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Partecipazione democratica

Matteo Della Torre

Il Comune di Porto Alegre (Brasile) può essere di ispirazione per creare i presupposti affinché la popolazione torni a contare di più, a sentirsi corresponsabile delle cose da fare insieme in una serie di “assemblee decentrate, discutenti e deliberanti”. (Aldo Capitini)

A Porto Alegre questa esperienza si è concretizzata in un piano organizzativo di assemblee di quartiere e di assemblee tematiche, aperte e libere, sui temi del lavoro, ambiente, cultura, assistenza sociale, urbanizzazione, emarginazione e volontariato, per discutere dei problemi e stabilire le priorità, dove, per che cosa e come spendere i soldi pubblici, ecc. Non è vero che le assemblee di base sono poco partecipate. L’esempio di Porto Alegre dimostra il contrario.

L’esempio di un comune italiano che si è distinto per una coerente politica di partecipazione è Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno. Qui l’Amministrazione comunale, presieduta dal Sindaco Massimo Rossi, ha posto al centro i bisogni della popolazione, in una prospettiva di sviluppo sostenibile. La risposta della gente è andata oltre le migliori aspettative. Con questo metodo di democrazia avanzata è stato possibile prevenire l’inquinamento, realizzare progetti di cooperazione internazionale nel Sud del Mondo, modificare il Piano regolatore riconvertendo ad uso agricolo le superfici edificabili. Altri Comuni hanno seguito l’esempio di Grottammare con l’approvazione della “Carta” o del “Regolamento” per la partecipazione attiva dei cittadini e la creazione dell’Ufficio per la partecipazione.

Queste scelte amministrative sono state premiate nelle elezioni degli anni successivi con un successo schiacciante.

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