Home»Diritti umani»“Disciplina domestica cristiana”. La violenza sulle donne giustificata dalla fede
Violenza domestica
Violenza domestica

A un mese circa dall’approvazione in Senato della Convenzione di Istanbul, contro la violenza sulle donne, e in un momento in cui si parla molto di femminicidio, diventa impossibile non indignarsi di fronte a quel fenomeno che, ultimamente, sta spopolando negli Stati Uniti, trovando terreno purtroppo fertile anche in Europa e in Italia.

Si chiama DDC, Disciplina Domestica Cristiana. E’ una maniera aberrante di intendere e praticare la fede religiosa, basata sul sessismo e sull’abuso all’interno del matrimonio. Secondo le migliaia e migliaia di persone che vi credono, attraverso questa è possibile tornare alle origini, a prima, cioè, che Eva compisse il peccato originale offrendo la mela ad Adamo. La prima donna che sbagliò condannò, secondo quanto queste persone credono, tutte le donne a errare e soltanto l’intervento dell’uomo può aiutarle a ritrovare la giusta strada. Attraverso le punizioni corporali e la dominazione.

Non si trattano neanche di tecniche sadomaso, sebbene i manuali di DDC spesso e volentieri citino pratiche a sfondo chiaramente erotico: il piacere, infatti, è secondario rispetto alla necessità di “riportare all’ordine la donna” e insegnarle a comportarsi. Dunque, se alcuni volumi insegnano al marito come picchiare la moglie, impartiscono anche lezioni su come costringerla a soddisfarlo sessualmente con l’unico intento di umiliarla e sottometterla.

A ogni errore della femmina, scattano le punizioni, scelte dall’uomo, a proprio piacimento, e non vi è possibilità di ribellarsi in quanto la violenza non scaturisce, secondo loro, dal proprio compagno, bensì dalla mano stessa del Signore che intende salvarle e renderle degne del Paradiso. Inoltre, coloro che ne siano sottomesse, ringraziano per ciò che subiscono e arrivano a richiedere maggiore severità per potersi migliorare.

Navigando su internet, è possibile trovare centinaia di forum e testimonianze di persone che credono nella Disciplina Domestica come adempimento della volontà di Dio. Consigli e suggerimenti, ma anche resoconti e descrizioni dettagliate delle pratiche di punizione. Qualcuno arriva anche a richiedere un ritorno dello “ius corrigendi”, il diritto cioè di punire la propria moglie, che rimase in vigore fino al 1963. La sua abolizione, secondo una blogger dedita alla DDC, per esempio, è “un peccato” per tutte coloro che “credono fermamente nel diritto del marito di correggerle, e nel proprio dovere di essere disciplinate dall’uomo che amano e di cui si fidano.”

Fonte: www.articolotre.com

 

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