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Pista ciclabile a Milano
Pista ciclabile a Milano

Elisabetta Demartis

Più della metà della popolazione mondiale vive oggi nelle città. Negli ultimi decenni, lo sviluppo demografico ha coinciso con il carattere impetuoso dell’accelerato processo di urbanizzazione con ricadute a livello mondiale, continentale, nazionale e locale.

Come afferma Véron in L’urbanizzazione del mondo (Il Mulino, 2008) il fenomeno dello sviluppo urbano e dell’andamento demografico naturale è sopraggiunta poi la persistente migrazione dalle aree rurali a quelle urbane e, a oggi, è previsto che nel 2030 la quota di popolazione che vivrà nelle città supererà il 60%, il che significa che su una popolazione totale stimata di 8,1 miliardi, gli abitanti delle città saranno circa 5 miliardi.

Il carattere peculiare che contraddistingue i processi di urbanizzazione nei Paesi i via di Sviluppo (o del Sud Globale, secondo le nuove accezzioni) è la velocità con la quale il fenomeno ha avuto origine e che si differenzia da quelli avvenuti nei paesi sviluppati; solo negli ultimi due decenni la popolazione urbana dei PVS è cresciuta con una media di tre milioni di persone alla settimana e più della metà vivono nelle città.

A questo punto sorge un problema. Come far sì che le città possano essere resilienti, e quindi mantenere una condizione di equilibrio che le permetta di sopravvivere? E come garantire, all’interno di questo scenario, l’equità e l’uguaglianza tra le persone che vi abitano?

Quando si dice che i TED Talks sono fonte di grande ispirazione, è vero. Uno di questi ha infatti stimolato la mia, facendomi sentire una gran voglia di condividere alcuni pensieri.

La persona in questione di chiama Enrique Peñalosa, cittadino colombiano e sindaco di Bogotà dal 1998 al 2001; attualmente lavora come consulente per comuni e organizzazioni di tutto il mondo, consigliando le modalità migliori di pianificazione urbana sostenibile per città “smart” che non debbano solo sopravvivere, ma affrontare nella maniera migliore possibile il futuro. È anche il presidente dello staff dell’Institute for Transportation and Development Policy, un organizzazione che promuove l’uso di mezzi di trasporto sostenibili ed equi in tutto il mondo.

La sua attenzione si rivolge principalmente alle città dei paesi in via di sviluppo, luoghi che vedono più gente che vive nelle baraccopoli (circa il 70%) che gente che vive nelle zone “legali” della città, ma che rappresentano gli insediamenti umani del futuro per numero di abitanti e densità.
Al problema dell’economia di mercato che genera disuguaglianza economica legittimando la proprietà privata e provocando disuguaglianza, Peñalosa propone due soluzioni alternative per costruire le smart cities del futuro, le stesse soluzioni utilizzate da lui per cambiare le dinamiche del trasporto nella capitale della Colombia:

• uguaglianza della qualità della vita, che dovrebbe garantire a tutti i bambini, per esempio, lo stesso livello di istruzione e di servizi;

• uguaglianza democratica, dove “un bus con 80 persone ha il diritto di uno spazio di 80 volte superiore di quello utilizzato da una macchina con un solo passeggero”.

Siamo così abituati a vivere nella disuguaglianza e nell’ingiustizia sociale, che vedere un bus con 80 passeggeri bloccato nel traffico ci sembra un fatto normalissimo.

Il mezzo di trasporto più usato nelle città è, infatti, l’automobile: si contano quotidianamente  circa 4 milioni di veicoli che circolano e che trasportano per lo più un solo passeggero. Nonostante le automobili rappresentano la maggior causa di inquinamento sia locale che globale, i mezzi di trasporto pubblici non riescono nella maggior parte dei casi a soddisfare le esigenze di tutta la popolazione a causa di problemi di velocità e di capacità di trasporto, senza contare che in alcune aree urbane, soprattutto quelle periferiche, sono del tutto assenti o sporadici.

La democrazia di una città, e quindi di un Paese, si vede anche dalle sue strade, dove, nella maggior parte dei casi, vi è un conflitto per lo spazio tra quelli che hanno la macchina e quelli ce non ce l’hanno (pedoni o ciclisti che siano) e dove le persone che camminano ai lati della strada, senza nemmeno un marciapiede, sono costretti a respirare il gas delle macchine e allo stesso tempo desiderare quella stessa macchina, simbolo di un determinato status sociale.

Per l’ex sindaco i mezzi di trasporto urbani rappresentano una questione di giustizia ed equità per i cittadini. “Una città evoluta non è quella in cui anche i poveri possono usare le macchine, ma è quella in cui anche i ricchi usano i trasporti pubblici”. Una città, per essere “advanced”, non ha bisogno di tecnologia o di soldi, ma di equità.

In sostanza, meno macchine, più trasporti pubblici efficienti e, soprattutto, più strade e viali per i bus, piste ciclabili e pedoni: nella città del futuro il suolo urbano è di tutti e deve essere diviso equamente.

Fonte: www.wired.it

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