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La piazza dei pericoli

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2 Responses to "La piazza dei pericoli"

  1. Matteo Della Torre   11 luglio 2013 at 02:44

    Gentile Paola, qui non basta il volontariato occasionale dei cittadini con scopa e paletta. Ho già distrutto un paio di scarpe per spostare i vetri più grandi ai bordi della piazza. Nella mia città l’inciviltà dilaga e le bottiglie di vetro vengono scaraventate al suolo ogni giorno. Vuole che noi cittadini ci trasformiamo in netturbini? E quelli che già esistono per cosa li paghiamo? Quella che abbiamo denunciato non è una situazione estemporanea e limitata a pochi metri… Su quella piazza non ci sono solo due vetri sparsi. L’intero pavimento della piazza è tappezzato di vetri e le fughe della pavimentazione ne sono piene. Ci vuole uno strumento professionale che aspiri il tutto. E’ necessario un servizio costante di pulizia con la spazzatrice automatica di cui il comune è dotato. Le autorità pubbliche hanno il dovere di intervenire.
    Conosco molto bene quella piazza perché, come genitore attivo, vi svolgo quotidianamente circa 2 ore di servizio gratuito di animazione sportiva e quando parlo lo faccio con cognizione dei causa. Togliere, come dice, lei con “cacciavite e chiave inglese” i resti della panchina per un cittadino comune è molto difficile, perché facendolo si lascerebbero ben otto viti appuntite che andrebbero tagliate a livello del pavimento con un flex che necessita di energia elettrica. E i manutentori del comune che cosa li paghiamo a fare? Lo stato deve fare il suo dovere perché noi cittadini paghiamo le tasse profumatamente anche per mettere in sicurezza i luoghi pubblici, soprattutto quelli frequentati dai minori.

  2. paola   9 luglio 2013 at 18:12

    Scusate, ma siete assurdi. Io personalmente non aspetterei dodici giorni per vedere una delle amichette dei miei figli cadere e farsi male sui vetri. La città è anche nostra. Dopo una ben fatta segnalazione, ed aver gridato ai quattro venti, avrei preso e li avrei tirati su. Stessa cosa per i ferri. Cacciavite e chiave inglese e via. Ma la collaborazione dove è? Lo Stato siamo noi, cavolo, e prima lo impariamo prima verremo fuori da questa mentalità da italiani del primo novecento! Scopiamo il marciapiede anche fuori dal nostro cancello, collaboriamo con i vicini, con gli amici, creiamo noi qualcosa di nuovo e di utile, facciamo, diamoci da fare. L’unica cosa da aspettare è vedere la vecchia gente con questa mentalità da derelitti estinguersi per sempre. Ma è utopia.

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