente cifra di 3500 euro. Ma le prove di trasferimento della civiltà in campagna o viceversa per creare un luogo in cui città e natura convivano in simbiosi sono tante.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.wired.it">www.wired.it</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Record di freddo? Macchè, gennaio 2012 uno dei più caldi della storia</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 10:26:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mese di gennaio infatti è risultato uno dei più caldi della storia. Più precisamente è il diciannovesimo mese di gennaio più caldo dall’inizio delle rilevazioni effettuate nel 1880.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Marco Mancini</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Il freddo record che si è registrato tra la fine di gennaio e le prime due settimane di febbraio, e che ancora persiste in alcune parti della Penisola, può essere dovuto ad un fenomeno diametralmente opposto. Il mese di gennaio infatti è risultato uno dei più caldi della storia. Più precisamente è il diciannovesimo mese di gennaio più caldo dall’inizio delle rilevazioni effettuate nel 1880.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Lo ha rilevato l’<strong>US National Oceanic and Atmospheric Administration</strong> (NOAA) che calcola la temperatura del terreno e degli oceani da oltre un secolo, ed ha potuto rilevare così che nello scorso mese la temperatura media è stata di <strong>12 gradi Celsius</strong>, ben al di sopra della media del ventesimo secolo. Un <strong>caldo record</strong> che si è registrato in particolare nell’<strong>emisfero Nord</strong>, compresa l’Europa dove in effetti ci siamo sorpresi di non vedere la neve fino praticamente a febbraio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Il gennaio scorso non è un caso isolato, ma infatti segue il <strong>record del 2011</strong>, uno degli anni più caldi della storia, a causa del quale, affermano gli geologi, alcuni fenomeni naturali incontrollabili come <strong>uragani, siccità</strong> e, perché no, anche <strong>correnti ghiacciate improvvise</strong> come quelle dei giorni scorsi, <strong>saranno sempre più frequenti</strong>. Sicuramente vi sarete resi conto di quanto negli ultimi anni le condizioni metereologiche siano state sempre più estreme, con <strong>temperature o troppo calde o troppo fredde</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Secondo i <strong>metereologi</strong> americani dovremo abituarci a tutto ciò perché d’ora in avanti sarà sempre più frequente. Per gli scienziati dell’MIT gli uragani come Irene che nella scorsa estate ha devastato i Caraibi e parte degli Stati Uniti avvengono una volta ogni 3-20 anni in condizioni normali. Ma Katrina ce la ricordiamo bene, come ci ricordiamo altri uragani che si sono susseguiti tra questi due. Secondo quanto affermano infatti, il <strong>riscaldamento globale</strong> porterà ad un centinaio di uragani ogni 3 anni, e fenomeni come Irene o altre condizioni estreme saranno ormai la normalità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.ecologiae.com">www.ecologiae.com</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anniversari dalla ‘Non-storia’</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 09:21:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli eventi che ci dimentichiamo di commemorare dicono altrettanto della nostra narrativa nazionale di quelli che celebriamo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Noam Chomsky</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Gli eventi che ci dimentichiamo di commemorare dicono altrettanto della nostra narrativa nazionale di quelli che celebriamo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>George Orwell</strong> coniò l’utile termine <strong>“non-persona”</strong> per le creature alle quali viene negato lo stato di persona perché non si conformano alla dottrina dello stato. Possiamo aggiungere il termine <strong>“non-storia”</strong> per riferirci <strong>al destino delle non-persone</strong>, espunto dalla storia per ragioni analoghe.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>La non-storia delle non-persone è evidenziata nel corso degli anniversari.</strong> Quelli importanti si commemorano di solito con la dovuta solennità quando lo si ritiene opportuno: <strong>Pearl Harbor</strong>, per esempio. Altri no, e possiamo imparare molto su noi stessi districandoli dalla non-storia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Proprio adesso non stiamo commemorando un evento di grande significato umano: <strong>il 50° anniversario della decisione del presidente Kennedy di lanciare l’invasione diretta del Vietnam del Sud</strong>, che divenne ben presto il più estremo crimine di <strong>aggressione</strong> dopo la seconda guerra mondiale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Kennedy ordinò all’U.S. Air Force di bombardare il Vietnam del Sud (entro il febbraio 1962 erano state compiute centinaia di missioni); autorizzò la <strong>guerra chimica</strong> per distruggere le colture per scopi alimentari in modo da prendere per fame la popolazione ribelle e indurla a sottomettersi; e mise in moto i programmi che in definitiva sospinsero milioni di abitanti dei villaggi negli slum urbani e in veri e propri campi di concentramento, chiamati “villaggi strategici”. Lì gli abitanti sarebbero stati “protetti” dai guerriglieri indigeni, da essi invece attivamente sostenuti, come ben sapeva l’amministrazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Gli sforzi ufficiali di giustificare gli attacchi furono esili, e per lo più fantasiosi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fu tipico il messaggio appassionato rivolto dal presidente all’Associazione degli editori di Giornali Americani il 27 aprile 1961, in cui ammoniva che “subiamo l’opposizione mondiale di una cospirazione monolitica e spietata basata in primo luogo su mezzi subdoli per espandere la propria sfera d’influenza”. Il 25 settembre 1961, Kennedy disse alle Nazioni Unite che se tale cospirazione avesse raggiunto i suoi fini in Laos e in Vietnam, “si sarebbero aperti i varchi”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Gli effetti a breve termine furono riferiti dall’autorevolissimo esperto d’Indocina e storico militare Bernard Fall – non una colomba, ma uno di quelli che si curavano della gente dei paesi tormentati. All’inizio del 1965 stimò che fra il 1957 e il 1961 fossero stati uccisi circa 66.000 sud-vietnamiti, più altri 89.000 fra il 1961 e l’ aprile 1965, per lo più vittime del regime cliente USA o del “peso schiacciante dei mezzi corazzati, del <strong>napalm</strong>, dei bombardieri e infine dei <strong>gas emetici</strong> americani”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>Le decisioni furono tenute nascoste</strong>, come pure le sconvolgenti conseguenze che persistono tuttora. Per citare solo una fonte: Scorched Earth (“Terra bruciata”) di Fred Wilcox, il primo studio serio dell’impatto orrendo e perdurante della guerra chimica sui vietnamiti è apparso solo pochi mesi fa, e probabilmente si aggiungerà ad altre opere della non-storia. Il nocciolo della storia è ciò che avvenne. Il nocciolo della non-storia è “far sparire” ciò che avvenne.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Nel 1967, l’opposizione ai <strong>crimini nel Vietnam del Sud</strong> aveva raggiunto una scala consistente. Centinaia di migliaia di soldati USA imperversavano nel Vietnam del Sud e aree densamente popolate venivano sottoposte a <strong>intensi bombardamenti</strong>. L’invasione si era estesa al resto dell’Indocina.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Le conseguenze erano diventate così orrende che Bernard Fall prevedeva che “il Vietnam come entità storica e culturale … è minacciata dall’estinzione … (in quanto) … la campagna sta letteralmente morendo sotto i colpi della maggior macchina militare mai scatenata su una zona di queste dimensioni”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quando la guerra finì dopo otto devastanti anni, l’opinione pubblica prevalente era divisa fra coloro che la chiamavano una “<strong>nobile causa</strong>” che avrebbe potuto essere vinta con più dedizione e, all’estremo opposto, i critici, per i quali era “<strong>un errore</strong>” dimostratosi troppo costoso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Doveva ancora avvenire il bombardamento della remota società contadina del Laos settentrionale, di tale enormità che le vittime vissero in caverne per anni cercando di sopravvivere; e poco dopo, il bombardamento della Cambogia rurale, che superò il livello di tutti i bombardamenti alleati nel teatro del Pacifico durante la seconda guerra mondiale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Nel 1970, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA Henry Kissinger aveva ordinato “una massiccia campagna di bombardamenti in Cambogia. Su qualunque cosa che voli o si muova” – un appello al genocidio di un genere che si trova di rado nella storia registrata negli archivi storici.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>Laos e Cambogia furono “guerre segrete”</strong>, in quanto i resoconti furono scarsi e ancora oggi i fatti sono poco noti al grande pubblico o perfino alle élite istruite, che invece sanno recitare a memoria ogni delitto reale o presunto dei nemici ufficiali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>Un altro capitolo negli straripanti annali della non-storia</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fra tre anni potremo commemorare – o forse no – un altro avvenimento di grande rilevanza contemporanea: il 900° anniversario della Magna Carta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Tale documento è il fondamento di quello che la storica Margaret E. McGuiness, riferendosi ai processi di Norimberga, salutò come un “tipo specificamente americano di legalismo: punizione solo per quelli di cui si era potuta provare la colpevolezza in un processo equo con un’intera gamma di garanzie procedurali”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La Magna Carta dichiara che “nessun uomo libero” debba essere privato dei diritti “eccetto che da un tribunale legittimo di suoi pari e secondo la legge del paese”. Tali principi furono successivamente ampliati per essere applicati a tutti gli uomini in generale. Essi attraversarono l’Atlantico ed entrarono nella Costituzione e nel Bill of Rights (Legge sui Diritti) degli Stati Uniti, stabilendo che nessuna “persona” possa essere privata dei diritti senza un debito procedimento e un rapido processo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>I [padri] fondatori ovviamente non intendevano che il termine “persona” valesse per tutti quanti. Gli americani indigeni non erano persone.</strong> Né lo erano gli schiavi. Le donne lo erano a malapena. Tuttavia, focalizziamo ora la nostra attenzione sulla nozione centrale di presunzione d’innocenza, gettata nell’oblio della non-storia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Un ulteriore passo nel minare i principi della Magna Carta fu compiuto con la firma del National Defense Authorization Act (Legge di Autorizzazione alla Difesa Nazionale) da parte del presidente Obama, che codifica la pratica Bush-Obama di detenzione indefinita senza processo sotto custodia militare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Tale trattamento è ora obbligatorio nel caso di coloro accusati di aiutare forze nemiche durante la “guerra al terrorismo” o opzionale se gli accusati sono cittadini americani.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La portata è illustrata dal primo caso di <strong>Guantanamo</strong> giunto a giudizio sotto la presidenza Obama: quello di Omar Khadr, ex bambino-soldato accusato dell’odioso delitto di aver tentato di difendere il suo villaggio afghano quando fu attaccato dalle forze USA. Catturato 15enne, Khadr fu imprigionato per otto anni a Bagram e Guantanamo, quindi condotto davanti a una corte marziale nell’ottobre 2010, dove gli fu data la possibilità di dichiararsi innocente rimanendo a Guantanamo per sempre, o di dichiararsi colpevole scontando solo altri 8 anni. Khadr scelse quest’ultima opzione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Molti altri esempi illuminano il concetto di “<strong>terrorista</strong>”. Uno è <strong>Nelson Mandela</strong>, tolto dall’elenco dei terroristi solo nel 2008. Un altro era <strong>Saddam Hussein</strong>. Nel 1982 l’Iraq fu tolto dall’elenco degli stati che sostenevano il terrorismo affinché il governo Reagan potesse fornire aiuti a Hussein dopo che aveva invaso l’Iran.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Le accuse sono arbitrarie, senza revisioni o ricorsi, e comunemente riflettono gli obiettivi politici – nel caso di Mandela per giustificare il sostegno del presidente Reagan ai crimini del regime di apartheid nel difendersi da uno dei “più famosi gruppi terroristici” al mondo: l’African National Congress di Mandela.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Tutte le cose migliori sono consegnate alla non-storia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Traduzione a cura di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.inthesetimes.com">www.inthesetimes.com</a></span></p>
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		<title>Lo storytelling politico di Michela Murgia: “Costruire mondi irreali per ignari elettori”</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 08:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Gavino Sanna che ha costruito la campagna pubblicitaria prima di Soru poi del suo antagonista Cappellacci, a Berlusconi che s'inventa i comunisti, fino a Bush con l'11 settembre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Da Gavino Sanna che ha costruito la campagna pubblicitaria prima di Soru poi del suo antagonista Cappellacci, a <strong>Berlusconi</strong> che s&#8217;inventa i comunisti, fino a Bush con l&#8217;11 settembre. Al <strong>Modo Infoshop</strong> la scrittrice sarda edita da Einaudi spiegherà come si costruisce lo strumento narrativo che può trasformare un politico nell&#8217;emblema della società che punta ad amministrare. Quella di <strong>Michela Murgia</strong> è una competenza costruita sulla “mera osservazione” e sviluppatasi scrivendo le storie dei suoi romanzi. Oggi per la scrittrice divenuta celebre con il libro “Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria” lo <strong>storytelling politico</strong> – strumento narrativo che può trasformare un politico nell’emblema della società che punta ad amministrare – diventa motivo di incontro e di formazione, come accadrà il prossimo 19 febbraio a Bologna, ospite della libreria Modo Infoshop.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“È una disciplina relativamente nuova in Italia, arrivata più o meno negli anni Ottanta”, spiega Michela Murgia, “e ho iniziato ad avvicinarmici quando è esploso il fenomeno della <strong>Lega Nord</strong>. Mi chiedevo come fosse possibile convincere milioni di persone a supportare una descrizione così irreale del mondo. Com’era possibile dare vita a ‘noi’ così granitico da non aver bisogno del confronto con nessuna forma di diversità?”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Così, per rispondersi, l’autrice nata nel 1972 a Cabras, in provincia di Oristano, e che nei suoi romanzi ha scritto di precarietà, eutanasia, adozioni e diversità di genere, è andata alla ricerca delle falsità nelle affermazioni dei politici e dei motivi per cui non esista ancora oggi un soggetto con una storia da contrapporre a quella del Carroccio. “A dir la verità”, aggiunge Murgia, “non è esistito nemmeno per il berlusconismo fin dall’origine, quando l’ex premier annunciò la sua candidatura contro i comunisti. Peccato che allora i comunisti non esistessero più”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Dunque, in base a una costruzione narrativa, <strong>Berlusconi esiste solo se riesce a convincere dell’esistenza della sua controparte</strong>?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Sì. La sinistra italiana ha accettato un ruolo di antagonista che qualcun altro le aveva consegnato rimanendone sottomessa per i vent’anni della narrazione berlusconiana. Nel momento in cui Walter Veltroni decide di uscire dal ruolo dell’antagonista con il famoso e patetico fraseggio del Lingotto, in cui parla del ‘capo dello schieramento a noi opposto’ senza mai fare il nome di Berlusconi, è troppo tardi, c’erano 15 anni di narrazione fatta di bianco e nero, pro e contro, con me o contro di me”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quali sono le caratteristiche di uno storytelling politico efficace, al di là dell’esempio berlusconiano?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Rispetto alla comunicazione classica, la <strong>narrazione politica</strong> prevede tempi lunghi perché contempla la costruzione di una parabola narrativa. Il plot deve durare molto tempo, non solo quello di una candidatura. Lo ha fatto l’attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno, sulla prostituzione: non ha mai detto che l’avrebbe debellata, affermazione facilmente smentibile, ma si è limitato a mostrarla vestendo i panni dell’eroe. Nella sua costruzione narrativa, che risale alla campagna elettorale, Alemanno sale in moto e mostra il degrado di Roma. Nel corso di questo tour notturno sulla Salaria, fa vedere l’ovvio e cioè che lì, da sempre, ci sono le prostitute. Inoltre si fa seguire da una troupe che lo filma mentre lui riprende le donne, si ferma a fianco di un’auto della polizia che ne sta interrogando alcune e si fa ritrarre in atteggiamenti di confidenza con le forze dell’ordine, come se fosse già il sindaco e ne stesse supportando il lavoro. Al rientro, il filmato si conclude con un’inquadratura frontale in cui parla delle condizioni in cui sarebbe stata ridotta Roma, umiliata e resa insicura a causa di una sinistra salottiera che beve champagne e che ha abbandonato periferie e borghi. Il personaggio narrativo è quello del giustiziere della notte che vigila quando è buio”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Negli Stati Uniti, scrittori di fantascienza sono utilizzati al posto di esperimenti di intelligenza artificiale per simulare la reazione dei cittadini in caso di attacco terroristico. Accade qualcosa del genere anche in questo caso?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Continuamente. Vengono per esempio create narrazioni sperimentali introdotte sul mercato della comunicazione perché raggiungano il numero più alto di persone. In base alle reazioni registrate, si determinano le tracce narrative dei candidati. C’è in episodio della mia vita rivelatorio. I miei genitori vivono in un paese di 9 mila abitanti, con livelli di microcriminalità inesistenti e una vita semplice. Un giorno esco e lascio sollevata la tapparella della mia finestra. Al rientro mio zio, 70 anni, è alterato e mi intima di non farlo più. Quando gliene chiedo ragione, mi risponde ‘perché entrano gli extracomunitari‘. A me faceva ridere l’idea della mia finestra come confine della Comunità europea usata dagli stranieri per entrare, però è evidente che mio zio è vittima di una narrazione parallela alla sua realtà. L’unica finestra ‘aperta’ in quella casa è la televisione, è il Tg4, da cui arrivavano in quel momento notizie di esodi biblici”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">E si riesce anche a salvare la carriera di un politico dato per spacciato?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Si riesce. Si pensi alla ricandidatura di <strong>George W. Bush</strong>. Dopo il primo mandato non aveva speranza di essere rieletto, ma con gli attentati dell’<strong>11 settembre 2001</strong> alle Torri Gemelle assunse le caratteristiche dell’uomo forte. I narratori intorno a lui iniziarono a fargli rilasciare interviste vestito da capo dello stato maggiore e a fargli usare un linguaggio alla John Wayne carico di espressioni elementari, quasi sloganistiche. Poi accadde un episodio imprevedibile ma che prontamente fu cavalcato. Visitando i familiari delle vittime delle Twin Towers, una ragazza che aveva perso la parola dalla morte della madre, Asley, lo abbraccia venendo ricambiata. Suo padre scatta una foto e lei, per l’emozione, ricomincia a parlare. Quell’immagine è diventata un <strong>potente evento narrativo</strong> e nel giro di una settimana Bush si è trasformato in un uomo che abbraccia tutta l’America ferita. Se tutto questo è accaduto è perché i suoi narratori erano bravi. In mano a degli inetti, quell’episodio sarebbe annegato in mezzo a mille altri”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Il meccanismo è simile quello della <strong>disinformazione</strong>, come accaduto con il cormorano coperto dal petrolio fuoriuscito da una nave naufragata in Alaska e non dai pozzi nell’Iraq di Saddam Hussein?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Sì e l’unico antidoto è riconoscere le narrazioni ed educarsi alle trame. Ciò accade ridando valore politico alle storie. Siamo stati abituati a considerarle sciocchezze, ma in realtà sono l’atto politico che fonda il nostro livello di consapevolezza sociale. Oggi le campagne dei politici le fanno i pubblicitari, come Gavino Sanna che ha curato quella di Renato Soru quando è stato eletto presidente della Regione Sardegna e poi anche quella di Ugo Cappellacci, appartenente allo schieramento opposto, per la nomina della legislatura successiva. Non dimentichiamo inoltre che sempre Sanna ha plasmato l’immaginario di intere famiglie con il <strong>Mulino Bianco</strong>. I grandi comunicatori sono in grado di agire sui racconti elementari: se viene identificata un’emozione primaria, come una paura o una speranza, e si riesce a trasformarla in un’immagine narrativa che regga alle contronarrazioni, allora il potere sull’<strong>immaginario collettivo</strong> sarà enorme”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it">www.ilfattoquotidiano.it</a></span></p>
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		<title>Israele-USA contro Iran: discutete di pace!</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 14:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariella Dipaola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando chiesero agli israeliani “che cosa sarebbe meglio: che sia Israele e Iran abbiano la bomba, o nessuno dei due”, il 65% degli ebrei israeliani dissero nessuno dei due. E un notevole 64% erano a favore dell’idea di una zona denuclearizzata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Johan Galtung</span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Il sistema degli stati è al suo livello peggiore: con scambi d’insulti e minacce, sanzioni, disponibilità all’uso di violenza estrema, dispiegamento avanzato di truppe USA in Israele come ostaggi della garanzia del coinvolgimento USA, disprezzo per la gente comune e gli effetti di una guerra nel Medio Oriente e nel mondo. Le opzioni sono sanzioni più aspre o guerra. L’opzione di gran lunga migliore, sedersi con mediatori a parlare e cercare soluzioni, è assente. Polarizzazione, escalation, il materiale di cui sono fatte le guerre, riempiono i media. Che vergogna.</span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">In effetti, ci sono molti conflitti multipli sottostanti. Prendiamo la tematica nucleare: due possessori contro un non-possessore. Ma gli USA hanno convissuto con le bombe nucleari sovietiche e cinesi a lungo prima di imparare a discuterne. Israele ha vissuto con le opzioni nucleari pakistane, chiamate “islamiche”, e addirittura con la sua bomba. Ovviamente, il vero obiettivo a più lungo termine potrebbe essere appunto quella bomba pakistana. Ma allora, senza prove di una capacità militare nucleare iraniana, perché l’Iran?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Una risposta è stata data da El Baradei, ex-capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA): l’Occidente vuole un cambiamento di regime, usando la tematica nucleare. L’Iran, Ahmadinejad, vuole anch’egli un cambiamento di regime, in Israele, un “mondo senza sionismo”, equiparandolo al cambio di regime in Iran dopo lo scià, nell’Unione Sovietica, e in Iraq dopo Saddam Hussein. Non ha mai detto di “spazzar via Israele dalla carta geografica”, e ha firmato la dichiarazione di Riyadh sul riconoscimento di Israele se Israele riconosce i confini del 4 giugno 1967.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Le due problematiche sono intrecciate nelle sanzioni “per creare odio e scontento nelle strade in modo che i dirigenti iraniani si rendano conto che debbono cambiare modo di fare”, secondo qualche funzionario d’intelligence USA. Ma continuano a fallire l’obiettivo: la gente soffre, ma si rivolta più contro la fonte diretta –Israele, USA, UE, ONU – che contro i propri governanti; perfino il capo dell’opposizione “verde” agli arresti domiciliari, Hussein Mussawi (Der Spiegel, 6/2012).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">USA-Israele forse agognerebbero il ritorno dei tempi di Kissinger allorché l’Iran sotto lo scià era il custode designato del Medio Oriente, con interventi in Oman, ecc. Usare un paese sciita per un ordine sunnita la dice già lunga sul livello d’intelligenza. La gente dell’Iran, sia sciiti sia comunisti, respinsero il regime dello scià e il colpo di stato CIA-MI6 che lo installò al potere nel 1953, per ben 25 anni. Ecco forse il cuore della questione. Per l’Anglo-America un affare di routine, lasciato ai ragazzi dell’intelligence, che condividevano il loro disprezzo per i regimi arabi e musulmani. Per gli iraniani, di sinistra, centro, destra, una profonda, traumatizzante umiliazione.  “Uno-nove-cinque-tre” si sente quando affiora il tema del rapporto USA/Iran. Crederlo dimenticato depone a sfavore dei suoi protagonisti. Una richiesta di scusa potrebbe fare prodigi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Poi c’è Israele come terza tematica, dove i palestinesi sono solo una parte del conflitto generale con gli arabi-musulmani. Costituire a superpotenza regionale l’unica potenza nucleare nella regione, né araba, né musulmana, è chiaramente un disegno che non porta da alcuna parte. Eppure lo fanno ugualmente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">A questo punto possiamo elencare gli scenari. L’Iran è uno dei massimi esportatori mondiali di petrolio, la chiusura dello Stretto di Hormuz (per cui hanno senza dubbio piani molto elaborati) avrà profonde conseguenze, anche per le scorte alimentari se il biodiesel è l’alternativa. L’Occidente non dovrebbe sottovalutare la solidarietà islamica pur attraverso lo spartiacque sciita-sunnita. Un attacco può perfino riunire la Siria con Hezbollah, Hamas e altri. Non si dovrebbe dare per scontata neppure la posizione saudita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Un cambio di regime in Iran e una continua espansione israeliana da egemone mediorientale non preannuncia un futuro sostenibile. Più espansionismo, più vulnerabilità, finché alla fine delle grosse forze anti-israeliane trovano il punto di vulnerabilità decisiva, e tirano la leva. Di qualunque genere.  Qualsiasi vittoria per un bombardamento mirato prima che l’Iran diventi “inattaccabile” sarà di durata brevissima.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Con problemi come questi, c’è una qualche via d’uscita?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Ovviamente sì. Si pensi agli scenari d’orrore per una guerra nucleare durante la guerra fredda in Europa e a come la conferenza di Helsinki nel 1973-75 indicò un modo di procedere percorribile, sabotato dagli USA che volevano installare missili a media gittata, ma che comunque allentò le tensioni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Il primo passo per un reciproco aggiustamento è una Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione nel Medio e Vicino Oriente, modellata su quella di Helsinki, che cominci con una conferenza per una zona priva di armi di distruzione di massa, che l’ONU potrebbe convocare già nel 2012?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Chi potrebbe essere la Finlandia della regione? Le forze vecchie e nuove in Egitto, se i militari asserragliati non hanno troppo timore di una pace che potrebbe bloccare il flusso di denaro di Camp David? Assumere un tale compito garantirebbe a lungo una centralità nella regione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Tutti e tre i temi sarebbero in agenda, con possibili soluzioni:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">* per il tema nucleare: una zona denuclearizzata del Medio e Vicino Oriente, con Israele e Iran;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">* per il tema del regime: supervisione congiunta a elezioni eque e libere, cosicché sia la gente a decidere sui rispettivi regimi;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;"> * per il tema del dissidio Israele/stati arabi-musulmani: una Comunità del Medio e Vicino Oriente di Israele con i paesi confinanti, modellata sul trattato di Roma del 1958 per l’Europa, con una Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione nel Medio e Vicino Oriente (OSCMVO). Ciò sarebbe coerente con lo spirito della Primavera Araba, che ha anche toccato brevemente Israele.  Vi si potrebbe aggiungere una cooperazione economica per uno sviluppo condiviso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Quando chiesero agli israeliani “che cosa sarebbe meglio: che sia Israele e Iran abbiano la bomba, o nessuno dei due”, il 65% degli ebrei israeliani dissero nessuno dei due. E un notevole 64% erano a favore dell’idea di una zona denuclearizzata, pur quando fu spiegato che questo significherebbe la rinuncia di Israele alle proprie armi nucleari”. (IHT, 16 Jan 2012).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Vox populi vox Dei. Gli iraniani risponderebbero la stessa cosa? Probabilmente, faremmo bene a saperlo. Che vogliano sopravvivere tutti? Decidano loro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica; font-size: medium;">Fonte: <a href="http://www.transcend.org">www.transcend.org</a></span></p>
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		<title>Buon compleanno Kyoto (anche se è l’ultimo)</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 22:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, 16 febbraio 2012, l’unico strumento legale e globale esistente per combattere i cambiamenti climatici, il Protocollo di Kyoto, compie 7 anni. Ma cosa c’è da festeggiare, se questo è il suo ultimo anno di vita?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Andrea Boraschi *</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Oggi, 16 febbraio 2012, l’unico strumento legale e globale esistente per combattere i cambiamenti climatici, il <strong>Protocollo di Kyoto</strong>, compie 7 anni. Ma cosa c’è da festeggiare, se questo è il suo ultimo anno di vita? Scritto e adottato l&#8217;11 dicembre 1997 a Kyoto, è entrato in vigore il 16 febbraio 2005 e scadrà il <strong>31 dicembre 2012</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Durante la conferenza ONU sul clima di Durban, tenutasi nella prima metà dello scorso dicembre in Sudafrica, qualcosa si è mosso: si vanno delineando accordi futuri e strategie di contenimento del caos climatico. Ma siamo in ritardo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">È stato deciso di proseguire con un secondo periodo di vita del Protocollo, che riguarderà solo Europa, Australia, Nuova Zelanda, Svizzera, Norvegia e pochi altri. Canada, Giappone e Russia escono dall’accordo. L’Unione Europea si è dichiarata disposta a ridurre le proprie emissioni fino al trenta per cento, ma solo se altri Paesi faranno sforzi analoghi. Gli Stati Uniti hanno confermato l’offerta avanzata a Copenhagen di riduzione volontaria delle emissioni del diciassette per cento al 2020 rispetto al 2005.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La prospettiva principale emersa in Sud Africa riguarda la formulazione, entro il 2015, di “<strong>un nuovo protocollo</strong> o altro strumento legale o esito condiviso dotato di forza legale”, che comprenda tutti i Paesi, anche quelli “in via di sviluppo” (tra cui, fondamentali, Cina, India e Brasile). <strong>Questo nuovo strumento definirebbe obiettivi “vincolanti” solo a partire dal 2020</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Per adesso, dunque, sul piatto ci sono solo impegni non formali e non vincolanti: potranno rappresentare lo strumento per costruire un accordo realmente globale, ambizioso e stringente; o rivelarsi un fallimento, stante il rischio che quel traguardo sia (2020), rispetto ai trend di cambiamento del clima, è troppo lontano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>L’Italia sta facendo la sua parte?</strong> Gli ultimi dati dell’Agenzia europea per l’ambiente dicono che il nostro Paese è a quota -4,8% di emissioni di CO2, rispetto all’obiettivo fissato dal Protocollo di Kyoto per il 2012, del -6,5% rispetto ai livelli del 1990. Una performance ambientale mediocre, dunque. Che potrebbe fallire del tutto nel momento in cui i piani di sviluppo di nuove centrali a carbone andassero in porto. Le emissioni di CO2 dalla fonte più sporca e nociva per il clima aumenterebbero del settanta per cento nel giro di pochi anni. Per questo, la sfida italiana per la salvaguardia del clima passa per la promozione dell’energia pulita e per la netta opposizione al carbone come soluzione energetica. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>Oggi è l’ultimo compleanno del Protocollo di Kyoto</strong> come lo abbiamo conosciuto sin ora. E se pensiamo al futuro del pianeta, e a quanto poco si sta facendo per preservarlo, possiamo ben dirci <strong>“Incazzati Neri”</strong>. <strong>Neri come il carbone</strong>. E tu? Visita il sito del Comitato “Fermiamo il carbone” &#8211; di cui fa parte anche Greenpeace &#8211; e partecipa alla protesta..</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">* Responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.incazzatineri.it">www.incazzatineri.it</a></span></p>
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		<title>&#8220;Gli obesi pesano anche sui conti&#8221;. Costeranno il 20% della spesa pubblica</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 09:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La campagna di un gruppo di nutrizionisti per salvare il bilancio dello stato. Già oggi, con quasi 5 milioni di obesi adulti, il fenomeno ha un costo di 8,3 milioni di euro. Un problema che incomincia fin dai primi anni di vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Valeria Pini</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">TUTTI A DIETA per salvare i conti pubblici. Nel 2025 gli obesi in Italia potrebbero diventare 20 milioni fino a toccare più del 20% della spesa pubblica. Se non verrà affrontata la situazione, nel giro di pochi anni il costo sociale supererà i 30 milioni di euro. Già oggi con quasi 5 milioni di obesi adulti il fenomeno ha un costo di 8,3 milioni di euro. Un prezzo, che senza intervento governativo non potrà che peggiorare, dal momento che secondo l&#8217;ultimo studio della Scuola superiore di Pisa Sant&#8217;Anna 1, nel 2025 il tasso di obesità potrebbe arrivare al 43% della popolazione. Per affrontare l&#8217;emergenza, un gruppo di nutrizionisti ed esperti lancia una campagna per una  &#8220;manovra dietetica&#8221; che risani i conti pubblici. Insomma una politica che tuteli la salute e il giro vita degli italiani, ma che faccia anche diminuire le spese sanitarie in materia.  L&#8217;iniziativa Lotta al sovrappeso e all&#8217;obesità. Anno III è stata appena presentata dal Centro Studi Tisanoreica, in collaborazione con Fimmg, Fimp, Federsanità-Anci e Assofarm.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">I bambini. Combattiamo con la bilancia per colpa di cibi grassi e zuccheri che mettono a rischio fin dai primi anni di vita. Secondo la Commissione europea Idefics (Identificazione e prevenzione di effetti dietetici e stile di vita indotti in giovani e bambini), il nostro paese registra il primato per sovrappeso e obesità nella fascia d&#8217;età compresa tra i 6 e i 9 anni. Fra l&#8217;altro in Italia l&#8217;obesità infantile aumenta del 2,5 per cento ogni 5 anni. &#8220;La ventilata istituzione di una tassa sul cibo spazzatura 2 da parte del ministro Balduzzi non sarebbe una cattiva idea &#8211; spiega provocatoriamente Gianluca Mech, del Centro studi Tisanoreica, impegnato in una campagna anti-obesità che ha coinvolto prima i sindaci e ora anche i parlamentari &#8211; , ma è più importante sensibilizzare i medici generici ed i pediatri affinché prescrivano ai pazienti in sovrappeso, diete a basso indice glicemico&#8221;. Se la metà degli italiani adottasse questo regime, il tasso di obesità in età adulta &#8220;diminuirebbe dal 10 al 5%&#8221;, aggiunge Mech presidente della Onlus AssoTisanoreica sottolineando che &#8220;1 milione e cinquecentomila obesi in meno, comporterebbero una riduzione di quasi 2,5 miliardi di euro del costo sanitario annuo sostenuto per curarli&#8221;. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Negli Usa &#8216;crociata&#8217; contro il <strong>junk food</strong>. In tutto il resto del mondo si sta correndo ai ripari contro l&#8217;obesità. A partire dagli<strong> Stati Uniti</strong>, dove, dopo 30 anni di crescita record, i tassi di obesità (che costa allo stato 147 miliardi di dollari l&#8217;anno) sembrano essersi stabilizzati dopo una &#8216;crociata&#8217; contro il junk food.  Recentemente un gruppo di studiosi ha proposto di tassare anche gli zuccheri 3. Mentre si torna a parlare di una tassa sulle bibite gasate, che comporterebbe non solo un introito di 13 miliardi di dollari l&#8217;anno, ma anche un risparmio di 17 miliardi di spese mediche grazie alla riduzione dell&#8217;incidenza di diabete e malattie cardiache. In Francia, dove circa il 15% della popolazione adulta è obesa e la spesa per le cure è dell&#8217;8%, il ministero della Salute sta valutando di intervenire limitando il numero degli spot televisivi di prodotti ad alto contenuto di zuccheri trasmessi nelle fasce orarie più seguite dai giovani.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">In <strong>Germania</strong> è una malattia nazionale. In Germania, dove l&#8217;obesità grave riguarda addirittura il 30% della popolazione, tanto che l&#8217;Ocse l&#8217;ha definita &#8220;malattia nazionale&#8221;, i ministeri competenti hanno stabilito un piano d&#8217;azione che prevede, tra l&#8217;altro, la consegna di un patentino alimentare ai bambini delle elementari, la definizione di standard qualitativi per le mense, l&#8217;informatizzazione dell&#8217;approvvigionamento scolastico e una campagna anti-anoressia. La Spagna ha superato gli usa nell&#8217;obesità infantile (19% contro 16%) ed è in aumento l&#8217;8% dei costi totali del sistema sanitario collegato all&#8217;eccesso di peso. Per questo il comune di Madrid ha presentato la nuova campagna &#8220;Mide tu salud&#8221; (misura la tua salute). Più drastiche le misure adottate dalla Danimarca che ha introdotto una tassa sul grasso (burro, latte, carne, pizza ecc.). In Ungheria c&#8217;è la &#8220;tassa-chips&#8221;, sugli alimenti particolarmente zuccherati o salati e sulle bibite con contenuto di frutta inferiore al 25% e sugli energy drink.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.repubblica.it">www.repubblica.it</a></span></p>
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