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No al Razzismo

Matteo Della Torre

In questi giorni ho letto su Facebook una vergognosa aggressione verbale xenofoba rivolta alla ministra per l’integrazione Cécile Kyenge da parte di un giovane sanferdinandese. Mi immagino questo giovane con i brufoli e il bavero alzato della sua polo nera intento a picchiettare, a tarda notte, con i polpastrelli umidicci sullo schermo untuoso del suo smartphone junk, per vomitare tutto il suo livore razzista: “Brutta puttana negra”. Una diffamazione aggravata da odio razziale, degna di un leghista militante, che denota una spaventosa pochezza intellettuale.

La cosa ancora più preoccupante dell’insulto era l’assenza di qualsiasi opposizione nei commenti successivi. Anziché essere stigmatizzata, la frase veniva condivisa e supportata con una serie di insipienti esternazioni. L’unica opinione divergente era, triste a dirlo, la mia. Se a questo aggiungiamo le recenti dichiarazioni sulla ministra Kyenge del vice-presidente del Senato Calderoli e di altri politici nazionali, ne vien fuori lo spaccato di un’Italia affetta da seri problemi di intolleranza razziale. 

Il razzismo non è un’aberrazione del passato, ma una drammatica realtà del presente che cova tra noi.

Inveire barbaramente contro una persona con un simile improperio razzista è un pericoloso regresso nella direzione della bruta inciviltà ed è foriero di ulteriori future divisioni, violenze e guerre.

Se la segregazione razziale è stata debellata in tutto il mondo come una malattia perniciosa, il percorso che l’umanità deve ancora compiere per sconfiggere la diffusa mentalità razzista è ancora lungo e tortuoso. Il razzismo va condannato come un male assoluto da combattere, perché al vertice del percorso mentale che segmenta il mondo, le culture, le razze e divide lʼumanità a fette, che spersonalizza lʼaltro, che crea parti, fazioni, steccati e muri, ed infine arriva a disumanizzare lʼuomo, non cʼé Dio, ma il suo esatto opposto, cʼè Auschwitz e i suoi forni, con il nero fumo che sale in cielo come suprema bestemmia.

L’illusione di vivere nell’Occidente “progredito” frana squallidamente di fronte a questi episodi di odio razziale, fondati per lo più sulla paura e sul rifiuto della diversità. Ma è necessario reagire al razzismo strisciante, cercando strade nuove di convivenza pacifica. Il vero e duraturo progresso dellʼumanità, nella direzione del sogno evangelico, è legato alla profonda comprensione di come siano le cose che gli uomini hanno in comune che salveranno il mondo, non le loro divergenze. Il tratto essenziale del nuovo umanesimo in cui credo è caratterizzato dalla capacità di vedere il valore di ciascun uomo, indipendentemente dal proprio credo o dal colore della sua pelle. Solo così “la specie umana abbandonerà l’età delle guerre”. (Ernesto Balducci)

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