Home»Ecologia»Il caldo che uccide
Durante gli incendi a Kineta, in Grecia, il 24 luglio 2018. (Valerie Gache, Afp)

Sodankyla, una città nella Lapponia finlandese poco più a nord del circolo polare artico, ha una temperatura media annua appena superiore allo zero. Gli abitanti aspettano con ansia il breve periodo di luglio quando il clima è simile a quello estivo. Quest’anno sarebbero stati felici anche con molto meno. Il 18 luglio il termometro ha toccato i 32,1 gradi, ovvero 12 in più della media del mese e la temperatura più alta mai registrata da quando, nel 1908, è stata rilevata per la prima volta. Ma Sodankyla non è l’unico posto dove il caldo è diventato insopportabile.

Vicino ad Atene più di 90 persone sono morte a causa di incendi fuori controllo. In Svezia, un clima insolitamente caldo e secco ha scatenato terribili incendi nelle foreste. Nel Regno Unito il calore sembra ancora più intenso che nel 1976, una delle estati più calde mai registrate.

Circa 80mila ettari di foreste stanno bruciando in Siberia. Il Giappone ha classificato la sua attuale ondata di calore come un disastro naturale. Nella notte del 7 luglio la temperatura nel centro di Los Angeles non è scesa sotto i 26,1 gradi. Un valore che però impallidisce rispetto a Quriyat in Oman, dove alcuni giorni prima la temperatura minima dell’intera giornata è stata di 42,6 gradi.

Le ondate di calore portano problemi, soprattutto nei paesi meno ricchi: raccolti distrutti, cibo danneggiato e lavoratori meno produttivi. Alcuni studi hanno rilevato dei legami tra l’aumento delle temperature e i crimini violenti o i conflitti civili. Il calore può uccidere anche di per sé. Nel 2003 più di 70mila europei potrebbero essere morti per cause direttamente collegate a un’estate dal caldo infernale.

Il pianeta Terra è oggi all’incirca un grado più caldo di quanto fosse prima che gli esseri umani cominciassero a immettere gas serra nell’atmosfera.

All’epoca era stata considerata come un’ondata di calore che si presentava una volta ogni mille anni. Per fare un confronto, Geert Jan van Oldenborgh, dell’Istituto meteorologico dei Paesi Bassi, fa notare che, al di fuori dell’Europa settentrionale, l’estate del 2018 risulta, fino a oggi, ordinaria per quanto riguarda le temperature. Nei Paesi Bassi, per esempio, si possono prevedere giornate di canicola ogni due anni. Salvo che, ha aggiunto, un secolo fa queste si verificavano una volta ogni vent’anni. Alcuni anni fa un’équipe guidata da Peter Stott dell’Ufficio meteorologico britannico aveva calcolato che, osservate nel 2012, estati come quelle del 2003 avrebbero potuto verificarsi non ogni mille anni, ma ogni 127.

Nessuna conseguenza del riscaldamento globale è più evidente dell’aumento delle temperature. Il pianeta Terra è oggi all’incirca un grado più caldo di quanto fosse prima che gli esseri umani cominciassero a immettere gas serra nell’atmosfera durante la rivoluzione industriale. Se questo cosiddetto effetto termodinamico fosse l’unica conseguenza, le temperature considerate ogni insolitamente alte diventerebbero più comuni e quelle considerate insolitamente basse sarebbero ancora più rare. Ma i cambiamenti climatici sono una cosa complicata, e non si limitano a questo.

I modelli climatici possono cambiare perché i poli – più freddi – si riscaldano più velocemente rispetto alle latitudini dal clima temperato. Mano a mano che la differenza termica tra le due aree diminuisce, lo stesso accade alla velocità della corrente a getto, un vento occidentale che soffia a un’altitudine di circa dieci chilometri. Questo significa che il clima trasportato dalla corrente può perdurare più a lungo. A volte compensa gli effetti termodinamici, portando a temperature più basse di quelle previste. A volte li amplifica.

Il quando e il come sono oggetto di un acceso dibattito tra gli scienziati del clima. È difficile valutare esattamente il legame tra l’inquinamento provocato dall’attività umana e ogni specifica ondata di calore, siccità o inondazione. Le catastrofi climatiche a volte, semplicemente, avvengono. La temperatura più alta mai registrata sulla Terra è stata di 56,7 gradi nella valle della Morte, in California, ma era il 10 luglio 1913, quando le concentrazioni di diossido di carbonio nell’atmosfera erano molto più basse.

Calcoli possibili

Ma utilizzando con intelligenza le statistiche per confrontare il comportamento del clima odierno con simulazioni di come si sarebbe comportato in assenza di attività umana, i ricercatori possono calcolare in che modo gli esseri umani abbiano reso più probabile un particolare evento climatico.

Il primo studio, firmato tra gli altri dal dottor Stott nel 2004, ha rilevato che le probabilità di un’estate come quella europea del 2003 erano raddoppiate a causa dell’attività dell’uomo. Da allora sono fiorite molte ricerche simili sull’attribuzione delle cause degli eventi climatici. Un anno fa Carbon Brief, un portale web, ha identificato un totale di 138 articoli peer-reviewed sull’argomento, che riguardavano 144 eventi climatici. Su 48 ondate di calore, 41 contenevano tracce d’intervento umano nei loro dati.

Da allora sono apparsi altri studi. World Weather Attribution, un consorzio online di istituti di ricerca sul clima, è aggiornato costantemente. Oltre a studiare il clima del passato, molti di questi studi guardano avanti, in particolare al modo in cui la probabilità di futuri cambiamenti climatici estremi dipenda dalla serietà con cui i paesi rispetteranno gli impegni presi a Parigi nel 2015 per mantenere il riscaldamento climatico “ben al di sotto” dell’aumento di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali (e, se possibile, entro 1,5 gradi aumento).

Il quadro che emerge è fosco. Da uno studio pubblicato a giugno e firmato da Andrew King dell’università di Melbourne e dai suoi colleghi, è emerso che il numero di europei che potrebbero assistere a una temperatura superiore agli attuali livelli record raddoppierà a 90 milioni se il pianeta si riscalderà di ulteriori o,5 gradi, oltre al grado di aumento già registrato rispetto agli anni ottanta del diciannovesimo secolo. Se invece di 0,5 gradi si riscalderà di un grado pieno, il numero toccherà i 163 milioni.

Benedetto sudore

La cosa appare ancora più preoccupante se si tiene conto dell’umidità. Gli esseri umani possono tollerare il calore grazie al sudore, che evapora e raffredda la pelle. È per questo che una temperatura secca di 50 gradi può risultare più tollerabile di una di 30 gradi ma con caldo umido. Se la cosiddetta temperatura di bulbo umido, equivalente a quella registrata da un termometro avvolto in un panno bagnato, dovesse superare i 35 gradi, anche un giovane sano che si trovasse nudo, all’ombra, vicino a un ventilatore, potrebbe morire nel giro di sei ore.

Oggi le temperature di bulbo umido difficilmente superano i 31 gradi. Nel 2016 Jeremy Pal della Loyola Marymount University ed Elfatih Eltahir del Massachusetts institute of technology hanno scoperto che, se non saranno diminuite le emissioni di gas serra, in varie città del golfo Persico, tra cui Abu Dhabi e Dubai, si potrebbero raggiungere temperature di bulbo umido superiori ai 35 gradi entro la fine del secolo. Un supplemento di studio sulla questione ha fatto emergere che, entro il 2100, alcune parti dell’Asia meridionale, molto più popolate degli emirati arabi e decisamente più povere, potrebbe soffrire di temperature di bulbo umido di 34,2 gradi ogni 25 anni.

Gli effetti potrebbero essere devastanti. La Banca mondiale ha avvertito che l’aumento delle temperature e le mutazioni dei monsoni potrebbero costare all’India il 2,8 per cento del pil pro capite entro il 2050 e condizionare la qualità della vita di seicento milioni di indiani in aree identificate come “zone a rischio” (hotspot). Il costo totale della produttività persa a causa del calore è stata stimata a tremila miliardi di dollari da qui al 2030.

Il tributo da pagare in termini di vite umane è difficile da calcolare. Ma almeno le persone potranno trarre lezioni dagli errori del passato.

Grazie a migliori risposte governative, in particolare nell’assistenza agli anziani, nel 2012 l’Europa è sopravvissuta a un’estate ancora più calda di quella del 2003 con meno vittime. Diventando più ricchi, gli indiani potranno permettersi dei condizionatori d’aria. Anche chi vive nelle baraccopoli potrà dipingere di bianco i tetti di lamiera ondulata, per riflettere la luce del sole. Questo però avverrà solo se il mondo capirà davvero l’importanza di fermare i cambiamenti climatici.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Fonte: www.internazionale.it

ISCRIVITI AL GRUPPO FACEBOOK

SEGUICI SU TWITTER

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • WORLD NEWS
  • ECOLOGIA
  • MEDIA
  • ABOUT
  • CONTACT