Home»Città possibile»Foreste urbane. La risposta delle città ai cambiamenti climatici (e non solo)
Alberi in fiore a Bonn, in Germania © Andreas Rentz/Getty Images

Andrea Barolini

Per rendere le città dei luoghi più sostenibili, resilienti, sani e gradevoli è imprescindibile investire negli spazi verdi. Tanto più tenendo conto del fatto che oltre metà della popolazione mondiale, già oggi, vive proprio nei centri urbani. Quota che salirà al 70 per cento entro il 2050. Nello scorso mese di marzo, in occasione della Giornata internazionale delle foreste, la Fao aveva insistito sul tema, indicando la via per “reinventare” le città. “Le foreste e gli alberi, se ben gestiti, all’interno e attorno ai centri urbani forniscono habitat, cibo e protezione per numerosi animali e molte specie vegetali. Il che contribuisce anche a salvaguardare ed accrescere la biodiversità”, aveva ricordato il direttore generale dell’agenzia delle Nazioni Unite José Graziano da Silva.

Le città consumano il 78 per cento dell’energia mondiale

Benché infatti le città occupino soltanto il tre per cento della superficie della Terra, consumano oggi il 78 per cento dell’energia utilizzata in tutto il mondo. E sono responsabili del 70 per cento delle emissioni di gas a effetto serra. È dunque proprio in questo ambito che si possono operare cambiamenti in grado di avere un impatto benefico non solo per le popolazioni che vivono in contesti urbani ma anche nella lotta globale al riscaldamento climatico.

È partendo da tali presupposti che, dal 28 novembre al 1 dicembre, si riunirà a Mantova il Forum mondiale sulle foreste urbane (World Forum on Urban Forests), che riunirà rappresentanti di governi nazionali e locali, istituti di ricerca e accademici, organizzazioni non governative, urbanisti, forestali urbani, arboricoltori, architetti paesaggisti, designer e professionisti di molti altri settori. Obiettivo: scambiare esperienze, discutere di possibili collaborazioni a lungo termine, sviluppare strategie forestali urbane per pianificare un futuro più verde, sano e felice.

A Mantova il Forum mondiale sulle foreste urbane

L’evento – promosso dalla Fao – è organizzato con il supporto del Comune di Mantova, del Politecnico di Milano e della Sisef. Saranno presenti relatori provenienti da prestigiose università di tutto il mondo. Tra questi, Harini Nagendra (India), Richard Weller (Stati Uniti), Terry Hartig (Svezia) e Sylvie Nail (Francia). E gli italiani Stefano Boeri (anche , Francesco Ferrini e Giovanni Sanesi. “Le zone boscose e gli alberi – sottolineano le Nazioni Unite – rivestono numerosi ruoli di grande importanze nelle città e nelle loro periferie. Assorbono la CO2, contribuiscono ad eliminare dall’aria gli agenti inquinanti, possono essere fonti di alimentazione, migliorano la sicurezza energetica e idrica, consentono di restaurare i suoli degradati e permettono di prevenire siccità e inondazioni”.

La città inglese di Bath circondata da alberi. Le foreste urbane sono utili non solo per l’ambiente locale, ma anche per mitigare i cambiamenti climatici, garantire salute, benessere e sviluppo del territorio © Matt Cardy/Getty Images

Ma non è tutto: “Fornendo ombra e rinfrescando l’aria nelle zone urbane, gli alberi contribuiscono a mitigare le ondate di caldo e ad attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici. Se correttamente disposti attorno agli edifici, inoltre, riducono del 30 per cento la necessità di utilizzare i climatizzatori. Mentre nei luoghi freddi, proteggono le case dal vento e consentono così di risparmiare dal 20 al 50 per cento dell’energia necessaria per il riscaldamento”.

Da Pechino a Lima, gli impegni delle città che aderiscono al C40

Di tutto ciò sono ben coscienti i membri della rete C40, della quale fanno parte 96 grandi città di tutto il mondo impegnate nella difesa del clima. Esse rappresentano il 25 per cento del prodotto interno lordo globale e un dodicesimo della popolazione della Terra. Una delle metropoli aderenti al network è Pechino, che nel 2012 ha lanciato il più importante programma di riforestazione della sua storia. Nelle zone immediatamente alle porte della città, si è deciso infatti di spostare numerose industrie, con l’obiettivo di far spazio a nuovi alberi. In questo modo si conta di far sì che la superficie verde urbana possa arrivare al 42 per cento di quella totale.

Allo stesso modo, la capitale del Kenya Nairobi ha deciso – grazie alla pressione delle comunità locali – di tutelare la vicina foresta di Karura. L’espansione urbana aveva da tempo raggiunto i boschi, sacrificati per far spazio a programmi immobiliari. Wangari Maathai, ambientalista, aveva diretto una campagna per salvare l’area. Grazie ad un grande coinvolgimento della popolazione e ad una forte campagna di sensibilizzazione, gli ecologisti hanno alla fine raggiunto l’obiettivo.

Mentre a Lima, in Perù, il comune ha deciso di investire sulla foresta in quanto elemento in grado di ridurre i rischi di catastrofi naturali. In particolare per quanto riguarda le frane che possono verificarsi a causa di terremoti. “La popolazione locale – aggiungono le Nazioni Unite – ha compreso che piantare alberi significa diminuire i pericoli, stabilizzare i pendii, impedire la caduta di rocce e limitare gli smottamenti”. Così, è stato creato un parco di 14 ettari, nel quale sono stati piantati 3.500 alberi indigeni, innaffiati grazie ad un sistema di trattamento delle acque usate. Che i sentieri e i belvedere hanno reso anche un’attrazione per la popolazione e per i turisti: a conferma del fatto che sviluppare le foreste urbane è una strategia dalle innumerevoli ricadute positive.

Fonte: www.lifegate.it

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