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Domenico Pessotto
Domenico Pessotto

Domenico Pessotto ha cinquant’anni, il Q.I. di Albert Einstein, e fa l’operaio.
Non è una vittima della crisi, un direttore declassato, un uomo che ha dovuto reinventarsi: il signor Pessotto l’operaio lo ha sempre fatto. Nel tempo libero risolve enigmi sui frattali, inventa sistemi matematici per vincere al lotto, studia modelli organizzativi che innovino i cicli produttivi delle aziende tessili, crea giochi di società; qualche sera la passa con gli amici del Mensa, l’associazione dei cervelloni, al tavolo con persone con cui condivide interessi: matematica, logica, chimica, storia, programmazione neuro linguistica, scacchi. Il giorno dopo gli altri vanno in ufficio o in laboratorio, lui in fabbrica.
Tutta colpa della professoressa d’italiano. Occorre tornare indietro alle medie, quando Domenico ha tredici anni e in matematica è il migliore; sono altri tempi e prevale lo stereotipo per cui chi è bravo con i numeri non può essere bravo nei temi. «Siccome scrivere è una cosa che dovrai fare sempre, e italiano è materia principe ovunque – sostiene l’insegnante – il massimo che tu possa fare è una scuola professionale». Il ragazzo non crede sia vero, però siamo nella profonda provincia veneta, dove l’autorità non si discute e l’unica forma di rispetto è l’obbedienza. Domenico obbedisce, e va in Germania a fare il pane.
Dopo un anno i proprietari del negozio lo mandano a scuola di «panificazione e pasticceria da forno», va da sé professionale. Nonostante le difficoltà della lingua, Pessotto è tra i migliori.
A vent’anni rientra in Italia. Dopo il militare è operaio stagionale in una distilleria, poi all’Electrolux, più tardi c’è la possibilità di rilevare una panetteria ma alla fine non se ne fa niente. Quindi ritorna alla distilleria, assunto a tempo indeterminato nel settembre del 1990, reparto magazzino e spedizioni.
Quando trova sistemazione definitiva, Domenico si è appena sposato. Il tempo passa e la famiglia si allarga: a far compagnia al piccolo Fabio arrivano, alla spicciolata lungo gli anni ’90, Nicola e Anna. A ciò che sarebbe potuto essere, seppur meno che trentenne, nemmeno pensa più; tuttavia la vecchia passione non se ne va.
Quando il fantacalcio è ancora un oggetto misterioso, e Gazzetta dello Sport organizza uno dei primi giochi a premi, su 134mila partecipanti il secondo arrivato è il signor Pessotto Domenico da Gaiarine, Treviso. «All’epoca non era fortuna. C’era un sistema di punteggi diverso, venivano assegnati punti alla squadra oltreché al singolo, così che potevi vincere seguendo modelli matematici», dice.
Tempo dopo vince un abbonamento a una rivista, per aver risolto, per primo oppure l’unico, un enigma sui frattali.
E poi gli scacchi: un amico gli insegna, appena qualche partita e già impensierisce giocatori molto esperti.
«Piccole cose, piccoli riconoscimenti, che però mi facevano pensare: vedi che forse avevo ragione io, che non sono quell’imbecille che diceva la professoressa?». Finché un giorno viene a sapere del Mensa.
Il Mensa è un’associazione internazionale, per diventarne membri, si legge dal sito, «il solo requisito richiesto è l’aver raggiunto o superato il 98° percentile della popolazione in un test d’intelligenza specifico». Il che significa che su cento persone prese a campione per strada, per entrare nel Mensa devi essere una delle due più intelligenti.
Domenico fa il test e misura il suo Q.I.: 160, come quello attribuito ad Albert Einstein, a Bill Gates, al fisico Stephen Hawking. Per esempio: Napoleone Bonaparte è fermo a 145.
«È difficile vivere in un contesto in cui non trovi persone con cui parlare delle cose che ti appassionano. Se dico teoria dei grafi, al Mensa sanno di cosa parlo».
Con i nuovi amici Domenico libera la sua natura.
«Ho inventato il metodo per vincere al lotto in maniera matematica, che funziona ma ha un problema: occorre un quantitativo di soldi tale per cui l’investitore è incentivato a lasciarli in banca. Ho inventato un sistema organizzativo per la produzione e la vendita, nel settore tessile, il problema anche qui sono i soldi: servirebbe un investimento consistente e la crisi mi ha un po’ penalizzato». La cosa più concreta è un gioco da tavola, che non rivela in alcun dettaglio perché conosce tristi situazioni di brevetti violati. «Magari lo presento in Germania, dove sono più seri», dice sorridendo.
In «Portland Souvenir», lo scrittore Chuck Palahniuk parla di Frances Gabe, artista americana nata nel 1915. Quand’era al liceo, alla donna venne detto: «Tu sei molto più di un genio. Il mondo ti appartiene, e non devi permettere a nessuno di dire il contrario». Anni dopo inventò, non sappiamo in quale relazione causa effetto, la casa che si pulisce da sola.
Domenico Pessotto l’ha invece permesso, che qualcuno dicesse il contrario; ma non ha alcun astio nei confronti della professoressa che gli tagliò le ali.
«Nessun rancore, ci mancherebbe, anche se è fondamentale avere buoni insegnanti», dice, aggiungiamo pure buoni consiglieri, uno zio giovane più che un fratello maggiore, qualcuno che osservi dalla giusta distanza e ti voglia quel bene che non soffoca, e veda gli errori dei grandi attorno, delle professoresse d’italiano e dei genitori, e anche i tuoi.

Fonte: La Stampa

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