Home»Ecologia»Buttati in un canale 750.000 litri d’acqua che fanno parte dell’eredità nucleare italiana

Reattore nucleare Cisam
Reattore nucleare Cisam (San Pietro a Grado)

Maria Ferdinanda Piva

L’Italia elimina un pezzo della sua eredità atomica buttandola in un canale. Si tratta di 750.000 litri d’acqua: la piscina che conteneva il nocciolo del piccolo, vecchio reattore nucleare Cisam (in alto una foto d’epoca), di proprietà della Marina Militare, situato a San Pietro a Grado, vicino a Pisa. Il reattore ha 60 anni circa ed è fuori uso da oltre 30. Serviva per la ricerca militare ed industriale. L’Esercito – non le autorità civili – sovrintende al decommissionamento. L’acqua è stata prima trattata per decontaminarla; l’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) l’ha analizzata e dice che è a norma.

A partire dal 15 novembre, e con cadenza settimanale, 30 metri cubi di acqua decontaminata proveniente dal vecchio reattore Cisram vengono convogliati a valle del depuratore civile di Pisa: prendono la via del canale Navicelli (entro il quale passa la conduttura della potabile) e infine del mare Tirreno. Come sottolinea Legambiente Pisa, il nocciolo della vicenda è che, per la decontaminazione e lo smaltimento dell’acqua, “le funzioni di controllo non sono esercitate da un ente terzo, ma sono ricondotte all’interno del Ministero della Difesa, con facoltà di tipo autorizzativo a corpi militari che si avvalgono della consulenza del Cisam stesso, ovvero di chi dovrebbe essere autorizzato e controllato”. Traduzione: se si fosse trattato di un reattore nucleare civile, la decontaminazione e lo smaltimento dell’acqua radioattiva sarebbero state oggetto di Via (Valutazione di impatto ambientale) e di controllo da parte dell’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione ambientale. In questo caso invece no.

Sono i militari che hanno deciso come effettuare la decontaminazione. Il sito dell’Arpa Toscana riassume bene tutta la parte autorizzativo-burocratico.

Il limite di legge per lo scarico di queste acqua è pari a 10 micro Sievert l’anno; i militari hanno scelto di ridurlo ulteriormente: le acque, dicono, non rappresentano un problema neanche per una persona che in un anno nuota per 100 ore nel canale, vi naviga per mille ore e, sempre per un anno, mangia solo verdure annaffiate con l’acqua del canale e carne di bovini nutriti con foraggio a sua volta innaffiato con l’acqua del canale.

L’Enea ha il compito di effettuare le analisi sull’acqua immessa nel canale Navicelli. Le prime sono state diffuse attraverso l’Arpa Toscana, la quale prende atto che i limiti di legge sono ampiamente rispettati. Per il resto, l’Arpa controllerà tutto: tutto tranne l’acqua immessa nel canale.

Fonte: www.blogeko.it

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