Home»Nonviolenza»Educazione»Altro che aule, è l’ora dell’agri asilo nido
Agri asilo
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Aule e ludoteche al chiuso, addio. La nuova tendenza per gli asili nido è a contatto con la natura perché i bambini imparino fin da piccolissimi a relazionarsi con animali domestici, con le piante e la terra, mangiando prodotti stagionali a km zero. Dagli `agrinido´, le strutture all’interno delle aziende agricole, a quelli cittadini dotati di spazi che accolgono orto, alberi da frutto e magari anche galline e conigli: è la pedagogia rurale, cioè l’approccio che porta i bambini più piccoli a vivere esperienze a stretto contatto con contesti naturali, in una fascia d’età fondamentale per la formazione della capacità cognitiva dell’individuo.  

«Gli agrinido sono asili nido a tutti gli effetti che accolgono bambini da 1 a 3 anni all’interno di un’azienda agricola che viene cogestita da imprenditori agricoli ed educatori – spiega Franco Ferroni, responsabile Agricoltura del Wwf – qui, il vitto è legato alle produzioni dell’azienda agricola e l’approccio pedagogico prevede orto, animali domestici, ambienti naturali, il contesto tipico di una fattoria. Un ambiente ricco di stimoli che dà risultati sorprendenti: i bambini che fanno questa esperienza sviluppano capacità di relazione e comprensione particolari».  

Su questo tema è al lavoro la Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università della Valle d’Aosta che punta proprio a verificare gli effetti della pedagogia rurale su bambini così piccoli. In collaborazione con l’ateno valdostano, Wwf e Inea stanno anche avviando una ricerca per censire e fare il punto sugli agrinido: ad oggi comunque la tendenza è in crescita e se ne contano almeno una decina, concentrati soprattutto in Piemonte, Lombardia e Marche, regione – quest’ultima – forte della legge regionale sull’agricoltura multifunzionale all’interno della quale un anno fa è stato avviato il progetto degli agrinido: 4 al momento quelli già istituiti e 2 in corso di approvazione. 

Tra gli agrinido marchigiani, in particolare, c’è l’Agrinido della Natura, il nido d’infanzia bioecologico all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, cogestito dal Wwf e dall’azienda agricola La Quercia della Memoria e che fa parte del Centro di educazione ambientale riconosciuto dalla Regione. Alla guida della struttura Federica Di Luca, che parte con il suo progetto per il secondo anno, con 7 bambini che al momento stanno affrontando il periodo di ambientamento con la partecipazione dei genitori (e intanto raccolgono pomodori). Ha una sua pagina Facebook su cui si possono controllare in tempo reale le attività. In Piemonte, Piemontesina è stato uno dei primi agrinido (per bambini dai 9 mesi ai 3 anni) in Italia, ed è proprio a questa struttura che la regione Marche si è ispirata per il suo progetto. Progetto importante perché, oltre al merito di far stare i bambini a contatto con la natura, «può svolgere un importante ruolo di sussidarieta’, garantendo un servizio sociale essenziale come il nido anche nelle aree rurali in cui queste strutture sono assenti, grazie al coinvolgimento delle aziende agricole. E rientra nelle strategie dell’Ue che hanno l’obiettivo di mantenere vitali le zone rurali», aggiunge Ferroni del Wwf.  

Dai parchi nazionali, alle aziende agricole , alla città. Anche qui il concetto di nido si sta evolvendo verso forme più `green´. Alle porte di Roma, in località Le Rughe «Scarabocchiado a casa di Giorgia» è il nido famiglia che rientra nel circuito dell’associazione «Scarabocchiando a casa di…» e che ha la particolarità di offrire un baby-orto, alberi da frutto e qualche animale domestico, dal coniglio alla gallina fino ai più tradizionali cani e gatti. «Nell’orto abbiamo piantato zucchine, pomodori, insalata, melanzane e tutti gli odori che possiamo utilizzare per preparare le pappe dei bambini, da zero a tre anni. Quelli di loro più grandi capiscono già che quello che mangiano viene dall’orto in cui `giocano´, quest’estate si sono divertiti molto a raccogliere le fragole per la merenda, e poi abbiamo alberi di fichi, di prugne e di albicocche», spiega Giorgia Rendo, che gestisce la struttura. Ma alimentazione a parte «i bambini si divertono un mondo a innaffiare le piante, giocare all’aperto, nell’orto, con gli alberi da frutto, con la terra e anche i genitori vivono questa possibilità come un valore aggiunto». 

Fonte: www.lastampa.it

 

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