Home»Articoli»L’Italia e la differenza fra una pioggia e un uragano
Le dimensioni dell’uragano Irma in rapporto all’Italia

Riccardo Luna

Oggi ho provato un software del Washington Post che consente di “trasferire” l’immagine dell’uragano Irma su un qualunque punto del pianeta per rendersi conto delle sue dimensioni. “Non avete idea di quanto sia grande” avvisa il giornalista americano, “è grande come l’Ohio”. Ma se non siete americani, aggiunge, l’Ohio non vi dice molto. Per questo il Washington Post ha creato un strumento per portarsi idealmente Irma “dove vivete”. Ho provato a portare il gigantesco uragano che sta devastando la Florida sopra l’Italia e il risultato è impressionante: se Irma fosse nel Mediterraneo l’Italia sarebbe interamente coperta (e travolta) da quella forza della natura. Tutta l’Italia. Da Bolzano a Lampedusa. E ho immaginato per un istante a cosa accadrebbe se un uragano di quelle dimensioni arrivasse da noi, e poi a quello che è successo a Livorno per una semplice pioggia molto forte e ho immaginato che la stessa pioggia (quindi minimizzando, rispetto alla forza devastante di un uragano), cadesse contemporaneamente su tutta l’Italia: cosa accadrebbe? Il prezzo in termini di vite umane, di distruzione di case e attività imprenditoriali, di territorio e beni artistici. Sarebbe una tragedia immane. E ho concluso inevitabilmente che siamo totalmente impreparati, bravi soltanto a dare l’allarme (neanche sempre vista la reazione al rallentatore del sindaco di Livorno), esprimere condoglianze, fare polemica se la tragedia colpisce il sindaco di una parte politica avversa; fare proclami sulla ricostruzione immediata e poi passare al prossimo tema che la cronaca ci sottoporrà. Prevenzione, manutenzione, progettazione, cura del territorio sono parole che di solito svaniscono nello spazio di qualche ora. Il tempo che la finisca di piovere e torni il sole. Eppure è da lì che passa tutto. E questo discorso ha molto a che fare con la tecnologia in un doppio senso: infatti dal 1970 ad oggi i disastri naturali nel mondo sono quadruplicati. E questo forse soltanto il presidente americano Trump non lo lega al riscaldamento globale e quindi all’inquinamento. Ma in compenso i morti in seguito ai disastri naturali sono infinitamente meno di prima. E questo perché funziona la prevenzione, perché gli allarmi arrivano in tempo, perché le case vengono costruite meglio, perché c’è una cultura per cui l’innovazione tecnologica non è l’ennesimo gadget da comprare, ma lo strumento per rendere il mondo in cui viviamo migliore e più sicuro.

Fonte: www.agi.it

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