Home»Ecologia»Solo 3 chili di rifiuti indifferenziati all’anno: il record delle famiglie di Capannori

Linda Maggiori

Il progetto è in linea con la Strategia Rifiuti Zero, alla quale Capannori (primo comune in Italia) ha aderito già nel 2007: nel Comune è attiva da anni raccolta porta a porta per tutti i tipi di rifiuti, tariffazione puntuale (paghi per quanto butti) e vari progetti tesi alla riduzione dei rifiuti: centri del riuso Daccapo, fontanelle dell’acqua pubblica, incentivi per i negozi che vendono sfuso o alla spina, eventi plastic free.

“Con il progetto Famiglie rifiuti zero” spiega Matteo Francesconi, assessore all’ambiente, “vogliamo creare una comunità consapevole e sensibile: le famiglie rifiuti zero sono un motore per diffondere buone pratiche, un luogo di discussione, di sperimentazione. Queste famiglie, oltre ad adottare stili di vita sostenibili e ridurre i loro rifiuti, sensibilizzano i loro vicini a fare altrettanto, molti di loro sono volontari nelle ecofeste per vigilare sulla raccolta differenziata…In questo modo il risultato è esponenziale.”

Ecco in cosa consiste il progetto

Lo spiega nel dettaglio Rossano Ercolini, responsabile del Centro Ricerca Rifiuti Zero: “Le Famiglie Rifiuti Zero hanno risposto a un bando del comune pubblicato due anni fa (siamo alla seconda edizione, con circa 40 famiglie e 114 persone coinvolte). Le famiglie che aderiscono devono pesare i rifiuti e impegnarsi a ridurli, tutti quelli che partecipano ottengono uno sconto del 10% sulla parte variabile della Tari, cumulabile allo sconto del 20% già previsto per le famiglie che fanno autocompostaggio. Le famiglie devono dimostrare di poter pesare i rifiuti e quindi devono avere bilance o dinamometri. Non sono previste graduatorie: lo sconto Tari va a tutti i partecipanti, di fatto, però, questo progetto ha spinto tutti i partecipanti a ridurre drasticamente i rifiuti, anche perché le famiglie si riuniscono in incontri periodici (il Salotto delle buone pratiche) dove si parla di acquisti critici, riduzione degli imballaggi, si fanno laboratori di autoproduzione, si spiega dove e come riusare i contenitori, fare compostaggio…”

Ma chi non ha la compostiera può partecipare? “Nel disciplinare” continua Ercolini “è prevista una deroga per chi dimostra di non avere spazi per fare il compostaggio domestico. Il centro ricerca sta comunque provando a sviluppare forme di compostaggio collettivo per favorire anche chi vive in appartamento.”

Lo sgravio complessivo, per chi aderisce al progetto e usa la compostiera, ammonta quindi al 30% della quota variabile della tariffa.

“Un ottimo incentivo economico”, afferma l’assessore Francesconi “se si pensa inoltre, che da 7 anni la bolletta dei rifiuti a Capannori non aumenta, ed è la tariffa più bassa in Toscana. Essere virtuosi premia!”

Come avviene il monitoraggio

I sacchi di carta, vetro, multimateriale leggero (plastica e lattine), organico (quello che non va in compostiera), i pannoloni, i pannolini e il materiale sanitario (ma per ora non ci sono famiglie a Rifiuti Zero che usano questi presìdi), vengono pesati dalle famiglie, prima di esporli per la raccolta porta a porta. Anche gli ingombranti e i raee, prima di essere conferiti all’isola ecologica vengono pesati dalle famiglie. I dati vengono annotati su un quadernino e poi trasmessi al Centro Ricerca Rifiuti Zero per essere studiati. I sacchi di indifferenziata vengono invece pesati e certificati dai volontari del Centro Ricerca, che si recano a casa delle famiglie 2 o 3 volte l’anno. Risultati?

A dir poco strabilianti: le “famiglie rifiuti zero” di Capannori buttano, in media, 3 kg di indifferenziata procapite all’anno contro gli 88 kg procapite comunali, e contro i 300 kg procapite della media italiana. Una riduzione che comprende anche tutti gli altri tipi di rifiuti: rispetto ai dati comunali forniti da Ascit, le famiglie RZ riducono i rifiuti di plastica del 66%, i rifiuti di carta del 38%, l’organico del 91% (quasi eliminato, grazie alle compostiere), mentre il vetro viene ridotto del 32%.

Cosa ne pensano le famiglie

Secondo Daniele Stefani, che partecipa al progetto insieme alla moglie e al figlio di 7 anni, “non è troppo impegnativo. Pesare i rifiuti non ruba tempo, ormai è automatico, e producendone pochi, porta via solo qualche minuto alla settimana”.

“Prendiamo acqua pubblica dalle fontanelle,” aggiunge Marilina, che partecipa al progetto con il figlio maggiorenne e il marito ”acquistiamo tutto sfuso dal mercatino locale, i detersivi alla spina, usiamo contenitori vuoto a rendere in pescheria; l’usa e getta in plastica l’avevo eliminato già da anni. Per noi è la normalità.”

Ma i bambini che ne pensano? “Anche per i bambini è ormai scontato” dice Daniele ”mio figlio porta la borraccia a scuola, è molto attento a fare la differenziata e ridurre i rifiuti! Addirittura sgrida la nonna che vive in un altro comune, se differenzia male!”

Un progetto innovativo, di cittadinanza attiva e resiliente, da imitare in tutti i Comuni; ma è possibile replicarlo anche nei Comuni dove non si fa ancora raccolta porta a porta?

“Certo,” afferma l’assessore Francesconi ”si può fare dappertutto, ma sicuramente laddove non c’è raccolta porta a porta la gente è meno sensibile alla riduzione dei rifiuti. Occorre preparare il terreno, oltre alla raccolta porta a porta servono centri dei riuso, luoghi dove acquistare sfuso, fontanelle o casette dell’acqua, altrimenti per le famiglie è più difficile il cambiamento.”

Fonte: www.terranova.it

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