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“iDiots”
“iDiots”

Matteo Della Torre

In campo tecnologico la critica alla Apple è lo sport preferito del momento. Un vero e proprio must per la varia umanità contestataria del sistema economico capitalista. Prendere di mira la Apple è uno dei modi attualmente più in voga con il quale gli Apple Haters credono di distinguersi ponendosi al di sopra delle masse inebetite e consumiste. 

Ci sono gli smanettoni di software Open Source che accusano Apple di essere nemica del software libero e considerano i suoi utenti dei ricchi fighetti arroganti, un popolo di “sciocchi, privati della loro libertà”. C’è chi non sopporta le regole imposte dall’ecosistema chiuso e proprietario di OSX e iOS. Per questi ultimi non è importante che alla gran parte degli utenti di Android poco interessi che il sistema operativo del proprio cellulare, di cui forse non conosce neppure il nome, sia “aperto” o “chiuso”. A nulla serve – come afferma Walt Mossberg, il più noto giornalista tecnologico del mondo – che iOS sia un sistema operativo più curato e protetto dal malware rispetto ad Android. 

Altri criticano Apple perché crea bisogni indotti, per il prezzo eccessivo dei suoi iDevice, alcuni dei quali considerati inutili, per il suo marketing patinato, per la ricchezza dei suoi top manager e per essere la corporation più capitalizzata del mondo. Queste persone ai prodotti di Cupertino preferiscono i PC e gli smartphone con sistemi operativi Windows, Linux o Android.

Ognuno critica a suo modo il brand guidato da Tim Cook e lo fa indirizzando filippiche contro Apple e i suoi utenti snob con la parola, con lo scritto e da alcuni anni anche con i video.

Un esempio recente ci viene dal video “iDiots” nel quale dei robot giocattolo si mettono in fila per acquistare il dispositivo “iDiot”, un iPhone 4. Nel video questi robot utilizzano il melafonino per chattare scambiandosi stupide frasi, condividere su Facebook foto di gattini, attendere gli agognati Like e acquistare inutili applicazioni, fino a che il grigio ed inquietante produttore dello smartphone non ritenga essere giunto il momento della obsolescenza programmata che innesca, con il suono di una sirena, l’acquisto di un nuovo dispositivo di ultima generazione, Apple ovviamente. Ne viene fuori un bel video, realizzato molto bene, ma fuorviante e furbescamente fazioso. Quello che rimane nella mente di chi guarda il video “iDiots” sono gli iCosi di Apple, mentre la questione è molto più complessa e per certi aspetti preoccupante. 

In realtà, non è uno specifico modello di smartphone o un brand in particolare (Apple, Samsung, Nokia, Blackberry, o quant’altro) ad indurre un utilizzo patologico della tecnologia mobile. Se si riflette meglio, forse è la natura stessa dei dispositivi mobili always-on a indurre gli utenti a un utilizzo insano e compulsivo, che anziché aprire l’orizzonte delle possibilità e arricchire la vita digitale degli individui, la ingabbia in una serie di comportamenti poco saggi e alienanti. 

Molti degli utilizzatori di questi gingilli tecnologici stanno attraversando un periodo di ubriacatura da opportunità. Oggi in pochi millimetri di spessore abbiamo in tasca un potente computer del peso di pochi grammi con centinaia di applicazioni per gli usi più disparati, un centro di elaborazione multimediale, oltre che un telefono, una tipografia portatile, un navigatore satellitare e una centralina per il monitoraggio dello stato di salute e dello stile di vita. Gli smartphone sono strumenti straordinari che hanno aperto possibilità inimmaginabili soltanto dieci anni fa. Questi dispositivi smart sono utilizzati troppo spesso in modi poco intelligenti e dannosi, perché il confine tra un uso che espande la mente umana con attività utili e produttive e l’abuso è molto sottile. Il rischio di vedere colonizzate le nostre esistenze da smartphone e tablet è ben più di una possibilità che grava sul futuro dell’uomo nell’era digitale. Nel recente film “Her” del regista Stike Jonze, si prefigura uno scenario in cui gli esseri umani un giorno potranno intraprendere improbabili relazioni sentimentali con i vari assistenti digitali dagli strani nomi, come Siri, Cortana o Jarvis.

Un antidoto efficace per difendersi dall’invasività nella vita quotidiana dei dispositivi mobili sempre online esiste. Ogni individuo può decidere di intraprendere una sorta di dieta della mente, che implica la scelta volontaria di scollegare gli smartphone mettendoli offline in alcuni momenti della giornata per evitare le influenze negative e le distrazioni generate dagli smartphone e rivolgere tutta l’attenzione al conseguimento dei propri obiettivi prioritari e alle relazioni interpersonali. In questo modo si eserciterebbe un controllo consapevole della tecnologia. Perché è meglio agire attivamente per gestire gli aspetti positivi degli smartphone che subirne passivamente le negatività.

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