Home»Local»Piste ciclabili e pedoni. Allegro, ma non troppo!
La pista ciclabile di via Ofanto
La pista ciclabile di via Ofanto

La redazione di Uomoplanetario.org ha ricevuto questa riflessione del prof. Carmine Gissi e ben volentieri pubblica.

Carmine Gissi

Il leader del centrodestra di San Ferdinando di Puglia dichiara, a nome dell’area politica che rappresenta, di essere contrario alla pedonalizzazione di via Cialdini e via Papa Giovanni XXIII, prevista nel progetto di rifacimento di Piazza Umberto I; dichiara inoltre di essere contrario alla proliferazione delle piste ciclabili nella nostra città, aggiuntive a quelle volute dal centrodestra. Insomma: piste ciclabili sì, ma non troppo! E soprattutto: solo quelle progettate dal centrodestra (“novità assoluta per il nostro Comune”, sic!). Infine minaccia di ricorrere al popolo, con un referendum consultivo, per sostenere queste sue contrarietà.

E’ arduo stabilire se ci sia una logica in questo ragionamento, al di là dell’ufficio di opposizione che il centrodestra deve svolgere nei confronti dell’Amministrazione comunale in carica. In ogni caso, merita svolgere qualche considerazione a fronte di una questione importante per la qualità della vita nella nostra cittadina.

La pedonalizzazione di aree sempre più vaste soprattutto dei centri urbani e la diffusione di piste ciclabili sta dentro un ormai annoso dibattito volto a porre questioni di vivibilità e agibilità degli spazi urbani, di sostenibilità ecologica della vita nelle città, di compatibilità dei costi economici per assicurare una mobilità funzionale alla organizzazione dei servizi, di tutela delle relazioni sociali e di valorizzazione della socializzazione fra i componenti di una comunità. Un geniale filosofo ed antropologo, Ivan Illich (1926-2002), si spinse addirittura ad affermare che “la democrazia partecipativa richiede una tecnologia a basso consumo energetico, e gli uomini liberi possono percorrere la strada che conduce a relazioni sociali produttive solo alla velocità di una bicicletta” (erano gli anni ’70 del secolo scorso!). 

Noi invece continuiamo ad arrovellarci se è ancora il caso di assicurare spazi alla pedonalizzazione e quanti metri di piste ciclabili sono compatibili nella a San Ferdinando di Puglia, rifiutandoci ottusamente di comprendere che una sola pista ciclabile non fa primavera (cos’è un assaggio?) e non la fa nemmeno la piazza, se non si afferma l’idea e la pratica che l’intera città deve essere ripensata per poter anche camminare ed andare in bicicletta, per “avviare una strategia di promozione della mobilità dolce alternativa al monopolio del trasporto automobilistico urbano”, come ha scritto Matteo Della Torre su “Uomoplaneraio.org” dello scorso 31 luglio, plaudendo alla diffusione (finalmente!) di piste ciclabili nella nostra città.

Allora, tutto bene? Niente affatto! Vorrei porre due questioni.

La prima che definirei la “timidezza” della sinistra. Mettiamola così: si faccia, vivaddio, questo referendum consultivo minacciato dal centrodestra, o comunque si apra una discussione, un dibattito, si avvii una consultazione con la cittadinanza; e i partiti, i movimenti, le associazioni, le forze che si richiamano al centrosinistra, all’ambientalismo, all’ecologismo vadano all’attacco, non restino in difesa sui temi di un ripensamento dell’organizzazione urbana, di un traffico decongestionato, di una mobilità sostenibile; hanno una strabiliante quantità di argomenti per affrontare questo tema ed affermare obiettivi di progresso e maggiore qualità della vita. Lasciamo ad altri i propositi populisti e plebiscitari di difendere modelli di vita che hanno distrutto i nostri centri urbani, che pensano ancora che lo sviluppo del commercio sia lasciare la macchina appena fuori dell’ingresso del negozio e che l’educazione dei figli si risolva accompagnandoli, tra un po’, con l’auto in classe…

La seconda questione riguarda un problema di partecipazione e di consenso. Penso che di norma non si possano attuare politiche di innovazione o realizzare programmi amministrativi che puntano a cambiare concezioni e comportamenti consolidati, con metodi dirigistici e decisionisti. Occorre coinvolgere il maggior numero possibile di componenti di una comunità, occorre avere la sapienza del progetto e la pazienza del dialogo, occorre valorizzare l’aspetto pedagogico dell’agire politico, senza il quale non si ottengono risultati duraturi e si lascia il campo al demagogo di turno che punta a tutelare l’interesse particolare di pochi rispetto agli interessi generali della città. Poi ci sarà sempre il tempo per far diventare vere piste ciclabili, nell’ambito di un organico piano cittadino del traffico, quelle che nella percezione di qualcuno sono delle semplici “gimcane”.

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • LOCAL
  • ABOUT
  • CONTACT