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La copertina del TIME dedicata al declino delle api
La copertina del TIME dedicata al declino delle api

Maria Ferdinanda Piva

Quanto tempo… Blogeko fu fra i primissimi, e lo dico con orgoglio, a dare spazio al declino delle api che ora ha conquistato la copertina delle edizioni di Time per Europa, America ed Africa. Quanto tempo e quanta strada.

Il più vecchio post che ho rintracciato in archivio è di cinque anni e mezzo fa e dava spazio al valore – diciamo – economico dell’impollinazione effettuata dalle api: un aspetto concretissimo e reale dal quale parte anche l’articolo di Time che accompagna la storia di copertina.

Il breve brano disponibile on line per i non abbonati si conclude dicendo: in un mondo in cui fino a 100.000 specie si estinguono ogni anno, la sparizione delle api può essere il segnale che annuncia l’impoverimento complessivo del nostro pianeta. Posso dirvi come continuerei io, si parva licet componere magnis: una frase di Virgilio che – oltretutto – si riferiva proprio alle api.

Non è possibile separare il declino delle api dall’uso delle sostanze chimiche in agricoltura. Ho proprio scritto uso – impiego nei tempi e alle dosi indicate – e non abuso. Il caso degli insetticidi neonicotinoidi, il cui impiego è stato recentemente limitato dall’Ue proprio per salvare le api, è quello più conosciuto e più studiato: essi oltretutto danneggiano uccelli, farfalle e vari altri piccoli animali.

Ma i pesticidi hanno degli effetti collaterali totalmente imprevisti e imprevedibili. Sono in grado di ammazzare una rana in un’ora, l’avreste mai detto?, e i fungicidi usati in agricoltura per combattere muffe e simili sono in realtà nemici insospettabili delle api. Lo hanno scoperto praticamente per caso, nessuno lo avrebbe immaginato.

I pesticidi vengono ovviamente impiegati per difendere ed accrescere i raccolti. Invece danneggiano le api e gli insetti senza i quali non avviene l’impollinazione e senza i quali è impossibile ottenere raccolti decenti.

E’ una nemesi, una giustizia riparatrice della natura? Se volete, potete interpretarlo anche così. Io preferisco pensare che siamo ospiti di un pianeta intessuto di equilibri dai quali dipendono le risorse indispensabili alla nostra vita. E’ necessario assecondare questi equilibri, non pretendere di crearne dei nuovi: ne va della nostra stessa sopravvivenza.

Fonte: www.blogeko.it

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