Home»Diritti umani»I DEMONI DI SALVINI: I POSTNAZISTI E LA LEGA

Matteo Della Torre

Ai sostenitori dell’estrema destra consiglio un’attività pericolosa, che può potenzialmente risvegliare il senso critico: la lettura di un buon libro. Vi propongo in particolare la lettura del recente libro del giornalista d’inchiesta Claudio Gatti, “I DEMONI DI SALVINI: I POSTNAZISTI E LA LEGA”.

Tra le sue pagine potrai leggere di come Matteo Salvini abbia trasformato in pochi anni Lega Nord da partito autonomista e libertario in un partito razzista, xenofobo e autoritario. 

Secondo le diverse testimonianze di esponenti storici del partito del Carroccio raccolte da Claudio Gatti, il pensiero della Lega alla base di questa trasformazione non è nostalgico, non si è riproposto un fenomeno politico sconfitto dalla storia, ma si è cercata l’essenza ideologica nazifascista, per presentarla in un’altra forma. Ossia il postnazismo, che concretizza il nocciolo del pensiero nazifascista, riproponendone lo spirito più profondo nell’Italia odierna, in una forma non facilmente riconoscibile dagli anticorpi democratici della società.

Con ciò l’autore non vuole affermare che Matteo Salvini sia un postnazista, ma che abbia scelto, per l’opportunismo politico che lo caratterizza, “di fare da piazzista del pensiero postnazista”.

Sì, la caratteristica dominante di Matteo Salvini è ravvisabile proprio nel suo opportunismo politico. Essendo privo di una bussola etica e della più elementare coerenza, Salvini annusa l’aria alla ricerca dell’umore del cittadino medio, e una volta individuato il sentire comune della maggioranza degli italiani, lo asseconda abilmente, cambiando opportunamente pensiero e colore della casacca. Dal 1994 al 1998, Salvini era un comunista iscritto al Movimento del comunisti padani ed era favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere: “Noi ci rapportiamo alle tematiche classiche della sinistra, dalla forte presenza statale alla liberalizzazione delle droghe leggere”. Frequentava il centro sociale del Leoncavallo: “Chi non ha mai frequentato un centro sociale? Io sì, dai 16 ai 19 anni, mentre frequentavo il liceo, il mio ritrovo era il Leoncavallo. Là stavo bene, mi ritrovavo in quelle idee, in quei bisogni”. 

Poi approda alla corte di Umberto Bossi nella Lega Nord e fa del celodurismo leghista di stampo secessionista e antimeridionale la sua nuova battaglia.

Oggi Salvini brandisce un Vangelo che forse non legge e un Rosario “che non prega”. Da abile venditore di paure  è riuscito a sdoganare l’odio, il razzismo e la xenofobia in un Paese sempre più imbruttito e incattivito. 

Dove il nazismo e il fascismo storici additavano gli ebrei come il nemico da combattere “Chi aiuta gli ebrei, odia la Germania” (Adolf Hitler), la Lega di Salvini addita al popolo italiano sempre più impaurito e frustrato dalla crisi economica, gli immigrati come il nuovo nemico da combattere: “Chi aiuta i clandestini odia gli italiani” (Matteo Salvini). 

Ma con ciò dire che Salvini è un fascista sarebbe un grave errore, perché la storia non si ripete. Il fascismo e il nazismo sono finiti con la loro sconfitta. Ciò che subdolamente si vuole riproporre è l’essenza del pensiero e dell’ideologia nazifascista, mimetizzata in una forma digeribile dalla società democratica. 

In questo contesto, lo spettro dell’immigrazione clandestina è stato usato abilmente a scopi politici da Matteo Salvini per spaventare e incattivire gli italiani e così giungere al potere. 

Sui social è stata anche diffusa la teoria complottista, tipica del pensiero postnazista, della sostituzione del popolo europeo con quello proveniente da Africa e Medio Oriente. 

Nel suo libro “Mein Kampf” Adolf Hitler scriveva della sostituzione dei popoli, collegandola al pericolo ebraico: “Sono stati gli ebrei a portare i negri nella Renania al fine di bastardizzare la razza bianca, abbassare il suo livello culturale e politico e stabilire il proprio dominio”.

Oggi per i neonazisti la colpa non è degli ebrei come popolo, ma è di una sola persona: George Soros.  Salvini nel suo libro, Io sono Matteo Salvini, concorda pienamente con questa idea: “Di Soros io apprezzo la trasparenza. Chi è curioso vada sul sito della sua fondazione e potrà leggere nero su bianco come la visione di un occidente snaturato nelle sue sembianze, meticciato, con l’ingresso d’ingenti flussi migratori dall’Africa e non solo, viene presentato nei termini di una grande conquista futura”.

Ma in Italia non si è in presenza di nessun fenomeno di “immigrazionismo”, o peggio di atti di “pulizia etnica” o di “genocidio”, come anche non c’è nessuna invasione di immigrati. In campagna elettorale la Lega di Salvini ha inserito nel Contratto di Governo un riferimento alla presenza certa di 500mila immigrati sul territorio nazionale. Oggi, il Ministro dell’Interno ritratta le sue precedenti affermazioni dichiarando che gli immigrati clandestini presenti in Italia sono al massimo 90mila. L’invasione di migranti, a sentire le dichiarazioni di Salvini, non c’è più. In effetti, l’invasione non c’è mai stata; è solo distrazione di massa utile per la campagna elettorale. 

Infinitamente più grave di quanto finora detto è il negazionismo climatico di Matteo Salvini. Pochi sapranno che quando era europarlamentare nel 2016, Salvini votò contro la ratifica dell’Accordo di Parigi.

Nell’attuale Governo c’è un silenzio assoluto sulla vera invasione, quella delle acque dei mari che, secondo le proiezioni della scienza, fra ottant’anni, a causa del riscaldamento climatico catastrofico, sommergeranno letteralmente gran parte delle coste italiane e di molte zone dell’entroterra, San Ferdinando di Puglia compresa. Di questo scenario futuro inquietante la politica nazionale non parla, così come tacciono i nostri mezzi d’informazione mainstream.


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