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Bandiera della pace
Bandiera della pace

Paolo Farinella, prete

L’intenzione di papa Francesco è evangelica perché certi demoni si scacciano solo con la penitenza, il digiuno e la preghiera. La guerra è sempre un demone che nasce dalla pazzia e sfocia nella pazzia senza ritorno. Avrei preferito che avesse posto qualche condizione, del tipo: chi partecipa al digiuno non può fare scelte di guerra; i politici che vi partecipano devo impegnarsi a non vendere armi per fare cassa o semplicemente per mercato d’interesse; chi fa digiuno deve fare pubblicamente dichiarazione di rispetto della legalità sempre, senza eccezioni; chi digiuna deve sempre dire e servire la verità, ecc. ecc.
Capisco che il papa non può controllare tutto e quindi il valore del digiuno è simbolico, cioè un richiamo a tutti a «pensare» sulle scelte e forse anche un invito a fare pressione presso i propri governi.
Nel momento in cui il papa o un altro invita a digiuno «pubblico», questo e la preghiera che lo circonda non sono più «privati», gesti di una coscienza individuale, ma sono atti pubblici che si svolgono in pubblico, con la partecipazione di pubblico. A Genova il cardinale Bagnasco ha convocato la diocesi in cattedrale per le ore 19,00 e fino alle ore 23,00. Se fosse un atto privato, bastava che ognuno entrasse nella propria stanza, dove nessuno lo vede, tranne il Padre, e lì pregasse per conto proprio, anche idealmente unito a milioni forse miliardi di persone.
Quello che si celebra sabato è un «atto pubblico» a tutti gli effetti che ha incidenze pubbliche e anche personali. Io penso che sia un atto spirituale di pressione politica, senza nulla togliere al valore e all’importanza del gesto in sé. Dico che è legittimo.
La preghiera non è mai privata, perché sarebbe intimismo, ma la preghiera è sempre un atto «ecclesiale», cioè comunitario, anche quando si fa da soli. Pregare non è dire formule, ma illimpidirsi lo sguardo per essere capaci di vedere la realtà con gli occhi di Dio, aiutarsi a rispondere alla domanda: se Gesù fosse al mio posto, che cosa farebbe? Se pregare è dire un rosario, cioè meditare alcuni misteri e appagarsi, allora è preghiera vuota. Pregare è amare e lasciarsi amare e in questo contesto perdere tempo per chi si ama. A volte ho la sensazione che preghiamo come ultima spiaggia perché «non c’è altro da fare», squalificando così la preghiera come fallimento e impotenza. Pregare è impegnarsi a «cambiare testa/pensiero/modo di vedere e di scegliere».
In questo senso sono d’accordo con chi dice che la presenza strumentale di certi figuri, denigra loro stessi, anche se questi hanno la faccia di bronzo e non si denigrano affatto, ma ne sfruttano l’occasione proprio perché senza coscienza. Nello stesso tempo, voglio dirlo chiaro: chi è fuori posto sono loro che sono la negazione del digiuno in sé e specialmente del digiuno che abbia come obiettivo la Pace.
Proprio in questi giorni è «scaduto» come ordinario militare, il generale di corpo di armata, mons. Pelvi, capo dei cappellani militari che parteciperanno in massa al digiuno e alle celebrazioni col papa. Sono quelli che chiamano la guerra «missione di pace» e parlano di «carità profetica» degli eserciti, dei soldati, quelli che affermano che il servizio militare non è compreso «da coloro che esaltano la pace ad oltranza». Costoro insieme a molti partecipanti al digiuno hanno sempre fatto scelte «politiche» di guerre. Sempre. Volevo solo dire che come la Costituzione m’impone e il Vangelo mi obbliga «ripudio la guerra», ma ripudio anche loro, in quanto rappresentanti di una politica e di una religione che non mi appartengono.
Certo, pregare è un valore, un altissimo valore, ma come nei primi secoli, si allontanavano i catecumeni dalla Eucaristia perché non ancora battezzati, sarebbe stato bello e sarebbe bello se, come ha fatto a Lampedusa (dove non ha voluto Al Fano che scalpitava per essere accanto al papa e servirsene come propaganda), il papa avesse detto: Indico una giornata di digiuno riservata ai cattolici, ai cristiani, ai laici. Non sono invitati i politici, che in quanto tali, hanno le mani in pasta e nemmeno i cappellani militari, i vescovi militari in corso, in congedo o defunti perché chiunque indossa una mimetica non può pregare per la Pace, né digiunare contro la Guerra.
Tutto qui. Non una virgola di meno né di più. E’ così fuori dalla logica?

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