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Il razzismo è una brutta storia
Il razzismo è una brutta storia

Matteo Della Torre

Il questi ultimi giorni ho letto sulle pagine di San Ferdinando di Puglia Open Gov alcuni post e molti commenti che giudicano gli immigrati malvagi e pericolosi, citando alcuni episodi di cronaca locale.

L’ideologia è una forte barriera alla verità, perché fa vedere a ognuno solo quello che vuol vedere. Il risultato è la chiusura delle menti in enclave di pensiero che rimandano le proprie incrollabili opinioni. L’unico rimedio alla falsa ideologia dell’homo teutonicus, che alimenta il razzismo, è allargare l’analisi prendendo in considerazione più fatti ed aprendo la mente alla complessità.

La chiave per analizzare il problema in questione non è la nazionalità o la razza, ma è la cultura. E’ la cultura profonda della nostra città e la sua inerzia strutturale che va affrontata e trasformata con la forza della nonviolenza. La cultura sanferdinandese non è meno delinquenziale di quella degli stranieri che si intendono condannare.

Perché non diciamo che dal 1999 ad oggi la cronaca di San Ferdinando di Puglia ha registrato almeno 9 omicidi commessi da sanferdinandesi e un numero molto più elevato di rapine compiute da italiani? Perché non parliamo dello scandaloso sfruttamento della manodopera straniera in agricoltura o della cleptomania dilagante nelle nostre campagne che rimangono invariabilmente impunite? Non c’è dubbio che la delinquenza dei nostri concittadini superi di molto, sia in quantità che in qualità, quella degli immigrati presenti sul nostro territorio.

Allora perché non iniziare a dare il buon esempio riducendo la criminalità indigena?

Invito i lettori di San Ferdinando di Puglia Open Gov a denunciare la delinquenza dei sanferdinandesi con la stessa forza con la quale alcuni, accecati dal pregiudizio ideologico, condannano gli atti delinquenziali degli stranieri!

Tutti noi abbiamo il dovere economico di pagare le tasse e il dovere politico di obbedire alle leggi. Chi delinque deve andare in galera e restarci. Siano essi concittadini o stranieri. E senza indulgenza per i primi e inflessibilità per i secondi. Legge-infrazione-processo-sentenza-sanzione. Applichiamo le leggi e puniamo i colpevoli, sia delle macro che delle micro violazioni delle norme.

Ma chi guarda la realtà con le lenti deformanti dell’ideologia dicotomica, punta solo il dito contro gli immigrati, perché non riesce a liberarsi dall’angusta classificazione degli stranieri, considerati come servi, parassiti o criminali.

“Una ideologia che ha bisogno di attaccare la cosa che la minaccia di meno è un’ideologia che non sopravviverà alla propria generazione. L’inclusione non l’esclusione è la chiave della sopravvivenza”. (Dal film “La forza del singolo”)

 

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