Home»Ecologia»I ciclisti al Campidoglio: un progetto per creare «autostrade per bici» a Roma
Roma in bici
Roma in bici

Se i ciclisti inglesi invitano il sindaco Boris Jhonson a copiare il collega di Roma e a pedonalizzare la City, i ciclisti romani pregano Marino di seguire l’esempio del primo cittadino britannico sul fronte dei percorsi riservati alle bici. «Trenta all’ora in tutta la città. Per noi sarebbe un sogno. Nell’attesa, cominciamo a ragionare sulle strade per i ciclisti», dicono i bikers romani che nelle ultime settimana hanno discusso con il Campidoglio per il progetto di ciclabile a via Labicana, rilanciando il loro sogno di una città a misura di bicicletta.

L’ESEMPIO SUPERHIGHWAYS – E lanciano una sfida al sindaco Ignazio Marino: «Perché non pensare a una viabilità parallela per le bici come a Londra, con autostrade ciclabili e percorsi protetti?». Al sindaco ciclista spiegano che nella capitale britannica esistono ben 4 «cycle superhigways» riservate alle bici e altre 8 verranno inaugurate entro il 2015. Allo stesso modo Roma «potrebbe avere almeno 8 superstrade per ciclisti e 2 circonvallazioni per bici: una corrispondente al giro delle Mura Aureliane; l’altra, più esterna, sul tracciato dell’attuale anello ferroviario». I costi delle «ciclovie» non sarebbero ingenti. Almeno a dar retta ai comitati dei ciclisti. Marino, dal canto suo, risponde indirettamente in un’intervista a Radio Radio: sì alle ciclovie, no alle bici sui marciapiedi, più sicurezza e più percorsi protetti.

TRACCE DI VERNICE BLU – L’idea che si fa strada, è quella della bozza di progetto realizzata per #salvaiciclisti dall’architetto esperto di pianificazione urbanistica Matteo Dondè, parte di un dossier che le associazioni di amanti delle due ruote ecologiche hanno presentato poche settimane fa all’assessore alla Mobilità Guido Improta. Le superstrade per bici a Roma ricalcherebbero i tracciati delle principali strade consolari: Prenestina, Tiburtina (o Collatina), Nomentana, Salaria, Cassia, Trionfale, Laurentina, Appia Antica. «Naturalmente andrebbero escluse quelle strade divenute di grande scorrimento, come la Flaminia Nuova e l’Appia Nuova, la Portuense, l’Aurelia – spiega Paolo Bellino, alias Rotafixa, di #salvaiciclisti – per le quali andrebbero trovate soluzioni alternative su strade minori».

AL POSTO DEI PARCHEGGI – Un intervento che, seguendo l’esempio inglese, potrebbe essere realizzato con costi contenuti: basterebbe un po’ di vernice blu (o rosso mattone se si vuol seguire la tradizione cromatica italiana) per tracciare le piste su un lato della strada, «espropriando» magari una parte della carreggiata agli spazi ora dedicati alla tariffazione di sosta in fascia blu. Perchè gli studi all’estero dimostrano che i percoersi ciclabili creati su strade separate che costeggiano la carreggiata non sono piùsicuri delle corsie in strada. E perfino Berlino sta pensando di cambiare i 650 km (su mille) di percoersi ciclabili ricavati sui marciapiedi». Togliendo i parking tariffati, il Comune di Roma perderebbe un po’ di introiti ma risparmierebbe sulle spese sociali legate agli incidenti.

IL COSTO SOCIALE – Le corsie ciclabili sugli assi portanti (cardo e decumano, le consolari) andrebbero fatte dove c’è il limite standard di 50 km/h. Per evitare incidenti che, ogni anno costano alla collettività – senza contare i costi umani in termini di vittime – l’equivalente al 2% del Pil in ricoveri e cure mediche. Gli assi stradali andrebbero dunque «messi in sicurezza con attraversamenti e intersezioni rialzate, rotatorie compatte, minirotatorie, chicane e strettoie…», assicurando sempre la precedenza a pedoni e ciclisti. Altri risparmi verrebbero dal taglio delle spese di manutenzione delle strade «se si imponessero i 30 km/h in tutto il centro».

TROPPE AUTO IN CITTA’ – «In Italia per ogni 100 abitanti in media ci sono 65 automobili – scrivono i ciclisti nella premessa al progetto -. A Roma il rapporto è di 70 auto su 100 abitanti, mentre ad Amsterdam e Parigi è di 25 su 100. Il numero di veicoli a motore a Roma è di 2,8 milioni, di cui 1,8 milioni sono automobili». Ora, i ciclisti non chiedono di cacciare gli automobilisti né di costruire costose piste ciclabili ex novo, bensì di «creare le condizioni per una convivenza tra tutti gli utenti di diversi mezzi di trasporto». Perchè «vogliamo favorire la mobilità nel suo complesso, anche per chi si muove e si muoverà sempre in auto». Con una «inversione di tendenza», però: occorre «privilegiare trasporto pubblico e spostamenti a piedi e i in bicicletta». Ma come?

IL PIANO ALEMANNO E GLI ERRORI – «Dal punto di vista ingegneristico il primo e, prioritario intervento per rendere Roma non tanto più ciclabile quanto più mobile – spiega Alberto Fiorillo, portavoce di Rete Mobilità Nuova – è definire quale sarà il punto d’arrivo e una tempistica credibile. Perchè non accada più come con la giunta precedente: «Alemanno ci chiamò per 5 volte per capitalizzare la manifestazione #salvaiciclisti. Poi il consiglio comunale votò il piano ciclabili (ndr. 24 aprile 2012), ma senza dire dove avrebbero preso i soldi. Che ancora non ci sono. E tutto si fermò». Perciò «i biciplan vanno cancellati: servono solo a far pubblicità agli amministratori». Oggi i ciclisti sono più concreti: chiedono una «viabilità ordinaria con corsie dedicate, con limiti orari veri e rispettati» in un Piano della mobilità che metta insieme mezzi pubblici, itinerari ciclabili e linee di trasporto pubblico. E dicono no a nuove piste ciclabili: «Piuttosto servono corsie dedicate che davvero avrebbero costo zero».

«INCENTIVI SE LASCI L’AUTO» – Eppoi sono necessarie politiche che incentivinol’uso delle due ruote ecologiche: incentivi fiscali a chi abbandona l’auto (ma anche una tessera del car sharing gratis per un anno o due); aumento del bike sharing; sgravi ai negozi che fanno le consegne su bici cargo», spiegano dall’associazione #salvaiciclisti. Le potenziali fonti di finanziamento potrebbero venire dalle contravvenzioni elevate dalla Polizia Municipale e in particolare: A) il 10% dalla quota destinata alla ciclabilità delle sanzioni sulla sicurezza stradale; B) il 50% dalla quota destinata alla sicurezza stradale suddiviso in miglioramento della segnaletica (12,50%), controlli della polizia locale (12,50%), manutenzione delle strade e educazione stradale (25%).

RIPENSARE LE QUATTRO RUOTE – «Siamo obbligati a un ripensamento del modo di vivere l’auto: l’auto in media va piano, 7 km/h nelle ore di punta e 15 km/h nelle ore non di punta, anche se ci sono punte di velocità che poi diventano pericolose. Le bici sono molto più veloci», osserva Bellino, protagonista l’anno scorso di una sfida su percorsi urbani tra auto e bici organizzata da Corriere.it. Rallentare la velocità, in realtà, aumenterebbe i tempi di percorrenza con veicoli a motore «soltanto del 5%». Bolzano ha fatto una campagna di comunicazione che giocava sullo slogan «non sei furbo se ti sposti in auto»: «Hanno avuto come effetto una diminuzione del 5-7% degli spostamenti in auto». E nerlla City londinese oggi il 50% delle persone si muove in bici.

FLUSSI DI TRAFFICO PARALLELI – Il modello Londra che le varie associazioni di ciclisti romani propongono insieme è, naturalmente, parametrato all’Urbe: «Non stiamo parlando di Londra o di Città del Messico, all’interno del Gra Roma ha due direttrici lunghe 20 e 25 km: è un obiettivo credibile pensare che l’Urbe possa diventare città a basso tasso di motorizzazione, dove trasporto pubblico e trasporto senza motori possano soddisfare la maggior parte delle esigenze di mobilità». Eppure i ciclisti non chiedono di separare i flussi di traffico, «bensì di gestire insieme tutti, ma mettendo avanti le esigenze e la sicurezza di pedoni, ciclisti e utenti dei mezzi pubblici, pedoni che si spostano di fermata in fermata», spiega Bellino.

60 CHILOMETRI DI CICLOVIA – Il progetto delle autostrade e circonvallazioni per bici non è un gioco, insistono i ciclisti, ma un’esigenza di vivibilità: «La Germania ha stanziato fondi per un’autostrada per bici di 60 km che collegherà varie città: da Dortmund a Duisberg. Sarà larga 5 metri, sarà del tutto asfaltata in pianura, senza alcuna presenza di pendenze o curve strette, e sprovvista d’incroci. «A Roma con le ciclovie lungo le strade consolari serviranno – avverte Fiorillo – una serie di corsi sulla sicurezza stradale per automobilisti e ciclisti». Nuove regole di convivenza. «Però vorrei dare un consiglio al sindaco Marino: separi la vicenda dei Fori dalle vicende della mobilità. La creazione del più grande parco archeologico del mondo è un obiettivo importante, il vero obiettivo: come si gestiscono biglietterie e mobilità sono solo conseguenze. Non si faccia incastrare in un percorso diverso». Delle ciclovie si parlerà in altra sede anche perché i Fori pedonali (almeno quelli) sono già una vittoria acquisita per i ciclisti.

Fonte: www.corriere.it

 

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