Home»Articoli»ITALIANI, POPOLO DI MISERI E INFELICI

Photo credit: Helena Lopes (Unsplash)

Mariella Dipaola

Oggi, 20 marzo, nel mondo si celebra la Giornata della Felicità. Secondo il World Happiness Report delle Nazioni Unite, il nostro Paese si colloca al 47esimo posto nella classifica 2018 dei Paesi più felici al mondo. In vetta si situa la Finlandia, seguita da Norvegia e Svezia. 

Per valutare il livello di felicità il Rapporto dell’ONU considera parametri ordinari quali salute, istruzione, lavoro. Ma anche fattori meno tipici. Tra questi, particolarmente interessante è l’elemento relativo alla capacità di inclusione di un Paese. Una nazione felice è un luogo in cui gli immigrati non vengono percepiti come una minaccia e sono felici tanto quanto gli autoctoni. Come a dire che chi è felice è solidale e accogliente. Le persone contente sono persone altruiste. 

Non si tratta di un criterio arbitrario per definire l’essenza della felicità, ma di un parametro analizzato e validato da studi scientifici. Lo hanno dimostrato, in particolare, gli studi condotti per 12 anni sul monaco buddhista di origine francese Matthieu Ricard, l’uomo più felice del mondo

Durante una ricerca effettuata da un’equipe di neuroscienziati, guidata da Richard Davidson, presso l’Università del Wisconsin, Matthieu Ricard fu sottoposto a vari esami clinici, tra cui una risonanza magnetica funzionale (fMRI) e un elettroencefalogramma (EEG). Sulla testa del monaco in meditazione vennero applicati degli elettrodi per misurarne l’attività cerebrale. Emerse che il suo cervello immerso nella meditazione, presentava livelli elevatissimi di reattività nella corteccia pre-frontale, l’area connessa alle emozioni positive. 

Come faceva questa persona a presentare simili parametri, che si coniugano esteriormente in un’esistenza serena e gioiosa? È lo stesso Ricard a spiegarlo: “Niente confronto con gli altri, solo la gentilezza e l’altruismo ci faranno vivere in pace con noi stessi”. E dunque la felicità non si dà senza includere gli altri. La propria felicità è intrinsecamente legata a quella dei nostri simili. È il Sarvodaya di cui parlava Gandhi, il “benessere per tutti”. 

Sarà per questo che l’Italia si colloca così in basso nella classifica mondiale? L’Italia non è la nazione più infelice, maglia nera andata al Burundi, ma indubbiamente non si è piazzata molto bene. Non poteva essere diversamente, considerando l’incapacità di inclusione dell’Italia e lo stato di infelicità, che il razzismo dilagante degli italiani genera negli immigrati. 

Che dire poi degli hater seriali diffusi su tutto il nostro territorio, che inoculano i loro veleni attraverso i social? Analizziamo, ad esempio, il caso Greta Thunberg. Accogliere il messaggio dell’attivista svedese per il clima esige da ciascuno cambiamenti drastici degli stili di vita, per dimostrare di tenere a se stessi, oltre che ai più giovani e alle generazioni che abiteranno la terra in futuro.

Molti italiani, pur di sviare l’attenzione dalla propria miseria e di non focalizzarsi sugli scottanti problemi climatici e sugli inevitabili cambiamenti individuali e collettivi che questi comportano, hanno preferito prendere di mira una ragazza di 16 anni, che possiede tutte le qualità di cui sono monchi, con affermazioni stupide e puerili, da autentici mediocri e inetti. Ne viene fuori un quadro pietoso e desolante. Siamo un Paese triste e infelice, chiuso, arroccato nel passato e in consolidate abitudini negative, nel quale regna la grande illusione: essere felici da soli. 

Don Milani diceva che “il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia”. Ma la politica italiana non ha i mezzi per comprendere e i suoi elettori, che ne sono specchio, neppure. 

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