Home»Ecologia»Il fracking si è evoluto. “Supposte” di uranio impoverito per scassare la Terra
No fracking - proteste
No fracking – proteste

“Supposte” radioattive di uranio impoverito sparate nelle viscere della Terra per frantumarla meglio. E’ l’ultimo grido in materia di fracking, la tecnica per estrarre il gas (o il petrolio) intrappolato nelle porosità delle rocce che piace tanto al presidente del Consiglio Letta. E quando si usano quelle “supposte”, nessuno sa dove va a finire l’uranio impoverito.

Solleva il problema, con tanto di citazione di un paio di brevetti riferiti a questa tecnica, Christopher Busby, segretario dell’European Committee on Radiation Risk, in un articolo pubblicato su Rt, testata russa di informazione in lingua inglese.

Si è tanto parlato di altri effetti collaterali del fracking – innesco di terremoti, consumo d’acqua, inquinamento delle falde, dispersione di metano nell’atmosfera – ma di radioattività poco o niente. E invece…

Premessa. Il fracking non può essere effettuato di nascosto, lascia segni ben visibili sul territorio e non può neanche passare inosservato l’enorme consumo di acqua. Per cui – a parte il limitato esperimento di Ribolla – continuo ad escludere che il fracking, sebbene non sia vietato dalle leggi italiane, venga praticato su larga scala in Italia.

Tuttavia già 13 anni fa, in almeno un caso, sono state usate modalità, diciamo, spinte di estrazione degli idrocarburi che nella sostanza si rifanno esattamente alla tecnica del fracking.

Il fracking consiste nell’effettuare trivellazioni ad angolo retto anzichè verticali: nel ramo orizzontale della trivellazione vengono poi create fratture a raggiera – tipo scovolino per pulire i biberon dei bambini – e si inietta acqua ad alta pressione unita a vari agenti chimici per fare uscire gli idrocarburi.

Busby intanto nota che sottoterra – le trivellazioni orizzontali del fracking si sviluppano a migliaia di metri di profondità – ci sono sostanze naturalmente radioattive che non danno fastidio a nessuno finchè non viene loro offerta una via (artificiale) per salire in superficie. Ma nota soprattutto che una volta per produrre le fratture a raggiera si usavano “proiettili” esplosivi conici a base di rame. Ma poi le cose sono cambiate.

Sono stati rilasciati due brevetti – nel 1984 e soprattutto nel 2011 alla Halliburton – relativi a “proiettili” esplosivi a base di uranio impoverito per fratturare il sottosuolo. Dove vanno a finire le particelle di uranio impoverito? Nessuno se lo è mai domandato, scrive Busby, ma sono noti gli effetti dell’uranio impoverito sulla salute umana.

Fonte: www.blogeko.it

 

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