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Scoppio della fabbrica di fuochi d’artificio a Pescara (25 luglio 2013)

Matteo Della Torre

La settimana scorsa un uomo di 52 anni, operaio in una ditta pugliese di fuochi pirotecnici, è morto a causa di una forte esplosione, mentre era intento con altri suoi colleghi a confezionare fuochi d’artificio da far esplodere durante le feste patronali della zona. Il consumo di fuochi d’artificio è uno dei più voluttuari e vani che una mente umana possa concepire.

Mi rivolgo alla parte più luminosa di ogni cittadino sanferdinandese che si professa cristiano: come committenti di fuochi d’artificio della ditta in questione non sarebbe arrivato il momento di riflettere su questa morte evitabile? 

Ho atteso una settimana per capire se sul web si fosse manifestata una qualche forma di reazione individuale alla notizia della morte dell’operaio. E, soprattuto, ho atteso che qualcuno avesse mostrato la voglia e la capacità di unire i puntini dei rapporti di causa ed effetto. Ma nulla. Al termine di una settimana caratterizzata da un silenzio assoluto, mi sono venute alla mente queste parole di Martin Luther King, che ben descrivono la questione: “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”. Sì, responsabilità morale per omissione di parola e d’azione!

Questo incidente e questa morte inchiodano i committenti alle loro responsabilità morali e collegano in un rapporto di causa ed effetto la violenza strutturale – esercitata da una religiosità infantile, e di fatto pagana, che spara fuochi d’artificio col pretesto di onorare i santi – e la violenza culturale di un apparato religioso che ne fornisce i parametri giustificativi con la tragica morte dell’operaio.

Un filo rosso, macchiato del sangue di tante persone morte, collega la religiosità infantile dei cattolici agli incidenti mortali che, con un ritmo infernale, colpiscono le ditte produttrici di fuochi pirotecnici.

Il segretario generale del sindacato dei vigili del fuoco (Conapo), Antonio Brizzi, ha dichiarato che “sono una ventina le esplosioni in fabbriche o depositi di fuochi d’artificio dal 2000 ad oggi, più di una l’anno”. Due esempi recenti: Il 24 luglio 2015 esplode una fabbrica di fuochi d’artificio di Modugno: quattro morti e sei feriti. Il 25 luglio 2013 esplode una fabbrica di fuochi d’artificio di Pescara: quattro morti.

I discepoli del maestro di Nazareth, accaniti consumatori di fuochi d’artificio, di fronte a queste morti qualche domanda dovrebbero farsela e trovare il coraggio di parlare e agire, perché, come scrisse Martin Luther King, “la nostra vita comincia a finire il giorno in cui diventiamo silenziosi sulle cose che contano”.

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