Home»Ecologia»Da gennaio sacchetti bio anche per alimenti sfusi. ”A 5 centesimi”
Sacchetti ortofrutta

Gaia Scorza Barcellona

Sei italiani su dieci sono ben contenti di fare a meno della plastica per comprare gli alimenti sfusi al supermercato. E’ quanto emerge dalla ricerca Ipsos Public Affairs, presentata all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo da Nando Pagnoncelli e Luisa Vassanelli. L’indagine, frutto di una ricerca qualitativa e quantitativa, è stata condotta con mille interviste Cawi (Computer-Assisted Web Interview) su un campione rappresentativo della popolazione di età tra i 18 ai 65 anni.

QUALI SACCHETTI
Il risultato fotografa le abitudini e le intenzioni dei consumatori per quanto riguarda lo shopping alimentare, a tre mesi dall’entrata in vigore della norma che li obbligherà a utilizzare la ”bioshopper” come imballaggio primario per gastronomia, macelleria, pescheria, ortofrutta e panetteria. Dal 1 gennaio 2018, infatti, le buste ultraleggere in plastica (con spessore inferiore ai 15 micron) che utilizziamo ogni giorno per pesare gli alimenti dovranno essere sostituite da quelle biodegradabili e compostabili, nel rispetto dello standard internazionale UNI EN 13432.

In più, tutti i sacchetti biodegradabili e compostabili, comprese le shopper per la spesa, sempre a partire dal nuovo anno dovranno contenere almeno il 40% di materia prima da fonte rinnovabile. Una percentuale che salirà al 50% nel 2020 e al 60% l’anno dopo. E per le bustine da usare a contatto con il cibo sarà richiesta l’idoneità alimentare certificata.

La novità interesserà dunque parecchie persone, visto che – secondo il report – almeno il 66% degli italiani compra frutta e verdura al supermercato, nonostante il canale preferito di acquisto resti il fruttivendolo (33%), e più dell’80% preferisce comprarla sfusa perché ritenuto più sano. Tra coloro che fanno la spesa al supermercato, tra l’altro, l’80% sostiene di utilizzare i sacchetti per il confezionamento di ortaggi e simili, il 58% dei quali si dichiara pronto ad accogliere favorevolmente l’introduzione dei sacchetti biodegradabili.

RICICLIAMO DI PIU’
Che la mentalità sia cambiata si vede anche dalle abitudini legate al riciclo, almeno a parole: il 71% degli intervistati si dice cosciente dell’importanza del riutilizzo dei materali, e in 10 anni le dichiarazioni sulle abitudini di raccolta registrano forti incrementi percentuali (+45% per l’umido, +34% per le pile; +33% per i farmaci). La buona volontà c’è tutta: a confermare che emerge forte l’esigenza di mettere fine a comportamenti che impattano sulla salute del Pianeta c’è quel 70% degli intervistati che si attribuisce la responsabilità del ‘garbage trash’.

COSTI QUEL CHE COSTI
Pronti anche a pagare qualcosa di più (71%), pur di salvaguardare ambiente e occupazione. Stando al report solo una quota residuale del campione (29%) non si trova d’accordo al pagamento di un ‘obolo’ per utilizzare sacchetti in materiale biodegradabile anche per mele, pesce surgelato, pane e altri alimenti a peso. Ma tutto sommato la direttiva europea che impone le bioshopper viene accolta con favore da più di metà degli italiani che la considera il punto di arrivo di un ciclo virtuoso iniziato nel 2011.

IL ‘GIALLO’ DEL PREZZO
Un parere espresso però a scatola chiusa, visto che il prezzo del sacchetto in questione non è ancora stato stabilito. “L’ipotesi di 10 centesimi è un’informazione priva di qualsiasi fondamento”, chiarisce Assobioplastiche sgomberando il campo dai dubbi e ragionando sul fatto che, rispetto alla busta standard da 10 centesimi, un sacchetto per frutta e verdura è cinque volte più piccolo. Il calcolo suona come un monito contro la speculazione in agguato. L’ipotesi più concreta, quindi, è che il costo dei nuovi mini sacchetti si aggiri sui 2-5 centesimi. Un’inezia che comunque andrà a sommarsi agli altri costi, sostengono alcuni. “Se pensiamo che i costi, come io immagino, siano inferiori ai 5 centesimi, stiamo parlando di una spesa che costerà fra i 10 e i 20 centesimi in più”, specifica però il presidente di Assobioplastiche Marco Versari.

In ogni caso, il 59% del campione valuta il costo di 2 centesimi cadauno del tutto accettabile; mentre solo una minoranza (13%) si dichiara in disaccordo. C’è da dire che se una gran parte (86%) valuta positivamente un piccolo esborso, è comunque perché dietro alla nuova norma che protegge l’ambiente si intravede anche una prospettiva occupazionale. A patto però che l’operazione sia supportata efficacemente da un messaggio credibile e onesto (65%) da parte dell’esercente. Basta saperlo prima, insomma, per evitare brutte sorprese alla cassa. E in ogni caso il prezzo di vendita dovrà risultare dallo scontrino o dalla fattura di acquisto, come già accade per le buste da asporto per la spesa.

·CHI NON SI ADEGUA, PAGA
A fronte di una novità che peserà sul portafogli, i consumatori vedranno però sparire – si spera – la dicitura ”per uso interno” sui sacchetti e “non per asporto merci” che finora ha permesso di eludere la legge sugli shopper. Anche perché i negozianti che non osserveranno le regole rischieranno multe salate, fino a 100mila euro. Una misura che dovrebbe arginare ancora di più la proliferazione delle buste in polietilene che inquinano l’ambiente resistendo per centinaia di anni.

Fonte: www.repubblica.it

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