Home»Diritti umani»La Messa che non finisce mai per salvare una famiglia di migranti

Brahim Maarad

In Olanda la polizia non può interrompere una celebrazione religiosa per arrestare qualcuno. E per evitare il rimpatrio a una famiglia armena, dopo che si è vista rifiutare la richiesta d’asilo, una chiesa protestante di Bethel, all’Aia, sta portando avanti una funzione religiosa da tre settimane. Pastori e fedeli, provenienti da tutto il Paese, si danno il cambio per non dare la possibilità alle autorità di avvicinarsi. Una straordinaria testimonianza di solidarietà, e protezione, per la famiglia Tamrazyan, una coppia cristiana con tre figli di 15, 19 e 21 anni che vive nel Paese dal 2010.

Theo Hettema, presidente del consiglio generale della Chiesa protestante a L’Aia, è fermamente convinto di ciò che fa: “Quando abbiamo iniziato, sapevamo che sarebbe stata una lunga celebrazione, che sarebbe durata settimane, se non mesi”. Ma non si illude, “potrebbe finire da un momento all’altro”. Ne è consapevole anche la famiglia protetta: “Siamo contenti di tutto il sostegno che stiamo ricevendo, ma non siamo liberi”.

Indipendentemente da come finirà la vicenda dei Tamrazyan, il messaggio che arriva da questa piccola chiesa olandese è uno schiaffo a tutte le altre notizie di chiusura di cui – purtroppo – siamo sempre più circondati. Niente muri, niente filo spinato, ma una comunità che mette a disposizione il proprio tempo, la propria fede, per proteggere qualcuno. Il catechismo universale più bello.

Un’altra notizia di speranza arriva da sondaggio condotto dall’Unicef: Il 68% dei bambini e degli adolescenti di oltre 20 Paesi europei si sente accogliente e curioso nei confronti di persone di diverse nazionalità che vivono nei loro Paesi. I giovanissimi intervistati mostrano attenzione per la tolleranza e la parità di trattamento dei migranti, indipendentemente dalla religione, dalla cultura o dalla lingua. Un’altra lezione per alcuni adulti.

Fonte: www.agi.it

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