Home»Ecologia»Car sharing, un business anche per i grossi marchi
Car sharing
Car sharing

Lorenzo Longhitano

Da abitudine di nicchia, il car sharing si sta lentamente (ma neanche troppo) trasformando in fenomeno di massa. La spinta arriva dallo smartphone: fino a pochi anni fa la scusa principale di chi snobbava il servizio era l’obbligo di fare tappa al deposito più vicino per prelevare e poi riportare la macchina dopo l’utilizzo. Adesso trovi quella più vicina a te con il gps e quando hai finito di usarla la puoi lasciare in un normale parcheggio, pronta per l’utilizzatore successivo nei paraggi. 

Come capofila europea di questa ondata di car sharing 2.0 il Corriere della Sera di oggi cita Berlino, dove le nuove adesioni ai due maggiori servizi arrivano complessivamente a quasi 1000 al giorno. Ma il sistema è già in fase di esportazione: in fondo bastano una popolazione dotata di smartphone (in Italia lo siamo, eccome) e una flotta adeguata di auto compatibili con il servizio. A quella pensano direttamente i costruttori di auto: Ford, Bmw, Mercedes, Citroen, Toyota, Volkswagen… 

La scelta di questi colossi dell’auto è contraddittoria solo in apparenza, perché il modello di mobilità che mette al centro la proprietà privata dell’auto è destinato a soccombere. Magari non nel futuro prossimo, ma neanche tanto in là da non poter iniziare a mettere un piede nella porta. L’auto diventerà un servizio più che un bene fisico da possedere, e chi è nella posizione più favorevole per trarre profitto da questa transizione sono gli stessi soggetti che rischiano di rimanerne schiacciati: i costruttori. 

Ecco perché si sono quasi tutti attivati con servizi di car sharing fatti in casa. Qualche esempio? Bmw è partita in Germania già nel 2011 in Germania con DriveNow, con il quale nel 2020 vuole arrivare a un milione di iscritti: una bella fetta di una torta che per quell’anno si prevede conterà 26 milioni di utenti. Volkswagen è in campo addirittura dal 1997. Mercedes, con Car2Go, è leader per dimensioni della flotta nel car sharing a parcheggio libero della capitale tedesca, e da ora è attiva anche in Italia, a Milano. Renault, in Francia, applica il modello a una flotta di auto elettriche con Twizy Way. 

L’anno scorso Bill Ford (ed è significativo che l’abbia fatto dal palco del Mobile World Congress 2012) osservava come il modello della proprietà privata non solo sia in crisi, ma rischi di mettere in crisi il mondo. E immaginava un’auto che tra le altre cose ti consiglia di prendere i mezzi pubblici quando è più conveniente e soprattutto una rete globale di car sharing coordinata. Ma neanche Ford è una organizzazione no profit, e infatti si è buttata proprio nelle scorse settimane nel vecchio continente con il suo programma privato Ford2Go. 

E chi può dargli torto? Secondo la stessa casa americana un 56% di intervistati in Europa si dice interessato al car sharing e, secondo Frost & Sullivan, il 40% di chi usa già macchine condivise sta pensando di vendere il modello che ha in garage. Qualcosa sta già cambiando. 

Fonte: www.wired.it

 

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • WORLD NEWS
  • ECOLOGIA
  • ABOUT
  • CONTACT