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	<title>uomoplanetario.org &#187; Nonviolenza</title>
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		<title>Angelina e le altre</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 07:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sei una famosa attrice internazionale e il tuo corpo è famoso in tutto il mondo. Hai perso tua madre per un cancro al seno e hai sei figli. Il tuo rischio di avere un tumore alla mammella è alto, e devi fare una scelta.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17740" class="wp-caption aligncenter" style="width: 632px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/jolie1405.jpg"><img class="size-full wp-image-17740" alt="Angelina Jolie al festival del cinema di Berlino l’11 febbraio 2012. (Fabrizio Bensch, Reuters/Contrasto)" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/jolie1405.jpg" width="622" height="395" /></a><p class="wp-caption-text">Angelina Jolie al festival del cinema di Berlino l’11 febbraio 2012. (Fabrizio Bensch, Reuters/Contrasto)</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Sei una famosa attrice internazionale e il tuo corpo è famoso in tutto il mondo. Hai perso tua madre per un cancro al seno e hai sei figli. Il tuo rischio di avere un tumore alla mammella è alto, e devi fare una scelta. È il riassunto di quello che ha scritto Angelina Jolie sul New York Times: e la scelta è stata una doppia <strong>mastectomia</strong>. Fermiamoci un attimo a pensare, scrive su Salon Mary Elizabeth Williams.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Il suo gesto è stato definito coraggioso, e indiscutibilmente serve una grande forza per prendere una decisione simile e condividerla con il mondo. Ma spero anche che, dopo i titoloni e gli applausi, continueremo a parlare di quella che Peggy Orenstein ha definito ‘la nostra rassicurante guerra al tumore al seno’ che ha portato a un aumento incredibile degli esami clinici e delle mastectomie preventive. La paura è legittima. Ma ho capito che il modo in cui la affrontiamo, le nostre reazioni, le nostre emozioni possono essere manipolate, impacchettate, commercializzate e vendute, talvolta proprio da chi dice di essere dalla nostra parte”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Sono contenta che Angelina Jolie sia felice, ma tutti noi dobbiamo mantenere un atteggiamento scettico, interrogativo e profondamente attivo in ciò che riguarda la nostra salute e le nostre scelte. Dobbiamo ricordare che le analisi e gli interventi chirurgici servono a un’industria che è sempre più fiorente, come quella dei macchinari per la mammografia e quella della chirurgia plastica. La nostra è una cultura ossessionata dal seno e vedo troppe donne che si fanno spaventare da un mercato della sanità che si arricchisce sulle loro paure. Anche perché nella vita pensare di poter avere il controllo su tutto è spesso un’illusione”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Williams e Orenstein hanno avuto un tumore, ed entrambe puntano il dito contro l’ossessione statunitense per i protocolli di prevenzione, molto cari e invasivi. Un articolo di Time spiega quali sono i punti ancora poco chiari dei test genetici (il calcolo delle percentuali di rischio è corretto? Alle donne sono spiegate esattamente le procedure e le possibilità che hanno?) e quali alternative hanno le donne per prevenire e curare il cancro al seno o alle ovaie </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.internazionale.it">www.internazionale.it</a></span></p>
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		<title>L’8 PER MILLE ALLA CHIESA VALDESE RADDOPPIA. E RILANCIA</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 21:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Ogni anno scegliamo un tema sentito nella società e che ben illustri l’impegno delle nostre Chiese».]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17744" class="wp-caption aligncenter" style="width: 679px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/otto-per-mille-della-dichiarazione-irpef-alla-chiesa-valdese.jpg"><img class="size-full wp-image-17744" alt="Otto per mille alla chiesa valdese" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/otto-per-mille-della-dichiarazione-irpef-alla-chiesa-valdese.jpg" width="669" height="597" /></a><p class="wp-caption-text">Otto per mille alla chiesa valdese</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ingrid Colanicchia</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Non poteva essere di più stringente attualità la campagna 8 per mille di quest’anno della Chiesa valdese-Unione delle Chiese valdesi e metodiste, intitolata “Ferite, a volte uccise” e presentata il 23 aprile scorso a Torino. Di fronte alla dimensione sempre più allarmante assunta dalla violenza di genere nel nostro Paese, e non solo, la Chiesa valdese ha infatti deciso di destinare i fondi 8 per mille 2013 a progetti che promuovano la dignità delle donne, la lotta contro lo sfruttamento del corpo e dell’immagine femminili, il contrasto al femminicidio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">«Ogni anno scegliamo un tema sentito nella società e che ben illustri l’impegno delle nostre Chiese», ha spiegato il moderatore della Tavola valdese, Eugenio Bernardini (Noi donne, 6/5). «L’anno scorso abbiamo affrontato la disoccupazione giovanile e la difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro. Quest’anno, con la violenza di genere, poniamo l’accento su un problema delicato e di tragica attualità, un problema che attraversa tutto il pianeta e gli strati sociali, e che richiede interventi pressanti». «Continua a esistere una violenza sorda verso le donne in quanto donne, una violenza che ha un carattere del tutto particolare rispetto a quella che si può trovare in generale nella società», sottolinea il moderatore (Riforma, 24/4). «È stato chiamato “femminicidio” e ci sono valide ragioni per puntare la nostra attenzione su questo e in generale sulla discriminazione che continua a esistere nei confronti delle donne, per esempio rispetto all’accesso all’educazione e al mondo del lavoro».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La Campagna di quest’anno conferma un impegno a favore delle donne che la Chiesa valdese ha già portato avanti in passato con il finanziamento di realtà come ZeroViolenzaDonne, un portale di informazione di genere, o attraverso progetti di alfabetizzazione e formazione rivolti alle donne, come quelli sostenuti nel 2012 in Benin, nella Repubblica Democratica del Congo, in Senegal o in Cisgiordania.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">I progetti realizzati anche grazie al contributo della Chiesa valdese, crescono di anno in anno e in futuro potrebbero essere ancora di più. Non solo aumenta progressivamente il numero di contribuenti che decide di versare alla piccola Chiesa fondata da Pietro Valdo il proprio 8 per mille (nel 2012 la quota del fondo 8 per mille corrisposta alla Chiesa valdese, sulla base delle firme relative alla dichiarazione dei redditi del 2009, pari a circa 470 mila, è aumentata di due milioni di euro, raggiungendo un totale di 14,1 milioni) ma da quest’anno la Chiesa valdese accederà anche alla ripartizione della quota derivante dalle firme non espresse. Cifre consistenti: meno della metà dei contribuenti esprime infatti una preferenza per l’assegnazione dell’8 per mille e la legge prevede che le quote non espresse vengano ripartite in misura proporzionale alle percentuali di firme ricevute. Una responsabilità in più per la Chiesa valdese che da sempre gestisce questi fondi senza destinare un euro a finalità di culto e in totale trasparenza. Un caso praticamente unico: «Quando parliamo di trasparenza – sottolinea Bernardini – intendiamo proprio la possibilità di tracciare il percorso del denaro da quando entra nelle nostre disponibilità a quando esce, non soltanto per grandi cifre ma anche nel dettaglio. Questo principio di trasparenza nella rendicontazione è molto importante e purtroppo non è molto diffuso in Italia né negli enti pubblici né in quelli religiosi e neanche nel mondo dell’associazionismo. Noi su questo insistiamo perché fa parte del nostro modo protestante di comprendere la gestione di denaro che non ci appartiene. Vorremmo che tutti utilizzassero questo metodo – conclude – perché quando c’è trasparenza c’è più controllo, e quando c’è più controllo c’è anche un uso più responsabile delle risorse».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.adistaonline.it">www.adistaonline.it</a></span></p>
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		<title>&#8220;La sfida di Francesco&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 22:25:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Papa Francesco non può permettersi di tradire le speranze che ha suscitato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17757" class="wp-caption aligncenter" style="width: 736px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Papa-Francesco.jpg"><img class="size-full wp-image-17757" alt="Papa Francesco" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Papa-Francesco.jpg" width="726" height="491" /></a><p class="wp-caption-text">Papa Francesco</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Hans Küng</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Il nuovo papa ha di fonte a sé un bivio: se metterà mano alle <strong>riforme</strong> troverà un vasto consenso da parte della gente, ben al di là del mondo cattolico. Se però non dovesse raccogliere questa sfida la Chiesa cattolica vivrà, anziché una primavera, una <strong>nuova era glaciale</strong> e correrà il pericolo di ridursi ad una <strong>grande setta poco rilevante</strong>. Ecco perché papa Francesco non può permettersi di tradire le speranze che ha suscitato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Chi l&#8217;avrebbe detto? Quando, tempo fa, decisi di <strong>rinunciare alle mie cariche onorifiche</strong> al compimento del mio ottantacinquesimo anno, ero convinto che il sogno da me coltivato per decenni, cioè di assistere di nuovo nella mia vita ad una svolta nella nostra Chiesa, come ai tempi di Giovanni XXIII, non si sarebbe più realizzato. E invece guarda un po&#8217;: Joseph Ratzinger, che ha condiviso con me per qualche anno un tratto della sua vita – abbiamo entrambi 85 anni – improvvisamente ha abbandonato prima ancora di me la sua carica papale e proprio il 19 marzo, giorno del suo onomastico e del mio compleanno, gli è subentrato un nuovo papa, con il <strong>sorprendente nome di Francesco</strong>. <strong>Jorge Mario Bergoglio si sarà chiesto perché finora nessun papa ha osato scegliere il nome Francesco?</strong> Comunque, l&#8217;argentino era ben consapevole di ricollegarsi, con questo nome, a Francesco di Assisi, il santo del XIII secolo celebre per la sua scelta di mollare tutto, il figlio mondano e gaudente di un ricco mercante di tessuti di Assisi, che a 24 anni rinuncia alla famiglia, alla ricchezza e alla carriera restituendo al padre i suoi lussuosi vestiti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">È sorprendente come papa Francesco abbia scelto fin dal primo momento della sua entrata in carica uno <strong>stile nuovo</strong>: a differenza dal suo predecessore, <strong>niente mitra trapunta d&#8217;oro e gemme, niente mozzetta purpurea orlata di ermellino</strong>, <strong>niente scarpe e copricapo rossi appositamente confezionati, niente trono e tiara</strong>. Sorprendente anche che il nuovo papa abbia di proposito <strong>rinunciato ai gesti solenni</strong> e alla retorica pretenziosa e parli la lingua della gente, come la possono praticare anche i predicatori laici, oggi come allora vietati dai papi. Sorprendente, infine, come il nuovo papa sottolinei il suo <strong>essere uomo tra gli uomini</strong>: chiede la preghiera della gente prima di impartire la sua benedizione; <strong>paga come chiunque altro il conto dell&#8217;albergo; realizza la collegialità con i cardinali in autobus</strong>, nella residenza comune, nel congedo ufficiale, lava i piedi a giovani carcerati, anche a donne, perfino a un musulmano. <strong>Un papa che si presenta come una persona alla mano</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Tutto ciò avrebbe rallegrato Francesco di Assisi ed è il contrario di ciò che al suo tempo rappresentava papa Innocenzo III (1198-1216). Nel 1209 Francesco si era recato da lui a Roma con undici &#8220;frati minori&#8221; (&#8220;fratres minores&#8221;), per presentargli la sua breve regola, costituita esclusivamente da citazioni della Bibbia, e ottenere l&#8217;approvazione papale per la sua scelta di vivere in povertà e nella predicazione laicale, «in conformità al santo Vangelo». Innocenzo III, conte di Segni, eletto papa a soli 37 anni, era nato per comandare: erudito teologo, sottile giurista, oratore di talento, amministratore capace e diplomatico raffinato. Nessun suo predecessore o successore ebbe mai più potere di lui. Con lui, la rivoluzione dall&#8217; alto introdotta da Gregorio VII nell&#8217; XI secolo (la &#8220;riforma gregoriana&#8221;) aveva raggiunto il suo obiettivo. Al titolo di &#8220;vicario di Pietro&#8221; preferì il titolo, impiegato fino al XII secolo per ogni vescovo o sacerdote, di &#8220;vicario di Cristo&#8221; (Innocenzo IV lo avrebbe cambiato addirittura in &#8220;vicario di Dio&#8221;). Da allora, diversamente da quanto era avvenuto nel primo millennio e pur senza mai essere riconosciuto dalle chiese apostoliche orientali, il papa si è considerato un sovrano, legislatore e giudice assoluto della cristianità – fino ad oggi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Tuttavia, il trionfale pontificato di Innocenzo III fu non soltanto un apogeo, ma anche un punto di svolta. Già sotto di lui si manifestarono i segni di declino che in parte sono rimasti fino ai nostri giorni tratti caratteristici del sistema romano-curiale: <strong>nepotismo</strong> e <strong>favoreggiamento dei parenti</strong>, <strong>avidità</strong>, <strong>corruzione</strong> e <strong>affari finanziari dubbi</strong>. Fu però proprio Innocenzo III a cercare di integrare nella Chiesa i movimenti pauperisti evangelico-apostolici, nonostante la sua politica di eliminazione degli &#8220;eretici&#8221; più ostinati (i catari). Anche Innocenzo era consapevole di quanto fossero necessarie e urgenti quelle riforme della Chiesa per le quali alla fine convocò lo sfarzoso Concilio Lateranense IV. Perciò dopo lunghe raccomandazioni rilasciò a Francesco di Assisi il consenso alla predicazione quaresimale. Sull&#8217;ideale di assoluta povertà prescritto dalla regola egli si riservava di interpellare in preghiera la volontà di Dio. Si racconta che il pontefice alla fine approvò la regola di Francesco di Assisi in seguito a un sogno nel quale aveva visto un modesto fraticello salvare dal crollo la basilica papale del Laterano. Egli la rese nota al concistoro dei cardinali, ma non fissò nulla per iscritto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">In effetti, Francesco di Assisi rappresentò e rappresenta l&#8217;alternativa al sistema romano. Cosa sarebbe accaduto se già Innocenzo e i suoi avessero di nuovo preso sul serio il Vangelo? Le sue esortazioni in esso contenute, anche se intese non alla lettera, ma nel loro contenuto spirituale, significavano e significano una <strong>profonda messa in questione del sistema romano</strong>, di quella struttura di <strong>potere centralistica, giuridicizzata, politicizzata e clericalizzata</strong>, che a partire dall&#8217;XI secolo si è impossessata a Roma della causa di Cristo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Si pone allora la seconda domanda: Cosa significa oggi per un papa adottare coraggiosamente il nome Francesco? Alla luce delle istanze e dei princìpi di Francesco di Assisi oggi si possono formulare opzioni di fondo anche per una Chiesa cattolica la cui facciata risplende in occasione delle grandi manifestazioni romane, ma la cui struttura interna nella vita quotidiana delle comunità di molti Paesi <strong>si rivela ormai fragile e fatiscente, sicché molte persone se ne allontanano interiormente e spesso anche esteriormente</strong>. Tuttavia, <strong>nessun individuo razionale può attendersi che tutte le riforme vengano realizzate da un solo uomo dall&#8217;oggi al domani</strong>. Nondimeno, un mutamento di paradigma sarebbe possibile in cinque anni, come dimostrò nell&#8217;XI secolo il papa lorenese Leone IX (1049-1054), che aveva preparato la riforma di Gregorio VII, e come avrebbe poi dimostrato nel XX secolo l&#8217;italiano Giovanni XXIII (1958-1963), convocando il Concilio Vaticano II. Oggi, soprattutto, <strong>dovrebbe essere chiara la direzione</strong>: <strong>non una involuzione restaurativa verso i tempi preconciliari come sotto il papa polacco e sotto quello tedesco</strong>, ma passaggi meditati, pianificati e ben mediati di <strong>una riforma in linea con il Concilio Vaticano II</strong>. Oggi come allora si pone una terza questione: <strong>Una riforma della Chiesa non incontrerà una seria resistenza?</strong> Indubbiamente essa susciterà, soprattutto nell&#8217;apparato di potere della curia romana, <strong>potenti controforze</strong> alle quali sarà necessario far fronte. <strong>I potenti del Vaticano non rinunceranno spontaneamente a un potere accumulato fin dal Medioevo</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Gloria a Francesco: il 3 ottobre 1226 egli muore povero come aveva vissuto, a soli 44 anni. Papa Innocenzo III era morto, in modo del tutto inaspettato, già dieci anni prima, un anno dopo il Concilio Lateranense IV, all&#8217;età di 56 anni. Il 16 giugno 1216 il cadavere di colui che aveva saputo accrescere, come nessun altro prima, il potere, il dominio e la ricchezza della Santa Sede, fu trovato nella cattedrale di Perugia, abbandonato da tutti, completamente nudo e derubato dai suoi stessi servitori. Un segnale del rovesciamento della sovranità universale del papa nell&#8217;impotenza del papa: all&#8217; inizio del XIII secolo il glorioso pontificato di Innocenzo III; alla fine di quello stesso secolo il megalomane Bonifacio VIII (1294-1303), miseramente fatto prigioniero, al quale sarebbero seguiti l&#8217;esilio di Avignone, durato circa settant&#8217;anni, e lo scisma d&#8217;Occidente, con due e alla fine tre papi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Nemmeno due decenni dopo la morte di Francesco il movimento francescano rapidamente diffusosi in Italia sembra quasi completamente addomesticato dalla Chiesa romana, tanto da porsi ben presto al servizio della politica papale, come un normale ordine monastico, e da farsi addirittura coinvolgere nell&#8217; Inquisizione. Se dunque è stato possibile addomesticare Francesco di Assisi e i suoi compagni nel sistema romano, ovviamente non si può escludere che alla fine un papa Francesco venga catturato nel sistema romano che dovrebbe riformare. Papa Francesco: un paradosso? Potranno mai conciliarsi il papa e Francesco, un contrasto evidente? Solo con un papa delle riforme ispirato dal Vangelo. Non dobbiamo rinunciare tropo presto alla nostra speranza in un simile pastor angelicus!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Infine, una quarta questione: <strong>Che fare se ci viene tolta dall&#8217;alto la speranza nella riforma?</strong> I tempi in cui il papa e i vescovi potevano contare tranquillamente sull&#8217;ubbidienza dei fedeli sono comunque passati. Dunque, <strong>non possiamo in alcun modo cedere alla rassegnazione</strong>, ma di fronte alla mancanza di impulsi riformatori &#8220;dall&#8217;alto&#8221;, dalla gerarchia, dobbiamo intraprendere decisamente<strong> le riforme &#8220;dal basso&#8221;</strong>, a partire dalla gente. <strong>Se papa Francesco metterà mano alle riforme troverà un vasto consenso da parte della gente, ben al di là della Chiesa cattolica</strong>. <strong>Se però alla fine andasse avanti così e non sciogliesse il nodo delle riforme, il grido «Indignatevi! Indignez-vous!» risuonerebbe sempre più anche nella Chiesa cattolica e provocherebbe riforme dal basso che sarebbero realizzate anche senza l&#8217;approvazione da parte della gerarchia e spesso addirittura contro i tentativi di impedirle compiuti dalla gerarchia</strong>. Nel caso peggiore – l&#8217;ho scritto già prima dell&#8217;elezione di questo papa – la Chiesa cattolica vivrebbe, anziché una primavera, una nuova era glaciale e correrebbe il pericolo di ridursi ad una grande setta poco rilevante.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: la Repubblica, 14 maggio 2013</span></p>
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		<title>Stare seduti uccide: sei ore di sedia al giorno tagliano la vita del 30 per cento</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 13:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariella Dipaola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Stare seduti uccide. Non ci sono sigarette, diete sbagliate, stress o simili che tengano. La sedia è il vero nemico e il vero killer dell’essere umano.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17715" class="wp-caption aligncenter" style="width: 530px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Chair-lifestyle.jpg"><img class="size-full wp-image-17715" alt="Chair lifestyle" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Chair-lifestyle.jpg" width="520" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Chair lifestyle</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Alessandro Camilli</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Stare seduti uccide. Non ci sono sigarette, diete sbagliate, stress o simili che tengano. La sedia è il vero nemico e il vero killer dell’essere umano. Passare sei e più ore al giorno comodamente seduti, che sia davanti al pc in ufficio o a casa in pantofole guardando la televisione, aumenta del 20% il tasso di mortalità negli uomini, e del 40% nelle donne, rispetto a chi siede per sole tre ore al giorno. Ogni ora trascorsa davanti alla tv, seduti s’intende, aumenta dell’11% il rischio di morte e le persone che fanno un lavoro sedentario, per oltre dieci anni, hanno probabilità quasi doppie di sviluppare un tumore all’intestino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Dati clamorosi, dati che soprattutto nella nostra società occidentale dovrebbero terrorizzare milioni di persone e che sono il risultato di diverse ricerche condotte negli Stati Uniti e in Australia. I nuovi studi rivelano che mantenere la posizione seduta per la maggior parte della giornata, negli anni, può avere danni gravi, potenzialmente irreparabili, sulla salute. L’attività elettrica dei muscoli precipita: “i muscoli diventano silenziosi come quelli di un cavallo morto”, dice il professor Marc Hamilton, ricercatore del Pennington Research Center, con una cascata di effetti metabolici negativi. Il consumo di calorie precipita ad una al minuto, un terzo di quello che consumeremmo se camminassimo. L’efficacia dell’insulina cala nel giro di sole 24 ore, facendo crescere il rischio di diabete e obesità. Gli enzimi responsabili della suddivisione di lipidi e trigliceridi, che devono risucchiare i grassi fuori dalla circolazione sanguinea, smettono di funzionare causando una caduta nel livello del colesterolo buono. Nel corso di una vita gli effetti possono essere ancora più drammatici. Una ricerca dell’American Cancer Society condotta su 123 mila persone rivela che gli uomini che passano da seduti sei o più ore al giorno del proprio tempo libero hanno un tasso di mortalità del 20 per cento più alta di quelli che siedono tre ore al giorno o meno. Per le donne, la mortalità sale addirittura del 40 per cento. Uno studio condotto in Australia ha riscontrato che il rischio di mortalità, per ogni ora in più davanti alla tv, sale dell’11 per cento. E un’altra ricerca australiana, citata dal Journal of Epidemiology, afferma che le persone che fanno un lavoro sedentario per più di dieci anni hanno quasi il doppio di probabilità di sviluppare un tumore all’intestino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ma quel che è peggio, affermano specialisti della materia come il dottor James Levine della Mayo Clinic del Minnesota, è che i danni sono spesso irreversibili. Non serve a nulla quindi una corsetta la mattina prima di andare in ufficio o una sudata in palestra due o tre volte la settimana. Fare vita sedentaria per nove ore al giorno in ufficio fa male alla salute, sia che poi si vada a casa a guardare la tv, sia che si vada in palestra. E l’inattività fa male a un obeso come a un atleta. Non si scappa. “Restare eccessivamente seduti è letale”, taglia corto il dottor Levine, smentendo la diffusa opinione secondo cui basta mettersi a dieta e fare esercizio aerobico tre-quattro volte alla settimana per cancellare gli effetti di un lavoro sedentario. Gli effetti della sedia non si cancellano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Che trascorrere molto tempo seduti non facesse bene alla salute è una realtà assodata, ma che gli effetti potessero essere così devastanti e, soprattutto, irreparabili è una novità. Il nostro corpo, sia che lo si intenda come fiore all’occhiello e migliore risultato dell’evoluzione, o come frutto della creazione a immagine e somiglianza di Dio a seconda dei punti di vista, non è stato pensato per trascorre molto tempo seduto. La posizione congeniale alla nostra struttura fisica è quella eretta, posizione che è stata una conquista nel cammino evolutivo. Bloccare, costringere il nostro corpo a stare seduto è un po’ come se si costringesse una Ferrari a circolare sempre in prima marcia. Alla lunga il motore si rompe, il cambio si consuma, le temperature salgono e il gioiello di meccanica va a farsi benedire. Allo stesso modo il nostro corpo, stando seduto, non riesce a funzionare. Ne soffre lo scheletro, ne soffre il cuore e ne soffre il cervello. Ma l’esistenza sedentaria, innaturale per il nostro corpo, nell’ultimo secolo è diventata poco alla volta predominante, perlomeno nel mondo industrializzato, ed è praticamente la norma nell’era di internet. Che fare allora? Difficile ipotizzare un radicale cambio di rotta e di abitudini. Trasformare gli impiegati in virtuosi dell’attività fisica e trasferire gli uffici e le loro sedie nei prati o sui tapis roulant non è credibile e non è fattibile. E se nemmeno l’attività fisica regolare serve a scongiurare i devastanti effetti che una vita sedentaria ha sugli uomini la nostra specie sembra condannata. Ma una via d’uscita, piccola, in attesa che l’evoluzione corra in nostro soccorso e ci doti di un corpo a “misura di sedia”, esiste ed è il “neat”. Acronimo di Non-Exercise-Activity: basta piegarsi ad allacciare le scarpe, fare insomma qualsiasi cosa tranne restare seduti, per limitare i danni del “chair lifestyle”, come lo chiamano in inglese, lo “stile di vita della sedia”. E allora, come mai in questo caso, gambe in spalla.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.blitzquotidiano.it">www.blitzquotidiano.it</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ex dittatore del Guatemala Rios Montt condannato per genocidio a 80 anni di carcere</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 01:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riconosciuto colpevole di crimini contro l'umanità. Il generale, 86 anni, è stato riconosciuto colpevole del massacro di 1.771 indigeni maya della comunità Ixil in 15 diverse operazioni compiute dai militari nel dipartimento nord occidentale di Quiche.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_17698" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/095830961-c3c55c14-ec0d-4954-abaa-40d16ea6c157.jpg"><img class="size-full wp-image-17698" alt="L'ex dittatore del Guatemala Jose Rios Montt" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/095830961-c3c55c14-ec0d-4954-abaa-40d16ea6c157.jpg" width="300" height="401" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;ex dittatore del Guatemala Jose Rios Montt</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L&#8217;ex dittatore del Guatemala Josè Efraim Rios Montt è stato condannato a 80 anni di carcere per genocidio e crimini contro l&#8217;umanità. L&#8217;anziano generale, 86 anni, è stato riconosciuto colpevole del massacro di 1.771 indigeni maya della comunità Ixil in 15 diverse operazioni compiute dai militari nel dipartimento nord occidentale di Quiche.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">&#8220;E&#8217; un processo politico, ho soltanto seguito la legge&#8221;, ha commentato l&#8217;ex dittatore. Rios Montt salì al potere con un colpo di Stato nel 1982 e fu rovesciato 17 mesi dopo da un successivo golpe. Il suo governo rappresentò il momento più sanguinoso dei 36 anni di guerra civile che hanno causato oltre 200mila morti in Guatemala. Al processo è stato invece assolto il capo dei servizi d&#8217;intelligence dell&#8217;ex dittatore, generale Jose Maurcio Rodriguez.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">&#8220;In Guatemala è stato compiuto sistematicamente un genocidio ai danni della popolazione maya Ixil&#8221;, ha dichiarato il giudice Jazmin Barrios nel leggere la sentenza. A provare che i massacri compiuti dai militari facevano parte di un preciso disegno, sono fra l&#8217;altro le modalità simili con le quali sono state uccise le vittime, i cui corpi con ferite al petto e la testa sono stati trovati in cimiteri clandestini vicino a i fiumi Schel e Chajul. Mercoledì la procura aveva chiesto una condanna a 75 anni di prigione per l&#8217;ex dittatore Montt.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.repubblica.it">www.repubblica.it</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il fascismo che avanza</title>
		<link>http://www.uomoplanetario.org/wordpress/2013/05/il-fascismo-che-avanza/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 11:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo nonviolento]]></category>
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		<description><![CDATA[La vignetta di Uomoplanetario.org]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Il-fascismo-che-avanza-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-17693" alt="Il fascismo che avanza" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Il-fascismo-che-avanza-2.jpg" width="698" height="492" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il sogno come strumento fondante del cambiamento</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 22:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Della Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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		<description><![CDATA[L’unica vendetta possibile è il cambiamento.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_17688" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/fo_calzini.jpg"><img class="size-full wp-image-17688" alt="Jacopo Fo" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/fo_calzini.jpg" width="640" height="385" /></a><p class="wp-caption-text">Jacopo Fo</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Jacopo Fo</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Oggi abbondano i visi incazzati di chi giustamente non sopporta l’infausto pasto della belva violenta che prevarica, umilia, affama, avvelena, uccide.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Come si può biasimare chi nutre questa rabbia tremenda contro l’ingiustizia? Cos’altro è possibile se non odio verso chi violenta i bambini, le donne, la terra?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Questi compagni hanno tutte le ragioni del mondo, tranne una: la rabbia è sterile, inutile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La rabbia cementa l’ingiustizia perché è fatta della stessa materia: paura e odio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La vendetta è inutile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>L’unica vendetta possibile è il cambiamento</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Perché un terzo degli italiani vota il partito osceno del bunga bunga?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ancora!!!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quale colla riesce ancora a far accettare a milioni di italiani la palese ingiustizia, il veleno quotidiano nelle strade e nel frigorifero, la ruberia più smaccata, la follia burocratica?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Accettano perché nel loro panorama mentale non vedono altro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La mafia allena all’infelicità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Il potere ti ripete continuamente che questo, per quanto schifoso è l’unico mondo possibile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Per questo la gente alla fine vota ancora l’indecenza, compra ancora il fast food e l’amore annoiato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“C’è solo questo.”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ma la maggioranza di coloro che eroicamente si oppongono a questo scempio di vite vive di rabbia. Resta dentro questa rabbia. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">E così facendo confermano che esiste solo questo. Che un altro mondo non è possibile. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Confermano la paura invece di innaffiare la speranza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Io conosco bene questa rabbia. La rispetto, perché è stata il mio pane quotidiano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quando avevo 17 anni mia madre tornò a casa coperta di sangue e di bruciature di sigarette. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Cosa fai quando sei un giovane comunista e vedi questo?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Io entrai nell’Armata Rossa. Per un anno intero pensai solo alla vendetta. Avevo in testa solo l’idea di uccidere chi aveva fattomale alla mia mamma.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Poi un giorno, forse una santa comunista, di quelle che vivono nel cielo dei martiri, mi mise una mano sulla testa. E mi resi conto che anche se ne avessi uccisi cento, mille, non avrei vendicato mia madre.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"><strong>L’unica vendetta possibile è dimostrare a queste anime uccise dalla paura, questi mostri che sguazzano nella loro infelicità, che un altro mondo è possibile ma non per loro, perché hanno perso la sensibilità alla vita</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Cosa ci può essere di più duro che mostrare a un uomo che ha sprecato la sua unica possibilità di vivere?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L’unico nostro possedimento è essere sensibili alla vita. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">E i torturatori uccidono ogni sensibilità praticando la tortura. Non gli resta niente!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Niente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Per questo nel 1974, per fortuna prima di iniziare a sparare, ho lasciato la lotta armata. E lentamente, pensando fino a farmi ronzare la testa, sono riuscito a vedere che cosa volevo fare del mio odio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">E ho capito che innanzi tutto volevo costruire dei pezzi del mio sogno, vederlo muoversi. Ho cominciato impastando il cemento e riparando il tetto di una casa sgarrupata. E ho continuato nei successivi 30 anni a costruire un posto dove la gente potesse sperimentare qualche cosa di completamente diverso: mangiare, ballare, studiare, incontrarsi in modo differente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">E oggi stiamo costruendo una città verde dove sia possibile vivere rispettando la terra l’aria e se stessi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">La mia vendetta è che oggi qui vengono migliaia di persone, e a volte sono persone convinte che la loro vita sia l’unica tristezza possibile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Un giorno abbiamo organizzato un seminario di 7 giorni per <strong>insegnare ai clown a far ridere i bambini negli ospedali</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">C’era <strong>Patch Adams</strong>, il clown sciamano, Miloud, il clown che a Bucarest insegna la giocoleria ai bambini che vivono nei cunicoli sotterranei, Cataria, il maestro indiano dello yoga della risata che organizza incontri di migliaia di persone che ridono tutte insieme.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">C’erano 300 persone sotto un gran tendone ad ascoltare schiere di comici. Abbiamo riso tanto. E non mi ricordo di aver mai pianto così tanto. Perché arrivavano questi clown dottori e ti raccontavano cosa vuol dire veder morire un bambino meraviglioso, un tempio di gentilezza. E c’erano 12 ragazzi di strada di Bucarest che uno per uno raccontarono la loro vita e avevano le braccia e le gambe disseminate di tagli che si erano fatti da soli per lenire la disperazione. E alla fine abbracciammo tutti, in un unico assembramento, una specie di testuggine abbracciante, Gabriella che aveva suo padre morente. E tutti piangemmo con lei abbracciati, e forse ognuno, lì, riuscì finalmente a piangere per il suo proprio intimo dolore. E io intravidi la possibilità di un mondo dove non si smette mai di cercare il dono del ridere con gli altri qualunque cosa succeda. Perché non è importante che muoriamo, è importante quando siamo vivi, che riusciamo a celebrare la vita. <strong>Non c’è niente di più importante del ridere e dell’amare</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Mentre alla fine tutti stavano partendo arriva una signora: parcheggia, scende dalla macchina, incrocia parecchia gente che sta partendo, tutti la salutano e le sorridono. Lei arriva alla reception incazzatissima e mi urla: “Ma checcazzo è questa messa in scena che tutti mi salutano e mi sorridono? Chi pensate di prendere per il culo?”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">C’ha messo parecchie ore a capire che nessuno voleva prenderla in giro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quel giorno ho vendicato un grammo di dolore di mia madre.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.peacelink.it">www.peacelink.it</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ebooks&amp;Kids, una startup per imparare giocando</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 17:41:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariella Dipaola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Tecno]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Ebooks&kids]]></category>
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		<description><![CDATA[15 app multimediali per tablet e smartphone dedicate ai bambini della prima elementare
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_17675" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/youfeed-app-kids-app-lancio-worldwide-per-ebooks-kids.jpg"><img class="size-full wp-image-17675" alt="Ebooks&amp;Kids" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/youfeed-app-kids-app-lancio-worldwide-per-ebooks-kids.jpg" width="400" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Ebooks&amp;Kids</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Simone Cosimi</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Se il 70% dei bambini sotto i 12 anni utilizza un tablet sia per giocare (77%) che per studiare (57%), significa che il mondo delle app didattiche è ancora tutto da scoprire. O comunque un fronte ancora poco presidiato nel business dei contenuti digitali. Non è un caso che Giovanna Pellizzari e Massimo Mauri, ex vicepresidente e co-amministratore delegato di Eurotech, la società dei super e nano computer capitanata da Roberto Siagri, abbiano deciso di sceglierlo come loro nuova scommessa fondando Ebook&amp;Kids. Che cos’è? Una società di editoria digitale che lancerà sul mercato una serie di applicazioni ludico-educative riservate ai bambini dai due ai dieci anni. Per giocare, appunto, ma anche imparare. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Il primo gruppo di app ideate dalla coppia (anche nella vita reale oltre che nella nuova impresa) si chiama Wee Kids e sarà disponibile dal 7 maggio prima su iOs e in seguito su Android e Windows Mobile. Sono ben quindici applicazioni animate e interattive programmate su misura per bambini che frequentano la prima elementare. Propongono giochi con difficoltà incrementale per un totale di trecento ore di didattica su tablet e smartphone. D’altronde, che le tavolette e in generale i device portatili stiano diventando una via di mezzo fra tate ed educatrici digitali è provato da una serie di ricerche. Non solo perché, secondo i dati resi disponibili dal Digital Lab del Salone del Libro di Torino, più della metà dei bimbi tra i 3 e 16 anni intervistati ha già interagito con uno schermo touch. Ma anche perché sono gli stessi genitori a volerne sfruttare al massimo le potenzialità: il 49% ritiene che il valore educativo di un’app sia molto importante mentre il 46 ne predilige il divertimento. Massimo Mauri racconta perché fondare, proprio in questo momento, una start-up di applicazioni destinate ai più piccoli. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Perché proprio il target 2-10 anni: quali potenzialità nasconde?  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Il numero di smartphone e tablet e i loro ambiti di utilizzo stanno crescendo in modo esponenziale cambiando lo stile di vita e le abitudini di ognuno di noi. Negli ultimi anni, come dimostrano diverse ricerche di mercato, anche i bambini dai 2 ai 10 anni hanno iniziato a utilizzare sempre più frequentemente questi dispositivi tanto che autorevoli osservatori parlano di touch screen generation. Noi crediamo che l’utilizzo da parte del nostro target sia destinato ad aumentare significativamente nel tempo è per questo motivo che Ebooks&amp;Kids si propone di fornire contenuti innovativi, digitali e interattivi che possano divertire i bambini aumentando le loro abilità e le loro conoscenze nelle varie discipline didattico-educative”. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Siamo dunque destinati ad avere ben presto un tablet per maestro? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“No, il tablet è, e cosi sarà sempre di più, uno strumento destinato ad affiancare i metodi tradizionali di apprendimento e quindi casa e scuola. Il ruolo dei genitori e degli insegnanti rimane quindi imprescindibile anche per accompagnare i bambini a un corretto utilizzo del dispositivo e delle applicazioni in esso contenute”. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Con quante applicazioni esordite e quali sono i punti d’originalità rispetto ai competitor?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Nel mese di maggio presenteremo “Wee Kids” la prima famiglia di app di Ebooks&amp;kids. Si tratta di 15 app nel settore “educational game for kids”. Creiamo i nostri prodotti prestando grande attenzione alla bellezza delle immagini e della presentazione grafica, alla varietà e luminosità dei colori e alla ricchezza di diversi suoni particolari. Questi aspetti consentono di portare i bambini in un mondo allegro e giocoso: partendo da ciò che li diverte, le app catturano la loro attenzione al fine di ampliare le loro conoscenze, stimolando la mente a produrre, immagazzinare e organizzare nuove informazioni”. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Che ruolo prevedono app di questo tipo per i genitori: residuale o centrale? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“In genere quando si parla di applicazioni per bambini il ruolo dei genitore è sempre centrale sia rispetto alla scelta dell’app sia poi nell’interazione con il bambino durante l’utilizzo dell’app stessa. Il motto di</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"> è: Playing means learning!. E in questo caso è ancora più efficace se i genitori dedicano del tempo ai loro figli per condividere questa esperienza ludico-educativa”.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Parliamo dell’aspetto estetico: quanto è importante e chi lo sviluppa. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Sono due gli aspetti importanti in ogni app: l’estetica, e quindi la grafica, e il funzionamento. Su entrambi i punti pensiamo di poter offrire agli utenti il massimo. Il nostro impegno si è concentrato sulla cura di ogni dettaglio utile per trasformare le attività didattiche in esperienza di gioco dalla lunga durata divertenti e coinvolgenti. La realizzazione delle immagini delle app Wee Kids è stata curata da due illustratrici milanesi, Elena Locatelli e Angela Bornia, il software realizzato da Francesco Colombo e Nicola Marchesan  attraverso innovative tecnologie multipiattaforma che renderanno i nostri prodotti disponibili non solo su iOS ma anche su  Android e Windows”. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quali sono gli obiettivi e in che tempi pensate di raggiungerli? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Non ci siamo posti obiettivi in termini di download ma abbiamo sicuramente grandi aspettative dovute anche al fatto che le nostre app saranno disponibili in oltre dieci lingue. I primi segnali ottenuti, penso alla presenza su Facebook, sono andati oltre ogni iniziale aspettativa: siamo a circa 30mila Like in meno di un mese dall’apertura della pagina”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.wired.it">www.wired.it</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Invalsi, prove di sessismo per le classi quinte</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 14:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariella Dipaola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Nonviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Invalsi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sessismo]]></category>

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		<description><![CDATA[L’educazione alla discriminazione è un crimine.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17655" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Prova-Invalsi.jpg"><img class="size-full wp-image-17655" alt="Prova Invalsi" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Prova-Invalsi.jpg" width="480" height="365" /></a><p class="wp-caption-text">Prova Invalsi</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Alessia Bruni</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quanto è grave costringere una bambina e un bambino ad affermare che le femmine hanno una posizione gerarchicamente inferiore nella società umana perché questa è la loro natura? Quanto è grave costringerli ad affermare anche che la natura richiede che il capo gruppo sia un maschio, che i maschi devono lottare per il potere e che le femmine ne sono estranee? Quanto è grave se questo avviene a scuola? Quanto è grave se avviene nel contesto di un esame ministeriale? Quanto è grave trasformare le educatrici e gli educatori in complici loro malgrado? Non sono domande retoriche.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Quanto descritto è successo a tutte le bambine e bambini italiani delle classi V elementare, durante l’esame ministeriale INVaLSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione). Questo l’inizio del testo di esame intitolato «Nella casa di cera», (testo tratto e adattato da Alessandro Minelli, I segreti degli animali, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1985): «Presso i mammiferi (società umane comprese) le comunità organizzate hanno quasi sempre una struttura patriarcale: a capo del branco o della tribù vi è un vecchio maschio, robusto ed esperto, al quale i sudditi, almeno per un certo tempo, accordano fiducia e rispetto. Le femmine, che pur godono di molte libertà e sono per lo più estranee alle lotte per il potere in cui indulgono i maschi, hanno in genere posizione più subordinata, o sono del tutto fuori da una gerarchia».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Il testo prosegue con pregiudizi occultati da un approccio pseudo-scientifico, e si sposta sulle api, animali presi come esempio di organizzazione sociale fin da Virgilio, con la differenza che allora l’ape regina era un re maschio. La società degli animali sarebbe gerarchica, classista. Il ruolo riproduttivo è affidato alla femmina,</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">che in quanto madre diventa regina. La riproduzione avverrebbe dopo il volo nuziale; non vorrete mica che in natura ci siano dei figli concepiti fuori dal matrimonio! Il mondo animale esalterebbe il lavoro operaio e la difesa armata dal diverso visto come aggressore. Pregiudizi e stereotipi che purtroppo ci risultano familiari perché ne siamo bombardati fin da bambini. Questa familiarità rischia di farci sottovalutare la gravità delle affermazioni. Ecco il testo: «Non appena curiosiamo nel mondo degli insetti, invece, ci imbattiamo in società rigorosamente matriarcali: i maschi, presso le api o le formiche, non è che contino poco: non ci sono affatto, in seno alla comunità, se non nel breve tempo della stagione degli amori. Per il resto dell’anno se la vedranno fra loro le femmine della specie, alate o no; con il volo nuziale, la breve esistenza dei maschi è già finita».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Dopo la lettura del testo, si richiede ai bambini e alle bambine di rispondere a domande di comprensione. Il testo è presentato come scientifico e quindi le risposte assumono una validità universale. Per rispondere correttamente, le bambine e i bambini devono affermare che, tra i mammiferi, società umane comprese: 1)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Le femmine hanno una posizione inferiore; 2) Il capo del gruppo è un maschio; 3) I maschi lottano per il potere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Un esame è un momento educativo particolare per i bambini, accompagnato da emozioni e una tensione forte per non sbagliare. L’educazione alla discriminazione sessista in un esame ministeriale è quindi gravissima. L’iniziativa pagata con i soldi pubblici ha fatto degli/delle insegnanti, obbligati a somministrare un esame scritto da terzi senza la loro partecipazione, dei complici, ha fatto della scienza, nata per affermare la realtà contro il pregiudizio, nata dalla ribellione al principio di autorità, uno strumento per incitare al pregiudizio e per affermare la superiorità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Nei giorni scorsi i giornali italiani hanno riportato la notizia di una scuola di New York, finita sotto i riflettori della stampa, del sindaco e del FBI per un compito di matematica a connotati razzisti, con conteggi di schiavi rivoltosi morti e frustati. Invano troverete sulla stampa italiana la minima eco di indignazione al testo sessista dell’INValSI. E forse, leggendo i testi e i quesiti li troverete tanto familiari da non vederne più gli stereotipi, la pochezza, la visione da bambini deficienti e pedissequi, in cui la fantasia, la creatività, il giudizio critico sono azzerati. Da non vedere più la violenza di concetti per cui le femmine hanno una posizione sociale inferiore, per natura.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L’ INValSI, Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione (ora Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) è un ente di ricerca pubblico soggetto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione. Per il Ministero, gestisce il sistema nazionale di valutazione volta a verificare i livelli generali e specifici di apprendimento conseguiti dagli studenti nell’esame di Stato, ma anche della valutazione dei dirigenti scolastici.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">L’educazione alla discriminazione è un crimine. La dichiarazione universale dei diritti umani afferma che &#8220;Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione&#8221;. La nostra costituzione prevede uguaglianza di condizioni per bambini e bambine. Come possiamo garantire uguaglianza di condizioni con tali educatori?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Ritenere il test un caso isolato sarebbe un errore. Sarebbe non vedere che se questo è stato possibile, se l’educazione alla discriminazione è possibile e passa sotto silenzio, questo sistema di valutazione è profondamente sbagliato. Sicuramente manca l’attenzione a una educazione che superi la discriminazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Sicuramente occorre riportare nella scuola una informazione scientifica di buona qualità. </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Alessia Bruni è fisica, ricercatrice dell&#8217;INFN. Lavora presso il CERN di Ginevra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Questo articolo è stato pubblicato con lo stesso titolo sul numero di aprile 2013 di Sapere. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.galileo.it">www.galileo.it</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Schiavitù, colonialismo, e la Chiesa</title>
		<link>http://www.uomoplanetario.org/wordpress/2013/04/schiavitu-colonialismo-e-la-chiesa/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 20:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariella Dipaola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo nonviolento]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[No al razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[No alla tortura]]></category>
		<category><![CDATA[Nonviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Liverpool]]></category>
		<category><![CDATA[olocausto]]></category>
		<category><![CDATA[schiavi]]></category>
		<category><![CDATA[shoah]]></category>

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		<description><![CDATA[ Niente giorno della memoria della Schiavitù, né del Colonialismo, a differenza dell’Olocausto.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17618" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/Catene.jpeg"><img class="size-full wp-image-17618" alt="Catene" src="http://www.uomoplanetario.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/Catene.jpeg" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Catene</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Johan Galtung</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Incontestato centro della tratta mondiale degli schiavi, 40%, ben documentato nel Museo Internazionale della Schiavitù nel porto dove attraccavano le navi schiaviste. Il traffico era triangolare: da Liverpool (Bristol, Londra) con tessili di Manchester, metalli, perline, alcool e cannoni per i trafficanti di schiavi nel Golfo di Guinea; da lì con schiavi ai Caraibi, il Passaggio Mediano; e da lì con zucchero, caffè e cotone coltivati dagli schiavi, di ritorno all’Inghilterra. Oltre a rapire persone, per 2/3 giovani fra 15 e 25 anni, e a ucciderne le società, ne rapinavano anche le materie prime in cambio di manufatti di basso valore. Procedevano mano nella mano; fin dall’inizio con i portoghesi nel 1502 finché la tratta degli schiavi fu proibita in Inghilterra nel 1807 – peraltro continuata altrimenti, anche oggi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Parliamo di milioni di schiavi sbarcati nell’arco fra Rio a Washington con baricentro caraibico, e di altri a sud di Rio, a nord di Washington e sulla linea di costa del Pacifico dell’America Latina. Un indicibile crimine contro l’umanità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Un altro indicibile crimine da ricordare, la Shoah, ha la propria giornata della memoria il 27 gennaio; ma quello altrui, della Germania, nemica dell’Inghilterra, risulta più facile. Niente giorno della memoria della Schiavitù, né del Colonialismo, a differenza dell’Olocausto. Né memoria di sorta per i 10 milioni di persone uccise nel Congo di re Leopoldo, ad Anversa, il porto d’imbarco dei cannoni per l’Africa in cambio della gomma; di più facile comprensione che i manufatti convertiti in schiavi riconvertiti in merci di largo consumo. Forse un giorno arriveremo a tutte e tre le giornate della memoria. E a musei per le Prime Nazioni, della schiavitù e dell’imperialismo, negli USA, accanto al museo dell’Olocausto di Washington DC. Che non sminuirebbero in alcun modo l’enormità della shoa, ma favorirebbero la prospettiva, una miglior comprensione, per imparare come evitare il genocidio. Il tutto interamente intenzionale, giustificato considerando le vittime dei sub-umani o peggio. Come la strage dei kulak di Stalin. Le carestie di massa in Cina con Mao nel periodo 1958-62, o nella Corea del Nord, che tuttavia è difficile considerare intenzionali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Tornando alla schiavitù, ecco alcuni punti da tenere a mente, dal catalogo:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">- sir Francis Drake, eroe della storia inglese, per le sue incursioni sugli spagnoli, per essersi impadronito dell’oro, per aver navigato il mondo; era fra i primi schiavisti all’inizio del regno della regina Elisabetta I, che lo fece cavaliere;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">- le navi di Liverpool trasportarono circa 1.5 milione di schiavi, 45.000 nel 1799, l’anno del picco;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">- Liverpool ha ancora strade con i nomi di mercanti di schiavi;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">- dal 10% al 25% dei trasportati morirono durante il Passaggio Mediano in condizioni atroci;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">- solo il 5% degli africani resi schiavi sopravvissuti alla traversata finirono nel Nord-America britannico, rimanendo per quasi 250 anni nel sud inglese dei successivi Stati Uniti;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">- quando 131 africani furono buttati fuori bordo da una nave negriera di Liverpool, si trattò il caso come lite assicurativa, non come processo penale per assassinio;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">- “Venduti, marchiati – con ferro rovente, come il bestiame – riassegnati un nuovo nome, gli africani venivano separati dalle famiglie e dagli amici e privati delle proprie identità in un deliberato procedimento teso a spezzarne la volontà e lasciarli passivi e servili, schiavizzati; venivano realmente ‘stagionati’. Per un periodo di due o tre anni venivano ‘addestrati’ a obbedire o ricevere frustate, e acclimatizzati al proprio lavoro e alle proprie condizioni – una tortura, mentale e fisica“. Giustificato dal “considerarli più prossimi agli animali che ai bianchi”;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">- gli europei consideravano preminenti le conquiste della propria civiltà e usavano le proprie rigide idee di civiltà per giustificare l’asservimento e l’abuso degli africani;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">- dopo l’emancipazione nel 1863, nel 1866 arrivò il Ku Klux Klan a opera dei veterani dell’esercito confederato – (kuklos = circolo, fratellanza), e più di 3.000 linciaggi di Neri dal 1882 al 1951 – vale a dire prima del riconoscimento dei Diritti Civili, diciamo nel 1962.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">E questa tortura durava per tutta la vita, trapassandoli fino alla loro discendenza, per secoli. Attentamente, abilmente programmata, sulla base di analisi costi-benefici sulle risorse, sugli esseri umani dell’Africa, e sulle merci di largo consumo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Liverpool, comunque, ha altro da offrire, come la ragguardevole cattedrale cattolica, moderna, circolare, senza navate; i preti vi officiano al centro anziché in cima. Con una torre circolare. Molto bella.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Finestre con vetrate dipinte da cui il sole occasionale accentua il messaggio cristiano. Che messaggio? Che splendore era stato il vivere di Gesù con i poveri, Gesù con donne diverse da sua madre da piccolo, Gesù che consolava e accudiva i malati, nutriva gli affamati, ripuliva il tempio per il culto di Mammona, ormai aggiuntivo alla dittatura con i cannoni e alla democrazia con le parole, e la corruptocrazia coi soldi – il dominio di Mammona.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Gesù che porgeva l’altra guancia, che non faceva resistenza al male; Gesù che dava il mantello a chiunque gliene rubasse mezzo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Nulla del genere. Solo nascita e morte, nulla frammezzo. E poi certo la Croce, la sofferenza, il sadomasochismo del Padre che sacrifica il proprio Figlio, ridando speranza a noi umani peccatori. E il Figlio risorse il terzo giorno raggiungendo il Padre; il Cristo della Chiesa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">In fondo in fondo si percepisce un nesso. Mercanti di Liverpool, coi parenti e gli amici come ricchi piantatori “laggiù”, sono i Padri severi che sacrificano i figli, i negri di Negrolandia in Africa, a beneficio di noi tutti, alla fin fine anche degli schiavi: se o quando si rivolgano a Cristo, risorgeranno finendo lassù in Paradiso, a norma di tutti i criteri del Sermone della Montagna.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Vivere fra i poveri? Solo con frusta e fucile. Accudire i malati? Giusto quanto basti per restituirli ad altra sofferenza sulla propria croce, la tortura della schiavitù. Nutrire gli affamati? Per un’ulteriore sofferenza. Donne? Famiglie spaccate, da vendere separatamente, addirittura “nel basso corso del fiume” (Mississippi). Porgere l’altra guancia? No, anzi ritorsione più brutale. Abraham Lincoln:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">“Mio sommo obiettivo è salvare l’Unione – neppure salvare o distruggere la schiavitù. Se potessi salvare l’Unione senza liberare manco uno schiavo, lo farei, e se potessi farlo liberandoli tutti, lo farei altresì” (lettera al capo-redattore del New York Tribune, 22 agosto 1862).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Da ultimo, il 1 gennaio 1863, si accinse a una cosa e all’altra. Meglio che l’unione con la schiavitù (il “compromesso” del 1850). Ancor meglio: né schiavitù, né unione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; font-family: helvetica;">Fonte: <a href="http://www.serenoregis.org">www.serenoregis.org</a></span></p>
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