Home»Ecologia»Utili astronomici per 6: ecco chi lucra sul monouso in Italia
Bicchiere monouso

Emanuele Isonio

Bicchieri, piatti, tazze, scodelle, vaschette, vassoi e poi forchette, coltelli, cucchiai e cucchiaini. Tutti di plastica: bianchi trasparenti o colorati ma con un destino comune. Alla fine della festa, della sagra o dell’adunata finiscono tutti nella spazzatura e solo in minima parte vengono effettivamente riciclati. In Italia questo mare di plastica che ci accompagna fin dall’infanzia è prodotto da una cerchia molto ristretta di imprese. «Appena sei società si spartiscono il 75% del mercato interno», si legge in una ricerca di Merian Research, che Valori ha ottenuto in esclusiva.

La metà del settore in mano a soli due gruppi

«Il fatturato totale del settore è stato pari a circa 680 milioni di euro nel 2016». Nel 2007, i sei principali produttori di stoviglie monouso in plastica hanno costituito Pro.mo (Produttori monouso) come costola di Unionplast, l’associazione settoriale che raggruppa i trasformatori italiani di plastica e fa parte della Federazione Gomma Plastica di Confindustria. In tutto danno lavoro a 1.185 persone in tutta la penisola.

Al primo posto tra i produttori c’è la Ilip Srl di Valsamoggia, in provincia di Bologna, con un fatturato pari a circa 140 milioni di euro nel 2016 e una quota di mercato del 21%. A seguire la Dopla SpA di Casale sul Sile (TV), 17% del mercato, la Isap Packaging SpA di Verona, 15%, la Flo SpA di Fontanellato (PR), con il 12%, l’Aristea SpA di Napoli, 9% e, a molte lunghezze di distanza, la Tim Srl di Benevento, con il 2%.

In realtà il mercato è molto più concentrato di quanto sembri. «Considerando che Dopla e Flo controllano, direttamente o indirettamente, il 91,05% di Isap», continua la ricerca di Merian, «il blocco Dopla-Flo ha generato, nel 2016, un fatturato totale pari a 286.569.902 euro: il 56,45% del fatturato prodotto da tutti gli associati Pro.mo e il 42,34% del fatturato totale dell’intero settore». Due sole imprese al comando, quindi, con un fronte trevigiano (Dopla), controllato da Carlo e Patrizia Levada e l’ala parmense (Flo), in mano alle famiglie Simonazzi e Carbognani. Non a caso, il presidente della lobby Pro.mo, Marco Omboni, è espressione del blocco di controllo: attualmente è sales & marketing manager di Isap Packaging SpA, società controllata congiuntamente da Dopla e Flo.

La stessa redditività del greggio

Per capire quanto sia redditizio oggi produrre oggetti di plastica non riutilizzabili basta guardare agli utili dei soci di Pro.mo e confrontarli con il loro patrimonio netto, calcolando così il ROE (return on equity) e cioè la redditività del capitale investito. Per Flo è stato pari al 24% nel 2016, per Isip al 16% e per Ilip al 14%. La media dei soci Pro.mo. si è attestata introno al 10%.

«Sono numeri che avvicinano queste imprese ai risultati del settore energetico, in particolare del comparto petrolifero», si legge nell’analisi di Merian. In effetti, in base ai dati della piattaforma Reuters, la redditività media del comparto petrolifero si attesta attualmente intorno al 16,70%, mentre il settore energetico (di cui il comparto petrolifero è un sottogruppo) rende circa il 10% annuo.

Uno sparuto gruppo di produttori italiani di materie plastiche sta quindi ottenendo gli stessi risultati dei grandi petrolieri senza doversi sporcare le mani con sonde o trivelle in Paesi inospitali. Basta invadere di plastica i tavoli di migliaia di fiere, eventi e feste di famiglia.

Fonte: www.valori.it

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