Home»Città possibile»Un altro pane è possibile. A Roma il forno collettivo per cuocere quello preparato in casa
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Maria Ferdinanda Piva

Un altro pane è possibile, e sarebbe bello se esistesse in tutti i quartieri, in tutte le piccole città. Alla Garbatella di Roma è nato un forno collettivo, dove ciascuno porta a cuocere l’impasto preparato a casa. Il debutto è avvenuto durante il fine settimana.

E’ un modo per combattere la crisi (il pane arriva a 4 euro al chilo), per liberarsi dal mercato che ormai pervade ogni aspetto della vita individuale e collettiva. Ma è anche un ritorno al lato migliore del passato: in molti paesi c’era il forno collettivo, ce n’è tuttora uno (in rovina) in ogni borgata sparsa sulle Alpi, dato che accenderlo insieme è più economico che farlo a casa propria.

Tuttavia non è affatto una mera questione di denaro. Attorno a tutto ciò che viene fatto in modo collettivo nascono o si rinsaldano i legami fra le persone; ricresce un tessuto sociale che ormai si è polverizzato. Nella capitale esistono iniziative in qualche modo simili: c’è Zappata Romana, con i suoi orti collettivi sugli incolti pubblici; c’è l’Eut-Orto dei lavoratori ex Eutelia. Del resto, gli orti collettivi sono diffusi in molte città. Ma un forno collettivo, no: è la prima volta che ne sento parlare.

Il forno è nato alla Casetta Rossa (via Giovani Battista Magnaghi), un collettivo che, come si legge sul sito internet, mira ad autogovernare il territorio.

Gli attivisti e i residenti nel quartiere hanno impiegato un anno per costruire il forno, facendosi aiutare anche da esperti. Parallelamente si sono svolti laboratori di panificazione, anche accompagnati da cene con raccolta di fondi destinati al forno. Come hanno sottolineato durante la lunga gestazione del progetto, il pane non è solo cibo: è anche (forse soprattutto) un bene simbolico “che tesse fili di culture, tradizioni e legami indissolubili con la terra”.

Per ora il forno viene acceso solo il sabato, in futuro magari anche in altri giorni della settimana. Chi lo utilizza paga solo un piccolo contributo fisso per manutenzione e funzionamento. E poi, mai porre limiti: adesso è pane, ma nulla vieta l’evoluzione verso pizze, focacce, torte e biscotti.

Fonte: www.blogeko.it

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