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Obiettivo 1.5C

Partono oggi i negoziati ONU sui cambiamenti climatici: la Conferenza sul Clima COP24 si svolgerà in Polonia, a Katowice, dal 3 al 14 dicembre.

In previsione della Conferenza, sono stati pubblicati due importati rapporti che ci illustrano a che punto siamo e cosa fare per raggiungere realmente l’obiettivo fissato con il precedente Accordo di Parigi sul clima (COP 21 del 2015) di mantenere la temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C rispetto al periodo pre-industriale e di perseguire gli sforzi per limitare questo aumento a 1,5°C.

Per avere un termine di paragone e capire l’importanza dell’“obiettivo 1,5°C” ricordiamo che dall’epoca pre-industriale ad oggi, quindi in diverse centinaia di anni, l’aumento della temperatura media della Terra è stata solamente di 1°C.

Emissions Gap 2018, il recente rapporto dell’Unep – Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, pubblicato il 27 novembre, rileva che è ancora possibile limitare l’aumento della temperatura a 2°C ma che per raggiungere l’obiettivo di Parigi di restare molto al di sotto dei +2°C, i paesi devono triplicare il loro sforzo climatico entro il 2030. 

Come rileva il giornalista Roberto Giovannini su La Stampa“Il rapporto mostra che i paesi del G20 non sono sulla buona strada per rispettare tali impegni e devono attuare le politiche per ridurre ulteriormente le loro emissioni di gas serra. I leader del G20 si sono riuniti in Argentina il 30 novembre-1 dicembre, e invece di mostrare una maggiore ambizione per il clima, i rapporti finora indicano che i leader stanno pianificando una dichiarazione annacquata sul clima, come risultato delle pressioni esercitate da USA e Arabia Saudita”.

La relazione dell’UNEP chiarisce che gli attuali “NDCs” sono insufficienti per raggiungere gli obiettivi di Parigi. “NDC” è la sigla che indica i contributi, gli sforzi di ogni Paese per ridurre le emissioni nazionali di gas serra e attuare politiche di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico e dei suoi impatti. Gli NDC – Nationally determined contributions -sono stati un’importantissima conquista degli Accordi di Parigi e richiedono ad ogni Stato firmatario di preparare, comunicare e perseguire gli NDCs che intende raggiungere, adottando misure concrete.

Con il precedente accordo di Parigi del 2015, si chiese agli scienziati del clima di lavorare sugli scenari da realizzare per limitare in modo effettivo il riscaldamento a +1.5°C e di redigere un rapporto su questo tema. È così stato pubblicato recentemente il Rapporto dell’IPCC– il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (disponibile anche in versione breve) che analizza gli scenari che vivremmo con 1,5 gradi di aumento e con +2° C rispetto all’epoca pre-industriale. Come riassume Antonello Pasini, fisico e ricercatore del CNR-Centro Nazionale Ricerche, nel suo Blog Il Kyoto Fisso A fine secolo l’aumento del livello del mare sarebbe inferiore di circa 10 cm nello scenario di +1.5°C rispetto a quello di +2°C, mentre anche la biodiversità sarebbe più tutelata nel primo scenario, specie nel mare, di cui sarebbe diminuito anche l’incremento di acidità. Le barriere coralline potrebbero scomparire nello scenario dei +2°C.  Per i ghiacci del Polo Nord nel futuro, lo scenario di +1.5°C ci dà la probabilità di vedere una estate senza ghiacci ogni secolo, mentre in quello di +2°C questa probabilità diventa di una ogni 10 anni.I rischi relativi alla salute, alla sicurezza alimentare, ai rifornimenti idrici aumenterebbero di meno nello scenario +1.5°C rispetto a quello +2°C”, così come i costi per l’adattamento al nuovo scenario climatico aumenterebbero di meno nello scenario +1.5°C rispetto a quello +2°C.

Altro punto fondamentale che sarà oggetto di discussione a Katowice è chese vogliamo restare nei confini di un aumento massimo di 1.5°C rispetto all’era pre-industriale, dobbiamo diminuire le nostre emissioni del 45% nel 2030 (rispetto a quelle del 2010) e azzerarle nel 2050.Se invece “ci accontentiamo” dello scenario dei 2°C, dobbiamo comunque diminuirle del 20% nel 2030 azzerarle nel 2075. Il rapporto sottolinea che a tal fine occorre attuare una transizione rapida alle energie “pulite” e, “nello scenario +1.5°C, anche un utilizzo notevole di tecniche di rimozione dell’anidride carbonica nell’atmosfera, che possono essere naturali (ad esempio riforestazione) ma anche tecnologiche (ad esempio tecniche di confinamento sotterraneo della CO2). Queste ultime tecniche non sono attualmente disponibili all’applicazione immediata” sottolinea Pasini.

Il rapporto UNEP dà anche della buone notizie, dice è possibile colmare il divario tra le emissioni attuali e i livelli necessari e mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C. L’azione delle imprese, degli stati e delle città è riconosciuta come elemento chiave per raggiungere quest’obiettivo e, inoltre, si sottolinea che con l’ausilio di una politica fiscale favorevole alle energie “pulite” e “punitiva” nei confronti, ad esempio, dei combustibili fossili, i risultati potrebbero essere anche maggiori.

Seguiremo con attenzione la Conferenza di Katowice perché ormai sempre più vediamo e tocchiamo gli impatti dei cambiamenti climatici. Non credo sia un caso se nello stesso periodo si discuterà anche il Global Compact sulle Migrazioni: i cambiamenti climatici impattano ancora più pesantemente sulle popolazioni vulnerabili ed è molto visibile in Africa Occidentale e nel Corno d’Africa, da dove provengono la maggioranza dei migranti africani che “sbarcano” nel nostro paese.   

Fonte: www.unimondo.org

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