Home»Local»Piste ciclabili: il coraggio e il ronzio
Pista ciclabile a San Ferdinando di Puglia
Pista ciclabile a San Ferdinando di Puglia

Matteo Della Torre

Dopo anni di attesa finalmente ci siamo. Se una pista ciclabile “da parata” poteva essere letta come frutto del caso o di opportunismo politico, per dare una mano di verde all’azione degli amministratori locali e al contempo togliersi dalle scatole gli ecologisti rompi maroni, le altre due (via Mazzini e via Ofanto) rappresentano il primo significativo abbozzo di una rete ciclabile cittadina, che rivela una chiara e coraggiosa scelta politica: avviare a San Ferdinando di Puglia una strategia di promozione della mobilità dolce alternativa al monopolio del trasporto automobilistico urbano. In pochi mesi, la nostra città è passata dal non avere piste ciclabili ad averne tre, della lunghezza complessiva di 2.320 metri.

Questa lodevole decisione incontra il nostro plauso. E non può essere altrimenti, visto che da oltre vent’anni sulle pagine de “Il grido dei poveri”, nei progetti politici presentati ad ogni elezione amministrativa e dalle pagine di uomoplanetario.org abbiamo sostenuto la necessità di avviare politiche di ampio respiro per la promozione della ciclabilità urbana e della moderazione del traffico (leggi programma politico “San Ferdinando di Puglia Smart City” da pag. 67 a pag. 87).

Gli amministratori locali, seppure con una certa lentezza, stanno cercando di mantenere fede alle promesse fatte in campagna elettorale. Se il sindaco di Roma Ignazio Marino pedonalizza i Fori Imperiali, potrà il sindaco di San Ferdinando di Puglia Michele Lamacchia costruire tre piste ciclabili? Certo. Se si guarda all’immobilismo politico sui temi ecologici che ha caratterizzato il passato della nostra città, non possiamo che apprezzare i primi passi compiuti nella direzione di un nuovo modello trasportistico ecologico.

Ma questo nuovo scenario turba non poco i tanti mister-car e lady-car, i dipendenti dall’automobile che intasano e inquinano le nostre strade, rombando nei loro costosi veicoli spernacchianti pluriaccessoriati. Uomini e donne che si identificano con le lamiere della loro macchina e sono talmente in simbiosi con la protesi-veicolo da essere quasi indistinguibili dal loro mezzo di trasporto appena lustrato. Essi si spostano in città rigorosamente in automobile, con le ruote al posto delle gambe, il sedere incollato al sedile, le braccia fuse nel manubrio e il cervello nella testata del motore. I loro pensieri sono rachitici e prigionieri dello status quo automobilistico e hanno una libertà di movimento e una visione simili a quella del pistone nel cilindro del loro motore a scoppio.

La presenza delle piste ciclabili sulle vie del centro scombina le abitudini calcificate di chi non vuole rinunciare a portare il proprio sedere in automobile ad un metro dalla soglia di casa propria, dal negozio, dalla scuola o dalla chiesa. Già una distanza di 6 metri turba e sconvolge gli animi infrolliti da tanta mollezza mentale e fisica.

Ci auguriamo che i mugugni e le proteste della gente che avversa le biciclette e le piste ciclabili in un futuro prossimo siano percepite dai più con fastidio, come il ronzio di una mosca molesta.

Nessuno però si illuda. Da sole le piste ciclabili non bastano a creare un sistema trasportistico alternativo. Adesso attendiamo dall’amministrazione locale un impegno ulteriore: 

  1. Un Piano per la mobilità sostenibile
  2. La sottoscrizione della Carta di Bruxelles
  3. Un Piano Urbano del Traffico (PUT)
  4. Una rete di piste ciclabili sicure e confortevoli
  5. La promozione della sicurezza stradale e la moderazione del traffico, finalizzate a ridurre la velocità degli autoveicoli per prevenire gli incidenti
  6. Una campagna di comunicazione permanente sulla mobilità sostenibile
  7. Un ufficio biciclette.

In bicicletta sulle tre piste ciclabili (il test)

Inforcata la bici, ho avviato un test personale delle nuove piste ciclabili partendo dalla centralissima ciclabile di via Mazzini (450m). La pista è su corsia riservata bidirezionale a livello della sede stradale, che è a senso unico di marcia, a basso traffico automobilistico e a scorrimento lento. La visibilità della pista è buona e l’asfalto ben curato la rende piacevole da percorrere. Le intersezioni sono sufficientemente evidenziate. Il punto critico per la sicurezza è rappresentato dalla rotatoria di via Barletta che andrebbe evidenziata meglio e protetta dal traffico automobilistico con tre dossi rallentatori in cemento, come quelli presenti all’ingresso di Cerignola. Speriamo che gli amministratori leggano questi consigli e provvedano al più presto, altrimenti per l’inesperienza ciclistica dei nostri concittadini in quel punto potrebbe scapparci il morto.

Attraversata la rotatoria si accede alla pista ciclabile di via Lariano-Togliatti (820m). Questa pista ciclabile è bidirezionale in sede propria, sopraelevata e separata dalla strada da aiuole verdi alberate. Trascurando la sensazione da “Into The Wild” che si prova percorrendola, per via dei rami bassi degli alberi che vanno continuamente schivati lungo il percorso, la percezione di sicurezza è molto buona. Manca lungo tutto il percorso la linea di mezzeria. Giunto all’altezza della Chiesa del Sacro Cuore, ho notato che la segnaletica orizzontale del successivo attraversamento in rotatoria che immette in via Gramsci è completamente errata. Le righe sembrano tracciate da un operaio ubriaco.

La pista di via Gramsci (420m) è stata fatta con i piedi. Su una strada a scorrimento veloce l’unico elemento separatore della ciclabile è un misero cordolo di plastica disposto ad intermittenza come un codice Morse. Mentre la percorri avverti un forte senso di precarietà e di insicurezza, perché manca un cordolo alto in cemento e/o dei paletti dissuasori.

Girando a destra la pista si immette nell’ultimo tratto di via Ofanto (630m). Percorrerne la prima metà è stata un’esperienza sgradevole per via dell’asfalto dissestato, compensata ampiamente, nel secondo tratto con asfalto regolare, dal piacere di pedalare finalmente su una pista ciclabile in una via del centro. Al termine di via Ofanto la pista si interrompe, ma dopo un tratto non segnato (230m) si è nuovamente in via Mazzini, all’inizio del circuito.

eBook

2 Responses to "Piste ciclabili: il coraggio e il ronzio"

  1. Matteo Della Torre   2 agosto 2013 at 14:36

    Condivido pienamente. L’educazione stradale è di fondamentale importanza perché previene i problemi.

  2. Igor bolsi   1 agosto 2013 at 22:48

    Certamente il sistema delle piste ciclabili e’ migliorabile ma la vera sicurezza si fa con l’educazione stradale che non dovrebbe essere limitata alle nuove generazioni.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • LOCAL
  • ABOUT
  • CONTACT