Home»Ecologia»Agricoltura biologica»Multa di 16.000 euro e notizia di reato. E’ nei guai chi ha coltivato mais Ogm in Italia
Via gli OGM dall'Italia
Via gli OGM dall’Italia

Maria Ferdinanda Piva 

Comunicazione di notizia di reato alla Procura di Udine e multa di 16.000 euro. 

Al di là della labirintica telenovela relativa all’inapplicato e forse inapplicabile decreto ministeriale che vieta provvisoriamente la coltivazione del Mon 810 in Italia, al di là delle norme Ue che vietano all’Italia di vietare la coltivazione di Ogm approvati dalla stessa Ue, il Corpo forestale dello Stato è intervenuto accertando sia il pesante inquinamento genetico del mais convenzionale coltivato nelle vicinanze dei campi Ogm sia una serie di presunte violazioni alle leggi italiane: oltre alla mancata osservanza del decreto ministeriale (che, applicabile o no, è legge dello Stato) sono in ballo i reati di danneggiamento e di diffusione di malattie delle piante o degli animali.

Queste novità sono emerse martedì, durante l’audizione informale di Cesare Patrone, capo del Corpo forestale, davanti alla Commissione agricoltura della Camera.

Il resoconto dell’audizione non è ancora disponibile sul sito della Camera, ma è riportato da Agenzia Parlamentare (prima e seconda pagina). Patrone ha tratteggiato la babele legislativa multilivello sugli Ogm (i link essenziali in proposito sono nella prima parte di questo post) e poi l’azione svolta dalla Forestale a Meleto e Vivaro, in Friuli, dove il Mon 810 è stato coltivato da Giorgio Fidenato. Il suo nome, tuttavia, non compare nel verbale di Patrone.

La multa di 16.000 euro è dovuta alla “mancanza di tracciabilità delle sementi utilizzate” ed è stata irrogata sulla base del decreto legislativo 70/2005 che disciplina gli Ogm in Italia: o meglio, specifico io, sulla base delle parti di questo decreto sopravvissute all’esame effettuato da parte della Corte costituzionale.

Le analisi, ha detto ancora Patrone davanti alla Commissione agricoltura della Camera, hanno dimostrato che il mais convenzionale cresciuto nelle vicinanze di quello transgenico presentava un “inquinamento genetico” fino al 10%.

La comunicazione di notizia di reato per danneggiamento e diffusione di malattie a piante o animali alla Procura di Udine discende dal fatto che il patrimonio genetico del mais Mon 180 è stato modificato il laboratorio affinchè la pianta produca una tossina insetticida attiva su un parassita del mais: questa tossina, secondo la Forestale, potrebbe avere un effetto anche su esseri viventi diversi dall’insetto-bersaglio.

Sono in corso, fa detto infine Patrone, accertamenti su altri terreni, anche fuori dal Friuli, per verificare eventuali ulteriori coltivazioni di mais Mon 810 e relative contaminazioni. In effetti – aggiungo – all’inizio della primavera si parlò dell’arrivo in Italia di semente di mais Mon 810 sufficiente per 32.000 ettari.

Fonte: www.blogeko.it

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