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L'ottimismo di Papa Francesco
L’ottimismo di Papa Francesco

Quindicimila fedeli per l’incontro col il pontefice nell’aula Paolo VI: “Un cristiano – ha detto Francesco – deve essere un rivoluzionario“, sottolinenado la necessità di avvicinarsi ai poveri e non essere “barboni spirituali”.

Paolo VI per aprire il convegno ecclesiale della diocesi di Roma. Il pontefice è stato accolto direttamente dal cardinale Agostino Vallini. Francesco ha voluto salutare anche i tanti fedeli che non sono riusciti ad entrare nella aula Nervi, ha baciato un bambino e ricevuto un disegno. “Viva il Papa”, hanno urlato a gran voce le tante persone.

Gli iscritti hanno sfiorato le quindicimila presenze e per chi non ha trovato posto nell’aula all’esterno sono stati allestiti dei maxi-schermi. “Un cristiano se non è rivoluzionario, non è un cristiano”. Lo ha detto papa Francesco nella catechesi di apertura del convegno. “Sono tanti i rivoluzionari nella storia – ha aggiunto il Papa parlando a braccio – ma nessuno ha avuto la forza di questa rivoluzione che ci ha portato Gesù. Una rivoluzione per cambiare la storia che cambia in profondità il cuore dell’uomo. Le rivoluzioni della storia hanno cambiato i sistemi politici ed economici ma nessuna di esse ha cambiato il cuore dell’uomo”.

La vera rivoluzione, ha sottolineato il pontefice, “quella che trasforma radicalmente la vita, l’ha compiuta Gesù Cristo con la sua resurrezione. Benedetto XVI diceva di questa rivoluzione che è ‘la più grande mutazione della storia dell’umanita”. E noi siamo rivoluzionari perché andiamo per questa strada della più grande mutazione dell’umanità”.

Il pontefice ha poi aggiunto: “Non capisco le comunità cristiane che sono chiuse in parrocchia. Uscire per annunziare il Vangelo. E’ più facile restare a casa, con quell’unica pecorella, pettinarla, carezzarla. Ma a noi cristiani il Signore ci vuole pastori e non pettinatori di pecorelle. Pastori. Noi cristiani dobbiamo uscire da noi stessi, uscire dalle nostre comunità e andare lì dove donne e uomini vivono e lavorano”, ha detto ancora.

Prima di tutto andare ai poveri”, è stato l’invito di papa Francesco. Ma oltre che essere “vicini ai poveri”, per Bergoglio “dobbiamo essere all’altezza della cultura, del dialogo con le istanze più avanzate”. 

“Questo andare verso i poveri – ha spiegato – non significa che noi dobbiamo diventare pauperisti o una sorta di barboni spirituali. Significa che dobbiamo andare verso la carne di Gesù che soffre. Ma soffre – ha aggiunto – anche la carne di coloro che non lo conoscono, anche avendo la cultura, dobbiamo andare là”.

“Dobbiamo andare verso le periferie esistenziali – ha detto ancora Bergoglio -, dalla povertà fisica e reale alla povertà intellettuale, che pure è reale”.

Al termine dell’incontro, papa Francesco ha infranto ancora il protocollo, evitando di uscire dalla porta laterale del palco e scegliendo di attraversare nuovamente la Sala Nervi, completamente gremita, per salutare i fedeli, tra cui una famiglia rom. Nella prima fila, affiancato sempre dal cardinale vicario Agostino Vallini, il Papa ha stretto la mano, uno per uno, ai vescovi ausiliari della diocesi. Prima di lasciare il palco ha anche invitato tutti a partecipare alle prossime giornate del convegno diocesano, apertosi quest’anno straordinariamente in Vaticano: “Domani sarà il secondo giorno a San Giovanni. Per favore tutti là, tutti, tutti”.

Fonte: www.repubblica.it

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