Home»Nonviolenza»Disarmo»«Bambini killer, uccidono più dei terroristi»

Elmar Burchia

La mia prima arma: martedì 30 aprile, a Burkesville, in Kentucky, Kristian Sparks, un bambino di 5 anni, ha sparato con un fucile calibro 22 che aveva ricevuto in regalo dai genitori, colpendo al petto la sorella minore Caroline, di due anni. La piccola è stata dichiarata morta dopo l’arrivo in ospedale. Domenica 24 febbraio, a Houston, in Texas, Jaiden Pratt di 4 anni, si è ucciso sparandosi un colpo nello stomaco mentre giocava con la pistola del padre. Nei primi cinque mesi del 2013, negli Usa, «i bambini hanno ucciso più americani dei terroristi». La statistica choc di Opposing Views fa riflettere.

BIMBI-TERRORISTI – L’elenco raccolto dal portale americano Opposing Views, un sito dove si dibatte di vari argomenti d’attualità come l’aborto, la pena di morte, la violenza da armi da fuoco, è lungo e atroce. Certo, ammettono gli stessi autori dell’articolo, le statistiche dei bimbi che impugnano armi e uccidono, e il paragone con i terroristi sul suolo americano, può risultare un po’ tirato per i capelli. Si tratta innanzitutto di una provocazione, che però accende gli animi. E che conferma: la battaglia anti-armi del presidente Barack Obama è lungi dall’essere vinta.

PRISM – Dal 1° gennaio di quest’anno al 9 giugno scorso – ha contato Opposing Views – sono state uccise 11 persone per mano di bambini in età prescolare, dai 3 ai 6 anni. Morti accidentali, certo. Negli attacchi esplosivi vicino al traguardo della maratona di Boston, il 15 aprile 2013, sono rimaste uccise tre persone, 281 sono stati i feriti. Con una punta d’ironia Opposing Views si chiede se il controverso programma Prism della Nsa avrebbe potuto salvare più vite se avesse sorvegliato i bambini – o i possessori di armi – anziché i presunti terroristi. In questi primi mesi dell’anno si sono registrati altri dieci casi tragici nei quali altrettanti ragazzini (anche di età inferiore a due anni) hanno impugnato un’arma e sparato, senza però uccidere. In nove casi, invece, colui che ha sparato e ucciso senza volere (un familiare, un amico o se stesso), aveva dai 7 ai 19 anni. Gli incidenti – perchè così sono stati classificati dalla polizia – non hanno fatto altro che rinnovare l’annoso dibattito, in verità più intenso negli ultimi mesi, sulla diffusione delle armi. Stavolta però mettono al centro delle polemiche pure il problema della responsabilità dei genitori nei riguardi dei propri figli.

VITTIME – La spinosa tematica era stata affrontata qualche mese fa anche da un’inchiesta della Cnn: nel 2010 sono morte complessivamente 13.186 persone in tutto il mondo a causa di attacchi terroristici, mentre solo negli Usa sono state ben 31.672 le vittime per armi da fuoco. Una settimana fa, venerdì 7 giugno, a Prescott Valley, in Arizona, un bambino di 4 anni ha trovato una pistola in casa di amici di famiglia e con l’arma ha sparato ed ucciso il padre di 35 anni, un ex membro delle forze speciali dell’esercito. Anche in questo caso si è trattato dell’ennesimo, tragico incidente.

Fonte: www.corriere.it

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