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Matteo Renzi visita la scuola media Vasari - Firenze
Matteo Renzi visita la scuola media Vasari – Firenze

Vanessa Niri

Rottamare significa buttare via tutto e ricominciare da capo, mentre tutti gli insegnanti e tutti gli educatori sanno bene che è dalle esperienze precedenti che bisogna sempre partire, per gettare le basi di una crescita o di una relazione. Dunque spero che Matteo Renzi possa scoprire quanto di buono c’è nel complicato mondo dell’istruzione italiana, e pensare che, invece di rottamare, ci sarebbe bisogno di sostenere, formare, potenziare, valorizzare. Investire, come lui stesso ha detto nel recente incontro tenuto a Treviso davanti a una platea di studenti.

Perché di rottamazioni, a scuola, ne abbiamo viste fin troppe, negli ultimi vent’anni, e adesso sarebbe davvero il momento di costruire sulle macerie, prima che sia troppo tardi.
A furia di rottamazioni, dai Nidi alle Università, siamo crollati nella classifica europea del livello di istruzione, e sforniamo ragazzi incapaci di acquisire competenze spendibili nel complicato mondo del lavoro. Il primo augurio a Matteo Renzi, quindi, è quello che metta da parte la politica del “nuovismo”, almeno nei confronti della scuola, e inizi a ragionare in termini di costruzione.

A proposito di costruzioni, quindi, ben venga la sua promessa di investimento sull’edilizia scolastica, che oggettivamente cade a pezzi, ma sarebbe bello che, insieme alle scale e agli infissi, si iniziasse a ragionare sull’importanza di contesti accoglienti, belli, curati e puliti, in cui ospitare i nostri studenti. Giardini, spazi aperti, colori caldi, angoli morbidi, bagni accoglienti, classi modulari: non di soli controsoffitti vive l’educazione. Un contesto accogliente non è un vizio da radical chic, ma è la cartina di tornasole del riconoscimento che un paese accorda al suo sistema d’istruzione, ed è un incentivo all’apprendimento e al buon lavoro. Lo hanno scoperto le grandi aziende: è arrivato il momento che anche la scuola capisca che non si può chiedere ai ragazzi attenzione e passione all’interno di brutte aule decadenti colorate di giallo pallido.

All’inizio del suo discorso, il nuovo Presidente del Consiglio ha citato al Senato “Non ho l’età” di Gigliola Cinquetti e ha dichiarato di voler visitare una scuola a settimana, a partire, appunto, da Treviso. Mi piacerebbe che, girando nelle scuole ogni mercoledì, Matteo Renzi potesse vedere quanti insegnanti non hanno (più) l’età per dedicarsi anima e corpo ad una classe di 20, 25 minori, e avrebbero quindi il diritto di andare in pensione oppure – sarebbe una bella rottamazione, questa – essere dislocati in ruoli di coordinamento, supervisione, formazione e amministrazione, in cui valorizzare la competenza acquisita in tanti anni di lavoro di classe.

E, sempre a proposito della Cinquetti, sarebbe importante che Renzi potesse recepire il bisogno profondo di formazione degli insegnanti, ancorati spesso a programmi e metodi completamente inefficaci, e che avrebbero, appunto, l’età giusta per essere guidati, da formatori e professionisti, in un percorso di trasformazione del proprio approccio e di innalzamento delle proprie competenze, per relazionarsi con chi, di anni, ne ha inevitabilmente molti di meno.

Se poi c’è una rottamazione di cui non abbiamo davvero bisogno è quella della nostra Costituzione, frutto del lavoro di persone profondamente diverse ma accumunate da un grande obiettivo: una metafora per il lavoro di classe, per la presa in carico del bene comune, per il rafforzamento della collaborazione.
Per questo spero che Renzi, quando ha proclamato: “Noi pensiamo che non ci sia politica alcuna che non parta dalla centralità della scuola (…)”, pensasse alla scuola contenuta nella Carta Costituzionale, quella pubblica, che un Governo ha il dovere morale e giuridico di riassestare per prima.

In ultimo, poi, ripenso alle parole che già hanno scatenato i primi malumori: quelle del Ministro Giannini sul reclutamento diretto degli insegnanti da parte dei Dirigenti.
Il tema della valutazione dell’insegnamento è un argomento difficilissimo: tra tutti è forse quello che meglio interpreta la difficoltà di migliorare la scuola italiana.
C’è sicuramente bisogno di aggiornamento, di miglioramento delle competenze, di incentivi alla formazione.
Ma pensare di sostituire la graduatoria nazionale con una selezione del personale costruita sui metodi della piccola azienda non è un approccio rivoluzionario ma, soprattutto in questo paese, un invito al clientelismo.

Signor Renzi, lo scrivo pensando a lei ma, se ne avessi avuto l’occasione, lo avrei detto anche ad Enrico Letta e a Mario Monti, per quello che avrebbe potuto valere: ogni miglioramento si fa soltanto investendo tempo, denaro e attenzioni.
Come non è possibile riparare un infisso senza spendere dei soldi, così vale anche per la selezione degli insegnanti, per i posti all’asilo nido, per la qualità della ricerca universitaria, per la lotta all’analfabetismo di ritorno.
Non rottamando, ma investendo sulla scuola e sul welfare può migliorare questo paese.
Cambiando i capitoli di spesa come si spostano i Ministri, invece, non si ottiene nulla. Anzi, si ottiene un popolo frustrato e ignorante, a cui non basterà una classe appena imbiancata per risollevare la testa.

Fonte: www.wired.it

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