Home»Nonviolenza»Educazione»Le classi ghetto fanno male a tutti, anche agli studenti più bravi
Classe e bambini

Vanessa Niri

“Siediti nel banco vicino a Fabio, che è tanto bravino in matematica, così impari anche tu le divisioni con la virgola”.

Quante volte, a tutti quelli che tra noi andavamo male in una o più materie, è stata ripetuta una frase come questa, basata sull’idea che una classe composta da alunni bravi e diligenti faciliti il livello generale di apprendimento? Da oggi in poi, dice uno studio dell’OCSE, la raccomandazione dovrebbe diventare: “ Visto che vai male di matematica, scegli una classe dove ci sia di tutto un po’: quelli che vanno meglio di te, e quelli che vanno peggio. Migliorerai sicuramente”.

Che le classi ghetto non fossero in alcun modo una soluzione o una facilitazione all’apprendimento lo evidenziano da tempo e in maniera univoca tutti gli studi internazionali sulla composizione delle classi: i gruppi all’interno dei quali vengano inseriti ragazzi di diversa estrazione sociale e cultura d’origine, non influenzano negativamente i risultati ma, anzi, portano in generale ad un grado di competenza più alta, senza contare i vantaggi in termini di coesione sociale.

Il nuovo studio dell’OCSE conferma questa analisi, incrociando i dati di alcuni dei paesi coinvolti in due step di ricerca.

Nella prima valutazione del livello di competenza degli studenti quindicenni, Albania, Brasile, Colombia, Costa Rica, Indonesia, Giordania, Messico, Turchia e Uruguay avevano fatto partecipare ai test soltanto gli alunni “ricchi”.

In questa edizione, dopo un lavoro di integrazione che ha coinvolto centinaia di migliaia di giovani, questi stessi Paesi hanno invece favorito la partecipazione di tutti gli studenti, indipendentemente dalla classe sociale.

L’incrocio tra i risultati delle due ricerche ha evidenziato che gli esiti dell’inclusione hanno portato ad un miglioramento diffuso, con una particolare crescita di comptenze in ambito scientifico in sette paesi su nove.

Ma il dato più evidente è quello relativo agli studenti più performanti.

Selezionando i risultati degli alunni che riportano i risultati migliori (cioè, di tutti i Fabio così bravini in matematica), lo studio OCSE ha evidenziato che il loro score è salito ulteriormente (più 12 punti in Brasile e addirittura 30 punti in più in Albania) con la presenza in classe dei compagni più svantaggiati.

Dati inequivocabili, che smentiscono la tendenza – estremamente diffusa tra i genitori ma anche tra gli insegnanti – a pensare che sia il livello omogeneo di competenza a premiare gli studenti più preparati.

Il cervello dei bambini e dei ragazzi si nutre di scambio, di confronto, di stimoli e di tutto l’aiuto reciproco che una classe può dare.

Non esistono perdite di tempo, perché l’acquisizione di competenze e lo stimolo della curiosità intraprendono strade personali e spesso misteriose.

Nutrire la classe con le differenze che ogni alunno porta con sé, fa crescere studenti più forti, più preparati e più integrati.

Fonte: www.wired.it

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