Home»Articoli»Editoriale»GRETA THUNBERG E LA “GENERAZIONE DELLE SOLUZIONI”

Photo credit: Clem Onojeghuo (Unsplash)

Matteo Della Torre

Ha 16 anni, è svedese, si chiama Greta Thunberg e dal 20 agosto 2018 pone in essere una singolare forma di protesta per il clima. Ogni venerdì sciopera dalla scuola e va a sedersi di fronte al Riksdag, il parlamento svedese, per chiedere al suo governo di attuare le politiche di contrasto al riscaldamento globale previste dall’accordo di Parigi. Porta un cartello con scritto “Sciopero della scuola per il clima” (Skolstrejk för klimatet). Il messaggio è semplice e inquietante: non c’è più tempo da perdere per fermare la destabilizzazione climatica.  

All’inizio era sola, appassionata, dinamica e combattiva. In poche settimane la popolarità della giovane attivista per il clima è aumentata in modo sorprendente, fino ad avere una risonanza planetaria quando è stata invitata a prendere la parola alla COP24 di Katowice, in Polonia. Nel suo discorso ha chiamato in causa i potenti del mondo, colpevoli, con la loro inerzia e le loro scuse, di aver rubato il futuro alla sua generazione, la prima a dover affrontare le conseguenze devastanti dei cambiamenti climatici. 

Il tempo sta per scadere. Quello che avevamo a disposizione lo abbiamo sprecato tutto, senza fare nulla. È da 27 anni, e precisamente dal “Summit della Terra” di Rio de Janeiro del 1992, che le Nazioni eludono un radicale taglio delle emissioni di gas serra. Dopo anni di trattative internazionali e undici Summit sul clima, non si è riusciti a ridurre in modo significativo le emissioni dei gas climalteranti. 

L’obiettivo previsto dall’Accordo di Parigi di contenere l’aumento della temperatura sotto la soglia di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali con molta probabilità è già sfumato. I climatologi hanno calcolato che già nel 2023 le temperature saliranno sopra 1,5 °C

La Banca Mondiale, che non è di certo un’organizzazione di ecologisti catastrofisti, in un rapporto del 2012 ha previsto un aumento della temperatura di 4 gradi Celsius entro il 2100. La scienza avverte che all’umanità sono rimasti soltanto 12 anni per cercare di fermare gli effetti più catastrofici del riscaldamento climatico. Se non raccoglieremo l’enorme sfida che abbiamo davanti e non interverremo con determinazione, e senza ulteriori rinvii, per chiudere con l’economia fondata sulle fonti fossili, le prossime generazioni non avranno un futuro. 

Greta Thunberg è l’immagine di un conflitto nascente tra la “generazione delle soluzioni” (1), quella dei nati dopo il 2000, e le generazioni dei problemi, quelle dei nati tra il 1900 e il 1960. Questi ultimi, senza neanche volerlo più di tanto, hanno scatenato due guerre mondiali, innalzato muri, creato ideologie violente, prodotto 14.200 testate nucleari, causato la deforestazione del pianeta, distrutto la biodiversità, provocato la crisi climatica, creato il buco dell’ozono, inquinato l’aria, l’acqua e il cibo con centinaia di sostanze chimiche tossiche. E ora, con la loro idolatria liberista e il loro lassismo, stanno avviando la sesta estinzione di massa.

La generazione rappresentata da Greta Thunberg ha cominciato a muovere una critica serrata alla generazione dei problemi. Nel suo discorso alla COP24, Greta ha puntato il dito contro i decisori della politica e dell’economia:

“Voi avete finito la scuse e noi stiamo finendo il tempo”.

È paradossale che le parole e le intenzioni della generazione delle soluzioni sembrino essere molto più mature, determinate e concrete rispetto al vaniloquio dei nostri governanti. La gente si illude che a guidarla nella soluzione di questi gravi e complessi problemi siano i leader politici, ma questi ultimi si sono dimostrati immaturi e impreparati a livello culturale e morale per affrontare l’allarme ecologico planetario. Il riscaldamento climatico antropogenetico richiede  la formulazione planetaria di soluzioni urgenti.

Ed è per questo che, in questi giorni, milioni di studenti in tutto il mondo,  ispirati da Greta e seguendo il suo esempio, cominciano a scendere in piazza e a scioperare dalla scuola (#climatestrike) per chiedere ai loro governi di prendere provvedimenti immediati contro i cambiamenti climatici. Le soluzioni “no carbon” e “zero emission” esistono e sono a portata di mano. 

Greta Thunberg ha lanciato la Campagna #fridaysforfuture per implorare dai potenti del mondo soluzioni e azioni immediate. Le manifestazioni giovanili di protesta si moltiplicano e stanno invadendo strade e piazze. Per il 15 marzo prossimo è previsto uno sciopero mondiale dalla scuola per il clima (#schoolstrike4climate). 

C’è ora da chiedersi se l’inaspettato movimento giovanile di protesta creato dalla Thunberg avrà i numeri, il peso e soprattutto se saprà condurre la protesta con la giusta strategia, facendo leva sull’opinione pubblica per risultare incisivo e riuscire cambiare lo status quo. 

È realistico credere che il movimento dello sciopero per il clima riesca a conseguire i propri obiettivi, dove altri movimenti globali di protesta e di critica del sistema capitalista, come quello di Occupy Wall Street, hanno fallito?

Il dramma che si sta consumando è che, in merito alla crisi climatica, i giovani della generazione delle soluzioni non possono attendere di divenire adulti, per assumersi la responsabilità del cambiamento. Sarebbe fatalmente troppo tardi. La questione del diritto alla vita su questo pianeta delle generazioni future è stato ignorato in passato dalla politica internazionale, ma non può più essere ignorato ancora.

Note:

(1) Dalai Lama, con Sofia Stril-Rever, Ribellatevi!, Garzanti, Milano, 2018, pp. 87. 

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