Home»Diritti umani»Io toglierei il megafono alla crudeltà
Roberto Saviano

Roberto Saviano

Salvini non ha strategia e nemmeno tattica. Salvini ha l’italica furbizia del vendere ciò che il cliente vuole, anche se non possiede il prodotto. Salvini ha il talento del “brigone”, del baro, che per fare scopa passa l’asso di nascosto al suo compare sotto il tavolo mantenendolo tra l’alluce e il melluce. L’asso da baro di Salvini sono i suoi tweet.

La sua comunicazione è alla costante ricerca di amplificazioni, più subisce opposizione più riceve carburante. Lui sa che l’unico modo per non dare risposte, per non affrontare i temi più importanti è ingaggiare una lotta, così da dividere lo schieramento in due: chi lo attacca e chi lo difende. Così facendo sposta l’attenzione solo sull’ingaggio e non sui temi, sul metodo o sulla soluzione.

La sua furbizia di spararla sempre più alta gli dà aura di risolutezza. Non sta risolvendo nulla, dal flusso dei migranti (che continuano a essere salvati dalla Guardia costiera e sbarcati in Italia) alla schedatura dei rom (che sa benissimo essere pratica illegale) è tutto un teatro, e lo fa fingendo da baro di avere la partita in mano e sotto controllo. Attacca le Ong, spende parole orrende come “crociera” e “pacchia” tutto per fare scopa con il suo popolo a cui non deve portare il risultato ma il proclama, non la soluzione ma l’intenzione, la febbre dell’odio. E per ora sta raccogliendo punteggio. Ma un baro non può vincere a lungo, questa è la regola.

Allora, ha senso continuare a parlare di questi tweet da teatro? I media devono dar conto delle notizie, se non lo facessero negherebbero la loro funzione. Ma dar conto di una notizia non è un atto neutro: non si può chiedere buon senso e misura a chi ha completamente perduto ogni freno inibitorio, utilizzando addirittura i figli per sdoganare la crudeltà dell’uomo qualunque.

Neanche Berlusconi era giunto a tanto. Il Salvini padre cerca di allestire la scena della famiglia per suggerire di più: si può essere severi e per bene. Propongo come provocazione intellettuale e grido di dolore a chi informa di accettare una forma di obiezione di coscienza, non dando notizia e non commentando le affermazioni più gravi di Matteo Salvini, quelle contrarie ai principi della nostra Carta costituzionale, che ha nel proprio nucleo centrale la tutela dell’Uomo.

Questa non è censura, perché il potere censura; sarebbe, invece, una forma disperata di opposizione all’orrore. Costringiamo Salvini a parlare di politica nell’esercizio del suo ruolo chiave di ministro dell’Interno. Altrimenti abituiamoci ad avere un ministero della Crudeltà e rassegnamoci all’idea che le future generazioni dovranno fare i conti con un concetto di libertà proprio dei regimi autoritari, ai quali appunto guarda con trasporto il ministro della Crudeltà.

Fonte: www.repubblica.it

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