Home»Ecologia»Agricoltura biologica»L’accusa dell’oncologo Mirco Bindi: “Le vere cause del cancro nascoste dalle Lobby”
Cancro e alimentazione

Mirco Bindi

L’industria alimentare è la più grande tra gli oppositori all’ipotesi che la carne e il latte siano dannosi alla salute. Il loro interesse è economico. Per loro è impensabile una riconversione dell’alimentazione verso le proteine vegetali. Eppure si potrebbe fare un compromesso, ma loro non sentono ragioni: l’eresia è eresia. Le eresie vanno estirpate come ai tempi di Savonarola. Questo libretto ha lo scopo di informare la gente che esiste una linea di pensiero medico eretico ed io appartengo a questo filone. Le critiche saranno ben accolte perché serviranno al confronto di esperienze con l’augurio che la ricerca sia interessante in ambo i lati della trincea.

Nel 2011 è stato pubblicato “The China Study” di Colin Campbell. Con dati scientifici illustra la sua teoria sulla genesi del cancro, delle cardiopatie, delle malattie cerebrovascolari, nonché diabete e morbo di Alzheimer. Campbell ha pubblicato il libro allo scopo di informare i comuni cittadini di una realtà che la comunità medica ortodossa respinge e denigra. Le sue ricerche provano che l’alimentazione è strettamente correlata con le malattie degenerative. Nei miei quaranta anni di medico mi sono sempre dedicato alla ricerca. Ho sempre studiato e analizzato criticamente quello che mi era stato insegnato. Ora non vedo la ragione di cambiare perché le Lobby mediche, le Onlus di ricerca e le ditte farmaceutiche considerano Colin Campbell un “ciarlatano” per la teoria sulle cause del cancro. Se le persone di cui sopra, in cinquanta anni di oncologia moderna, avessero risolto il problema del cancro e migliorato la salute della gente, io potrei fare benissimo il pensionato e godermi i fatti miei. Se le Lobby dicono che va tutto bene è per puro interesse economico e di potere. Le ricerche di Campbell non sono inventate, sono ricerche sperimentali che analizzano i dati e portano a una conclusione inaspettata.

In medicina non c’è mai la certezza, lo sa anche il paziente più sprovveduto che quando deve sottoporsi a un’anestesia percepisce la paura
della morte. Quale certezza offre la chemioterapia? Quale certezza può dare una dieta vegetale? La prima lo sappiamo, la seconda deve essere verificata, ma ha il vantaggio di non costare e di non essere tossica. In ospedale ho dovuto combattere per fare trattamenti radianti e chemioterapie che non peggiorassero la qualità della vita dei malati. Perché un paziente che veniva da Pitigliano (GR) doveva alzarsi alle 4 del mattino per essere alle 7,30 in radioterapia ed essere visitato dal medico dopo le dieci? Perché un malato allettato doveva essere portato in ospedale in ambulanza per una flebo di dieci minuti quando poteva eseguirla comodamente a casa? Conosco la mentalità delle Lobby, a loro non interessa la persona e la sua salute, ma questa volta abbiamo una possibilità diversa.

Il malato è libero di scegliere la sua dieta vegetale perché appartiene alla “sua” privacy e nessuno potrà rubargli la speranza di guarire.
È una rivoluzione che parte dal basso. I tempi iniziano a essere maturi. Le brecce nel sistema lobbistico cominciano a essere aperte. Non ci sarà bisogno di uno scontro distruttivo perché sarà il sistema stesso ad adeguarsi ai nuovi costumi alimentari. Il tempo sarà testimone di come evolverà il confronto tra ortodossi ed eretici.

Le cause del cancro

Le cause del cancro sono sostanzialmente tre: genetiche, ambientali e nutrizionali. Le alterazioni genetiche presenti alla nascita sviluppano tumori per lo più in età giovanile, ma la loro incidenza è estremamente bassa: 0.01%. Ciò significa che madre natura ha costruito un sistema quasi perfetto. L’evoluzione ha impiegato miliardi di anni per arrivare all’uomo e la sua complessità si ritrova in ogni singola cellula del corpo.

Le cause ambientali sono ritenute oggi le responsabili della maggioranza dei tumori. Il dott. Percival Pott impiegò trenta anni per capire che la fuliggine era responsabile del cancro allo scroto degli spazzacamini a Londra nel 1775. Per bandire il DDT ci sono voluti 31 anni in America e 39 anni in Italia. Grazie al DDT nacque il movimento ambientalista. Intanto nelle balene c’è più DDT che grasso e in Sardegna ne spruzzarono 11 milioni di litri. Scoprire la relazione tra tossicità e malattia è un’impresa ardua. Di solito l’identificazione avviene tardi per l’insorgenza di una malattia o di una deformazione. Da Roentgen (lo scopritore dei raggi X) ai Curie e ai primi pazienti, tutti svilupparono il cancro. Le radiazioni da allora sono considerate cancerogene e il loro uso è ristretto solo a specifiche indicazioni. Per esempio gli screening mammografici sono attuati solo su donne >50 anni, mentre per i malati di cancro sottoposti a radioterapia il rischio di un secondo futuro cancro è messo in minoranza rispetto al problema immediato.

Le sostanze chimiche possono essere naturali o artificiali. Le aflatossine, per esempio, sono sostanze prodotte dal fungo aspergillus che infetta le granaglie, il mais, le arachidi e altri semi oleosi. Provocano il cancro al fegato. Le sostanze chimiche artificiali non si contano più. Il progresso ne sforna in continuazione dai derivati del petrolio. Gli impianti industriali dell’Ilva di Taranto con le loro emissioni non sono ritenuti tossici. I tassi di mortalità della “città del cancro” non sono diversi dalla città di Lecce e dal Pool dei registri tumori. Caso analogo nella “terra dei fuochi” a Caserta: tanti sospetti e nessuna corrispondenza. La nutrizione ha attirato l’attenzione negli ultimi anni per i rapporti con le malattie degenerative. Il particolare il cibo spazzatura e l’incremento del consumo di prodotti animali sembra essere in relazione con il cancro. Ufficialmente la medicina canonica, insieme alle strutture sanitarie e ai
mass media, nega che esista un nesso di causa ed effetto.

Se il cancro è conosciuto dai tempi di Galeno è altrettanto vero che la cura antica era il cibo. Ci voleva lo studio epidemiologico del “China Study” per stabilire la relazione scientifica tra consumo di proteine animali e cancro. Colin Campbell ha confrontato l’alimentazione della popolazione americana con quella dei contadini cinesi abitanti in zone rurali. I dati non lasciano dubbi. I contadini cinesi non mangiano carne né latticini e non hanno il cancro. Questa popolazione è immune anche alle altre patologie degenerative cardiovascolari, ictus, Alzheimer, aterosclerosi, diabete, etc. Da qui è nata una nuova teoria basata non tanto sul cibo spazzatura, riconosciuto insalubre, ma sul fatto che le proteine animali introdotte con il cibo danneggiano il sistema metabolico di tutto il trilione di cellule che costituiscono l’organismo. L’idea è così semplice, illuminante e rivoluzionaria da cambiare l’approccio al cancro. Dopo ogni pasto con carne e latte, le singole cellule che compongono l’individuo entrano in uno stato di superlavoro, stressate, fibrillanti e febbricitanti. In questa perenne condizione d’instabilità anche il cancerogeno più debole può sviluppare il suo effetto tossico.
Sembra l’uovo di Colombo, ma si viene accusati di eresia quando si chiede la riduzione dei cancerogeni e si afferma la validità dei cibi vegetali.

Estratto dal libro “L’alimentazione nella prevenzione del cancro” di Mirco Bindi

Mirco Bindi è Specialista in Radiologia, Patologia generale e Oncologia. Si è laureato in medicina e chirurgia a Siena nel 1975. Ha lavorato per 35 anni nei reparti di Radioterapia e Oncologia medica nel Policlinico di Siena. Dal 1997 al 2000 ha coordinato il servizio domiciliare oncologico della ASL di Siena. Fondatore della onlus Qualità della Vita in Oncologia per l’assistenza ai malati terminali e della Sezione toscana di Psico-Oncologia. Dal 2007 è in pensione e svolge attività filantropica in Thailandia e Cambogia. Dal 2013 segue la dieta vegetale integrale del China Study.

Fonte: www.zapping2017.myblog.it

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