Home»Tecno»Arriva Paper, perché a Facebook interessano le notizie

Paper
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Philip Di Salvo

A Menlo Park stanno cercando giornalisti/editor da assumere per lavorare a uno dei nuovi progetti di FacebookPaper, di cui è appena uscito un video di presentazione. Il nuovo servizio sarà un’app indipendente e comprenderà il News Feed classico, oltre alle sezioni delle news personalizzabili. Paper è il primo prodotto del Creative Labs di Facebook che, da qui in avanti, si dedicherà alla creazione di altre applicazioni. Il lancio ufficiale negli Usa è previsto per il 3 febbraio – un giorno prima il compleanno del social network – e per il momento sarà disponibile solo su iOS. Le fonti interpellate da Re/Codefanno sapere che le nuove figure professionali cercate da Mark Zuckerberg dovranno lavorare come editor, dovranno, ovvero, occuparsi di selezionare i contenuti che Paper proporrà ai suoi utenti. Contrariamente a quanto fatto fin qui, insomma, Facebook sembra voler mettere da parte la potenza degli algoritmi.

Paper è chiaramente la risposta ad altre app di social news di grande successo, a cominciare da Flipboard e Zite che, ormai da diverso tempo, fanno parte della dieta mediatica di un numero sempre crescente di utenti. Le ragioni del successo di questi servizi sono semplici: le app aggregano articoli da fonti selezionate e consento di creare testate personalizzate facilmente consultabili in mobilità. L’idea è talmente interessante che, all’ultimo Ces di Las Vegas, anche Yahoo! ha annunciato di voler sperimentare in questo senso, presentando News Digest, un’app che accorpa contenuti grazie a un algoritmo (ma non solo) ideato da Sunnyvale. Marissa Mayer aveva già dimostrato interessi verso le notizie e l’informazione qualche tempo fa, quando aveva comprato Summly, una piccola startup fondata dal tennager da 30 milioni di dollari, Nick D’Aloisio.

Ma perché Facebook si interessa a sua volta alle notizie? Per diversi motivi che interessano il social network direttamente, ma hanno a che vedere anche con l’evoluzione che il giornalismo online sta intraprendendo. Facebook, per cominciare, non è tutto gattini, link di YouTube e foto delle vacanze. Secondo uno studio recente del Pew Research Center, esposto in una chiarissima infografica, le notizie sono uno dei principali motivi per i quali gli utenti stanno sul social network. Il 30% degli americani adulti, ad esempio, usa il sito di Mark Zuckerberg come fonte di notizie e per il 43% di questi, inoltre, proprio Facebook è considerata una fonte importante di news. Tradotto, per oltre metà degli utenti USA, Facebook serve per l’informazione e questo dato è il più ampio, per quanto riguarda gli adulti statunitensi. Inoltre, è bene ricordare che, tra tutti i social network, Facebook è ancora quello che porta più traffico alle testate giornalistiche, a livello globale. Le ragioni di questa scelta da parte di Zuckerberg, però, hanno a che vedere anche con altri fattori.

L’avanzata del mobile.

I numeri parlano chiaro: la crescita di Internet in mobilità è una costante, almeno quanto il suo utilizzo per l’informazione. Smartphone e tablet sono una realtà consolidata per sempre più lettori. Allo stesso tempo, un numero sempre crescente di editori ha finalmente scoperto quanto questo settore sia cruciale per il loro stesso sviluppo. Due testate, tra di loro molto diverse, hanno di recente deciso di affrontare questa sfida: il magazine economico Forbes e la CNN. Il primo ha rivoluzionato completamente il suo approccio ai social, proponendo Stream, una nuova app che consente ai suoi lettori di condividere i contenuti della rivista tra gli stessi lettori. In sostanza, Forbes si è inventato un suo social network.

La Cnn, invece, preso atto che il 40% del traffico al suo sito arriva da smartphone e tablet, già da tempo sta preparando contenuti diversi per il sito desktop e quello mobile, in modo da capitalizzare quanto più possibile dai lettori che non visitano il suo sito da un computer. Molto interessante notare come l’emittente non sia una testata online o nata sul digitale. Questo, per altri, a partire dal New York Times e dal suo re-design significa anche e soprattutto responsive design, avere, ovvero, un sito web che si adatti a ogni tipo di schermo. Facebook vuole continuare a perdere la possibilità di essere, in un certo senso, una parte fondamentale di questo ecosistema, dato che buona parte dei contenuti giornalistici letti in mobilità finiscono anche per essere condivisi? No, ed ecco Paper.

Filtri (o ombrelli).

Leggere le notizie online coincide sopratutto con il saperle selezionare, o usare dei servizi che sappiano scegliere per noi, in base a quello che vogliamo leggere. Abbiamo, in sostanza, bisogno di filtri (o di ombrelli) per affrontare il diluvio di contenuti che affolla la rete. Le app cui Facebook ha deciso di lanciare la sfida, i variFlipboard, Zite e Prismatic, fanno esattamente questo. Come accennavamo prima, in questi casi, la content curation è uno dei motivi del successo di questi servizi. Dalla scorsa primavera, proprio Flipboard consente ai suoi utenti di creare i propri magazine personali, aggregando contenuti pubblicati da altri. Si tratta, dell’evoluzione successiva dell’idea di filtro.

Con Paper, Facebook vuole far sì che i suoi utenti usino Facebook per arrivare alle notizie, facendoli stare all’interno del suo sito. L’obiettivo anche in questo caso sarà la selezione e la personalizzazione, come ricetta contro una frammentazione dei contenuti altrimenti ingestibile. Inoltre, Facebook potrebbe seguire la strategia di Flipboard anche dal punto di vista delle partnership. Il New York Times, ad esempio, è già da qualche tempo presente sull’app di Palo Alto e consente ai suoi lettori di accedere ai propri contenuti direttamente da Flipboard. A testimonianza di come questo sia tutto tranne che un settore di poco conto.

L’edicola di Facebook.

Ma ci sono anche altri motivi che potrebbero aver spinto Zuckeberg a pensare a Paper. Di recente, Facebook ha cambiato approccio al suo News Feed per far sì che sul social network vi fossero più contenuti di qualità. Paper, come scrivono a ragione su Re/Code, potrebbe essere un’esca affinché più contenuti di questo tipo vengano postati sul sito di Menlo Park. Questo, si tradurrebbe in una crescita nel numero di persone che passano da Facebook (e cliccano, e fanno aumentare gli introiti da pubblicità) e, dall’altro versante, la trasformazione di Facebook in “il social network delle notizie“, titolo finora associato maggiormente a Twitter. Che siano, quindi, i cinguettii il vero obiettivo di Mark Zuckerberg?

Fonte: www.wired.it

 

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