Home»Nonviolenza»Educazione»Un’app per bambini fatta dai bambini
Un’app per bambini fatta dai bambini
Un’app per bambini fatta dai bambini

Che succede se lo staff di una delle più originali riviste per bambini su iPad, Timbuktu, incontra 25 ragazzi e li mette al lavoro intorno al tema La scuola dei sogni? Facile: nel giro di una settimana, dall’8 al 12 luglio scorsi, salta fuori un’app per tablet. “Non volevamo insegnare ai bambini quali sono i programmi per fare un’app”, racconta Elena Favilli, Ceo di Timbuktu. “Il nostro ambizioso obiettivo era quello di lavorare insieme a loro come una grande redazione: condividendo obiettivi, dividendosi i compiti, assumendosi responsabilità, sperimentando fallimenti e gioie”. 

Il Digital Summer Camp di Timbuktu alla H-Farm di Roncade, Treviso, ha dato dunque i suoi frutti: il programmino, ribattezzato Scuola Luna – i ragazzi hanno deciso che la loro suola dei sogni è proprio sul nostro satellite – sarà infatti disponibile sull’App Store alla fine di agosto. È la prima app realizzata dai bambini per i loro coetanei.

“ Tutto il team di Timbuktu ha lavorato ogni giorno dalle 9.30 alle 15.30 suddividendo i bambini in vari gruppi”, continua Favilli, che in questa avventura è affiancata dall’art director Samuele Motta, dalla musicista Elettra Bargiacchi, dalla marketing director Erica Capanni e dalla creative director Francesca Cavallo. “Ogni gruppo si è occupato di un aspetto della costruzione dell’app: design, illustrazioni, registrazione suoni, realizzazione video. La cosa fantastica è che tutto è emerso dai loro spunti e dalla loro immaginazione. L’iPad è solo l’approdo finale di un lavoro creativo in cui i bambini raccolgono gli spunti dal contesto che hanno intorno, foglie, sassi, colori, scope, erba, carta, spaghi colorati, suoni”. 

Ecco allora che è saltata fuori la stanza delle bidelle con le scope lunghe per volare, l’aula della ricreazione con una finestra con cui calarsi sulla Terra con una corda, il salotto spaziale con le sedie di gelatina e le pareti di erba spaziale (sempre per non farsi male) e una stanza in cui i rinoceronti imparano a danzare perché, giustamente, con l’assenza di gravità anche sulla Luna i rinoceronti possono essere leggiadri e gentili. E ovviamente lassù dev’esserci anche un bel parcheggio per i missili, inediti scuolabus. 

“Educare i bambini a una cultura dell’innovazione non vuol dire insegnargli a usare le nuove tecnologie, non hanno bisogno del nostro aiuto per quello: vuol dire insegnargli il gusto dei problemi impossibili, e incoraggiarli a immaginare nuovi mondi e solo allora aiutarli a capire come Google e l’iPad possono aiutarli a costruire questi nuovi mondi”. 

Fonte: www.wired.it

 

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • NONVIOLENZA
  • TECNO
  • ABOUT
  • CONTACT