Home»Ecologia»Bologna, così l’auto usata rinasce elettrica: e la vecchia Panda ha una vita nuova
Panda elettrica

Marco Bettazzi

Il prototipo è pronto. È una Panda del 2003 svuotata del vecchio motore e modernizzata negli interni, che ora è pronta per una nuova vita. A trazione, questa volta, elettrica. A metterla a punto è stato un team di professori e ricercatori dell’Università di Bologna che col progetto “Time” (che sta per Tecnologia integrata per la mobilità elettrica) ha dato concreta realizzazione al cosiddetto “retrofit”, ovvero la conversione all’elettricità di auto usate a benzina o gasolio, che consente di mettere sul mercato auto ecologiche perfettamente funzionanti ma meno costose rispetto a quelle nuove prodotte direttamente dalle grandi case. Riducendo drasticamente l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti.

Una possibilità introdotta da un decreto del 2016, frenata però dalla difficoltà di realizzare e omologare questo tipo di mezzi. L’obiettivo del progetto, finanziato dalla Regione con quasi un milione di euro di fondi europei, era arrivare alla realizzazione di un kit completo e omologato che consentisse a officine certificate di convertire le auto usate (chiamate “donatori”) e rimetterle in vendita “elettrificate” a prezzi contenuti, circa 15mila euro rispetto ai 30mila che di media servono per acquistare un’auto elettrica nuova. Ora il prototipo è pronto e verrà presentato ufficialmente dopo l’estate.

Lo sforzo dei ricercatori dell’Alma Mater (del Centro di ricerca industriale in meccanica avanzata e del Centro di ricerca industriale Ict, gli stessi che lavorano all’auto elettrica di Onda Solare) è stato appunto quello di realizzare un sistema facilmente integrabile nella carrozzeria svuotata di un’auto usata, assieme ad alcune aziende del territorio che hanno messo a punto i componenti: Bergami, Tbe,  Metal Tig e Sea. Ora la prossima tappa è la ricerca di un partner che sappia gestire la fase commerciale dell’operazione.

Secondo i calcoli dei ricercatori, questo sistema consente di risparmiare l’emissione in atmosfera di circa 13 tonnellate di CO2 rispetto a un automobilista che acquista due auto nuove in 14 anni e quasi 6 tonnellate rispetto a chi acquista prima un’auto termica e poi un’auto elettrica nuova. “Il nostro obiettivo è re-immettere sul mercato oggetti funzionanti con un costo minore – spiega Claudio Rossi, coordinatore del progetto – Recuperiamo e convertiamo ciò che è dannoso per l’ambiente, un’auto vecchia e inquinante, conservando ciò che è ancora valido, risparmiando anche lo sforzo energetico per produrre un’auto nuova. Dopo tutto perché buttare via ciò che può ancora durare?”.

Fonte: www.repubblica.it

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